“Abusivismo per necessità”: ovvero, legittimazione dell’illegalità

Non riesco a concepire il concetto di “abusivismo per necessità”. Non mi riferisco in modo particolare al candidato grillino alla presidenza della Regione Sicilia, anche se è lui che ha lanciato questa espressione: in realtà questo concetto è stato utilizzato, in modo più o meno ammiccante, un po’ da tutti, in passato: da chi ha costruito, in primis, riempiendo così di villette la Valle dei Templi di Agrigento, i litorali delle spiagge, i sobborghi di tante nostre città, i parchi naturali e costruendo allegramente piani aggiuntivi a case precedentemente in regola o ha modificato i progetti, ha aggiunto piscine. Ma anche dai governi e dai partiti che, per incassare qualche spicciolo e qualche voto, hanno poi condonato, legittimato e perdonato chi aveva costruito abusivamente, e incoraggiato chi progettava di farlo.

Abusivismo per necessità? Qual è la necessità di costruire in aree protette? Qual è la necessità di costruire senza permesso, tanto poi arriva il condono?

Se esistesse l’abusivismo per necessità, allora esisterebbero anche l’evasione fiscale per necessità, il bullismo per necessità, il femminicidio per necessità, la pedofilia per necessità, la corruzione per necessità e via necessitando ogni e qualsiasi forma di reato: l’evasore direbbe che ha evaso, sì, ma le tasse sono troppe e poi i servizi fanno schifo; il bullo direbbe che ha vessato, sì, il debole o il disabile, ma voleva solo scherzare, perché bisogna pur ridere ogni tanto; l’assassino direbbe che ha, sì, ammazzato la moglie, ma perché l’amava e non sopportava che lei fosse di un altro; lo stupratore di bambini direbbe che lui poverino non c’entra niente, è più forte di lui; il corrotto direbbe che tanto lo fanno tutti, e se non lui la bustarella la prenderebbe quelcun altro, e così via: ognuno spiattellerebbe la sua brava scusa e ogni reato, a questo punto, sarebbe legittimo e legittimato.

Insomma, non prendiamoci in giro da soli: l’abusivismo per necessità non esiste. Esiste, quella sì, la furbizia, di chi approfitta della comunità vuoi per costruire abusivamente, vuoi, a cose fatte, per poi legittimare l’abuso.

Il costruttore abusivo e il politico ammiccante (quale che sia lo schieramento cui appartiene) sono due facce della stessa, solita, insopportabile medaglia: quella che raffigura il solito italiano che, per dirla in napoletano, “chiagne e fotte”.

Quell’italiano che la politica, se fosse seria, dovrebbe svergognare, e non corteggiare.

Giuseppe Riccardo Festa

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