Non c’eravamo solo noi, quei soliti vecchi romantici idealisti che chi oggi detiene il potere definisce sbrigativamente “comunisti” e, in questa specifica occasione, “antisemiti” e “pro Hamas”. C’erano anche tanti giovani, e questo mi ha confortato, perché i giovani sono il futuro e la speranza di un Paese; e se i giovani si ribellano al silenzio complice di chi detiene il potere, nei confronti dell’inqualificabile vergogna che si sta consumando sulle sponde del Mediterraneo, allora c’è una speranza che il futuro non sia, come questo presente, un pantano di imperdonabile ipocrisia.
Comunisti? Al di là del fatto che in Italia, Costituzione alla mano, non è essere comunisti che costituisce vergogna e reato, alla manifestazione di sostegno alla Global Sumud Flottilla ho visto, fianco a fianco con numerosi esponenti e simpatizzanti delle Sinistre, anche cattolici, centristi e moderati, persone che conosco personalmente e che mai si sognerebbero di alzare la destra con il pugno chiuso.
Antisemiti e pro Hamas? Da nessuno degli oratori – esponenti di associazioni, sindacalisti, studenti – che hanno preso la parola ho sentito una sola parola che giustifichi una simile accusa. Al contrario, accanto all’invocazione per la cessazione dell’assedio e del massacro a Gaza, ho sentito chiedere la libertà per gli ostaggi israeliani e, più e più volte, ho sentito invocare, accanto al riconoscimento dello Stato di Palestina, la convivenza di due popoli e due Stati.
Nonostante le minacce dei più feroci fra i ministri di Netanyahu – fanatici nazionalisti che osano dare del terrorista a chi, armato solo del proprio coraggio, si impegna per la pace – e nonostante le parole sprezzanti di chi in Italia detiene il potere, la Global Sumud Flottilla sta coraggiosamente navigando verso le coste della Striscia di Gaza col suo carico di viveri, medicinali e beni di conforto.
A suo sostegno ci sono e ci saranno, oggi, manifestazioni in tutte le piazze d’Italia. Sono sicuro che i giornali schierati con chi oggi detiene il potere irrideranno queste manifestazioni e ne sminuiranno il significato e il valore, ma non importa: quando un giorno, in futuro, la civiltà e l’umanità torneranno ad essere il metro di giudizio degli eventi, e si tornerà a guardare verso questa triste fase della storia dell’umanità, il genocidio oggi in corso a Gaza contro i Palestinesi sarà posto accanto a quello perpetrato dai conquistadores contro gli Indios, dagli statunitensi contro i Nativi Americani, dai Turchi contro gli Armeni, dagli Italiani contro gli Abissini, i Libici e gli Etiopi, dai nazisti e dai fascisti contro gli Ebrei, dai bolscevichi contro i contadini ucraini, dai Serbi contro i musulmani. Quei ministri israeliani che vanno nelle carceri per deridere i prigionieri palestinesi, e vi appendono gigantografie di Gaza distrutta, saranno paragonati a Goebbels, a Himmler, a Stalin, a Graziani.
E cosa dirà, il tribunale della Storia, di quei politici che, oggi, in Europa e in Italia, nonostante ogni evidenza continuano a sostenere il governo criminale di Netanyahu e a giustificare le nefandezze che sta perpetrando con l’ormai inconsistente motivazione dell’autodifesa? Di quanta vergogna coprirà il loro imperdonabile e opportunista silenzio?
O forse no: forse la Storia sarà scritta proprio da loro, che magari andranno a passare le vacanze nei resort di lusso che Trump farà costruire sui cadaveri dei Palestinesi e sulle macerie delle loro case; forse, dalla Storia che essi scriveranno, noi, che manifestiamo il nostro sostegno alla Global Sumud Flottilla, saremo dipinti come comunisti, antisemiti e pro Hamas, perché la Storia la scrivono i vincitori e i vincitori, stante l’ignavia e l’indifferenza delle masse, potrebbero continuare ad essere loro.
Ma c’è un altro tribunale che per noi conta di più, perfino più del tribunale della Storia, e quel tribunale risiede nella nostra coscienza; e la nostra coscienza ci dice che uccidere per fame e per sete e bombardare bambini, donne, giornalisti, medici, vecchi e uomini innocenti, inclusi quegli ostaggi che Netanyahu usa per la sua propaganda, ma dei quali ha già deciso la morte, ha un solo nome: barbarie.
Ecco perché era ed è necessario per noi, oggi, esserci, sulle piazze d’Italia, per manifestare il nostro affetto e la nostra solidarietà al Popolo Palestinese e a tutti i coraggiosi volontari che, a bordo delle navi della Global Sumud Flottilla, stanno navigando verso la martoriata Terra di Palestina.
Giuseppe Riccardo Festa
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