ADDIO DIRETTORE! IERI CI HA LASCIATI DOMENICO NAPOLITANO, FONDATORE DE “IL CROTONESE” 

Tanti i ricordi di un percorso appassionante, iniziato sul suo giornale

di Assunta Scorpiniti

Con grande tristezza ho appreso, nella serata di ieri, della scomparsa a 74 anni di Domenico Napolitano, fondatore e direttore de “Il Crotonese” dal 1980 al 2012. Il mio Direttore per tantissimi anni.

Sono, infatti, diventata giornalista entrando nella famiglia de “Il Crotonese” alla fine degli anni Ottanta, con un articolo sulle migrazioni (il primo che pubblicavo), che ebbe subito la prima pagina, nonostante fossi del tutto sconosciuta. Ma il racconto su un tema di cui di certo egli prevedeva i futuri sviluppi, era stato apprezzato. Avvenne lo stesso per il secondo, sulla disoccupazione giovanile e i primi esperimenti di lavoro socialmente utile.

È stato l’inizio, in un giornale che è stato la mia scuola di giornalismo e che allora estendeva le pubblicazioni fino a Rossano. Ricordo il rigore del Direttore, nel pretendere da noi non solo l’obiettività, ma anche la precisione della notizia, per cui eravamo impegnati, prima di scrivere, a verificare con cura; la scelta d’indipendenza della testata (questo mi piaceva molto), riflessa nella linea editoriale. Ma anche la fiducia che egli riponeva nei suoi redattori in primis, e poi in noi corrispondenti, riconoscendoci la capacità di documentarci e soprattutto la piena partecipazione alle vicende dei territori che raccontavamo.

Ricordo anche la schiena diritta che, con la sua guida, tenemmo contro la gestione feudale e clientelare dell’Ordine dei Giornalisti, vigente in quegli anni. Noi del “Crotonese”, e ovviamente anch’io, non eravamo figli, familiari, parenti o amici di giornalisti proni a quell’assurdo potere, che ottenevano l’iscrizione all’Ordine quasi sempre senza averne titolo.

Con il nostro Direttore eravamo invece giornalisti operativi, appassionati e soprattutto liberi, svolgendo sul campo, com’era allora la prassi, il duro itinerario formativo e di pubblicazioni.

Allora non c’erano telefonini, internet, i vari copia/incolla, ma, oltre a dare conto dei fatti, cercavamo le notizie, scrivevamo con la Olivetti, mandavamo gli articoli via fax, le foto ovviamente analogiche via posta o, se avevo urgenza, con gli studenti cariatesi negli istituti superiori di Crotone. Ma non solo. Seguivamo i consigli comunali dall’inizio alla fine, eravamo presenti sui luoghi dei fatti e degli eventi, e, per quelli di cronaca, disposti a stare ore dietro le porte delle caserme per prendere le notizie, o ad ascoltare testimoni perché anche per un articolo di trenta righe occorreva andare alla fonte…

Il giornale ci retribuiva come poteva, naturalmente, in una regione tanto difficile, ma questi passaggi ci consentivano sia di formarci, sia di richiedere l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti con una documentazione ineccepibile.

 
Ricordo il mio stupore e anche l’indignazione che provai, quando fui sottoposta a una “revisione”, da parte dell’Ordine, ovvero una sorta di ispezione su tutto il mio lavoro, subito dopo l’iscrizione avvenuta nel febbraio 1993. Il Direttore mi rassicurò dicendo che era capitato pure ad altri colleghi e mi consigliò di attenermi scrupolosamente alla richiesta di produrre in originale tutti i miei articoli (erano già tantissimi!) e i vari documenti; per preparare il tutto mi mise a diposizione gli archivi e colleghi competenti. 

Ovviamente ero in regola e fu solo un ulteriore inutile tentativo di estromettere una giornalista di una testata “scomoda” a quei poteri presunti (perché è il lettore il vero “padrone”). Di questo, io che per natura sono intollerante alle dinamiche servili, sono stata assai fiera. 

Un altro ricordo del Direttore è l’orgoglio con cui ha partecipato alla presentazione del mio primo libro, nel 2002, e poi, successivamente, come con i colleghi ha seguito l’intera mia vicenda narrativa, dando sempre grandissimo spazio alle storie che scrivevo, alle inchieste, agli esiti delle ricerche, al mio racconto di Cariati, anche quando ho preso altre strade, giornalistiche e non solo, dicendomi sempre: “Assunta, per te le pagine del giornale sono sempre aperte”. E così è stato per tutta la sua direzione. 

L’ho incontrato l’ultima volta proprio nella mia cittadina, quando venne per un premio giornalistico; ebbi, allora, l’onore di presentarlo (la foto si riferisce all’evento) e di trascorrere con lui e la sua gentilissima consorte, la signora Milena, una piacevole serata, in cui mi manifestò un grande affetto e la stima che ha sempre avuto verso coloro che, scrivendo, lavorano per i territori. 

Credo che questo rispetto e questo lato umano, uniti alla tenacia, alla competenza, alla forte passione civile, siano stati la cifra della sua statura di giornalista che ha saputo dare voce e dignità alle popolazioni di questa Calabria da sempre sofferente e abbandonata da tutti. Grazie, caro Direttore Napolitano. A.S.

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