A 110  ANNI DALL’ESECUZIONE (1912) DELL’AFFRESCO DELL’ARCANGELO MICHELE SULLA VOLTA DELLA NOSTRA CATTEDRALE RICORDIAMO  L’ARTISTA NAPOLETANO  LUIGI  TAGLIALATELA, CHE NE E’ L’AUTORE

di Franco LIGUORI, storico

Nel 1912, esattamente 110 anni or sono, veniva eseguito all’interno della nostra Cattedrale, intitolata dal 1741 a San Michele Arcangelo, un importante lavoro artistico che ne aumentò il valore di edificio sacro monumentale di pregio, in stile neo-rinascimentale. Ci riferiamo all’affresco della volta raffigurante  il Trionfo di San Michele Arcangelo sul demonio, eseguito dall’artista napoletano Luigi Taglialatela, chiamato a Cariati dal vescovo dell’epoca, mons. Giovanni Scotti, vescovo della nostra Diocesi dal 1911 al 1918.

La vita e l’attività artistica di L. Taglialatela

Luigi Taglialatela è stato, ai suoi tempi, un artista affermato e molto prolifico, lavorando come decoratore, pittore, figurista e quadraturista, in diverse città della Campania e del Lazio; per un ventennio è stato anche scenografo del Teatro S. Carlo di Napoli. Sulla sua ampia attività artistica ha scritto un bel saggio Francesco Orsini nel 1923, ristampato ed arricchito con una ricca documentazione fotografica nel 2018 da Luciano Taglialatela, nipote diretto dell’artista che lavorò nella nostra Cattedrale nel 1912.

Il Taglialatela nacque a Giugliano in Campania (prov. di Napoli) il 18 ottobre del 1877 e morì nella sua città  il 7 aprile 1953.  Scrive il suo biografo Orsini che “Luigi Taglialatela uscito appena dalla puerizia non ebbe imbarazzo per scegliere la sua via da percorrere nella vita: si sentì pittore e tosto si accinse a diventarlo”..”Egli primeggiava fra i suoi compagni di studio, i quali prima ne ebbero gelosia poscia invidia e si sentivano umiliati della preferenza che i maestri gli accordavano e per fargli dispetto osavano stracciargli anche i disegni”.. Nella sua vita, per lunghi anni, andò alla ricerca del mezzo dell’espressione con cui poter trasfondere nelle sue tele le decise immagini della sua fantasia”. “Apprese, quanto in arte può essere appreso, da questo e da quello, da questa e da quella scuola, ma fu ed è, specialmente, un autodidatta” scrive ancora Orsini nel 1923. Uomo semplice e modesto, attese al suo lavoro con la serietà di un maestro antico con un impegno totale. Gli artisti suoi contemporanei più importanti erano il napoletano Domenico Morelli (1823-1901) e l’abruzzese Francesco Paolo Michetti (1851-1929)  e di questi pittori si colgono i richiami nelle sue opere.  Orsini rileva che “l’arte del Taglialatela ha subito un continuo processo di semplificazione, rientrando sempre più dall’esterno verso l’intimità dello spirito (…). Egli è risalito, con la sua arte, ai caratteri fondamentali del nostro Quattrocento: forza nella sobrietà entro un’atmosfera di grazia”. Orsini, nella sua minuta analisi dell’arte pittorica di Taglialatela, fa notare anche i richiami che in essa si avvertono dei grandi artisti della tradizione italiana, dagli splendori del Tiepolo agli effetti di luce e ombra del Caravaggio, al movimento pieno di vita del Tintoretto, concludendo che “le opere di Luigi Taglialatela hanno raggiunto il loro effetto di luci, di ombre trasparenti e colorite e sono quadri di fattura soda, dalla pennellata franca e decisa”.

L’artista e l’uomo

Le opere più note di Taglialatela sono quelle di carattere decorativo ed i ritratti ad olio. Su di esse si sofferma ampiamente Francesco Orsini nel suo saggio, segnalando opere come Il Trionfo di Costantino, La morte di Masaniello, Il Battista che predica alle turbe, dipinti di grandi dimensioni, conservati oggi in case di antiche famiglie o in chiese  di Marcianise (Caserta), di Giugliano (NA), di Torre del Greco, di S. Maria a Vico, di Nola. Volendo enumerare in rapida sintesi i lavori sparsi per la penisola, “dovuti all’ingegno duttile di Luigi Taglialatela”, Orsini cita per prima l’affresco della nostra Cattedrale, eseguito nel 1912, così chiamandolo testualmente: “grande affresco nella Chiesa del Vescovado di Cariati (Calabria) raffigurante San Michele Arcangelo seguito dalla Corte celeste che atterra i demoni”. L’elenco delle opere continua con  Il Serafico d’Assisi e la sorella Natura, nel refettorio del Convento Francescano di Paduli (Benevento), la Resurrezione di Lazzaro, nella chiesa parrocchiale di S. Maria a Vico, La Cena e l’apparizione di Gesù a S. Margherita, nella chiesa dell’Annunziata di Maddaloni e tante altre opere ancora, nelle chiese di Napoli, di Giugliano, di Caserta e di altri centri della Campania.  “Vissuto e cresciuto nella nostra terra meridionale, il Taglialatela ne sentì e ne subì la grande e feconda influenza, ne trasse la dolce armoniosità e l’amore per quella pittura sacra che illustra in molte sue tele” scrive ancora l’Orsini. Giudizio che noi  condividiamo pienamente, essendo convinti che Luigi Taglialatela merita di essere ricordato e valorizzato, perché ebbe, ai suoi tempi, una considerevole reputazione che  lo pose tra i più validi artisti meridionali del primo Novecento. Molte sue opere furono esposte a varie esposizioni estere e nazionali, riscuotendo sempre grande successo, e l’artista fu insignito di diplomi, titoli accademici, benemerenze, decorazioni onorevoli.  Nota ancora l’Orsini che “egli ha riempito di quadri le abitazioni, i circoli, i caffè di tutto il Mezzogiorno d’Italia”. Il suo biografo (Orsini) non manca  di tratteggiare anche le sue qualità umane , definendolo “un uomo sempre vigile, sempre sereno in tutte le traversie della vita, sempre con un sorriso quasi beffardo per tutte le miserie umane, e però sempre buono, sempre fraterno con quanti  a lui chiedono notizie e consigli d’arte per la quale può dirsi che vive (…) ,uomo d’ingegno vivido, ma assai modesto, franco nei suoi giudizi, quantunque sempre guardingo di non ledere i meriti altrui; di una operosità senza tregua. Potenza d’ingegno, integrità di carattere e assiduo lavoro concorsero a renderlo così degno dell’arte sua. Il Taglialatela è un nobile esempio di coscienza artistica (…). Nella sua varia e multiforme produzione conserva quella morbidezza, quella freschezza e quell’eleganza, che ne fanno un principe della tavolozza”.

Giovanni Scotti, Vescovo di Cariati (1911-1918)
Giovanni Scotti, Vescovo di Cariati (1911-1918)

La nostra Cariati dovrebbe essere orgogliosa di possedere, nel suo patrimonio artistico-religioso, un’opera di questo nobile ed importante artista meridionale del primo Novecento, grazie alla sensibilità del vescovo Giovanni Scotti (operativo a Cariati, dal 1911 al 1918)  originario dell’isola d’Ischia, che commissionò al pittore e decoratore campano l’affresco della volta della Cattedrale S. Michele Arcangelo. Chi scrive ha ricordato  L. Taglialatela nel suo libro “Cariati, la formidabile rocca dei Ruffo e degli Spinelli” (2013), alle pagine 94-95, ed ha in programma di  organizzare, come presidente  regionale della SIPBC (Società Italiana per la Protezione dei Beni culturali) un “incontro culturale” sulla sua figura di pittore-decoratore, il prossimo anno, in cui ricorre il 70° anniversario della sua morte.

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