IL CALCIO, PERFETTA METAFORA DELL’ITALIA DI OGGI (E FORSE DI SEMPRE)

Lo sport italiano è un po’ lo specchio della società italiana. Mentre nel silenzio, lavorando assiduamente e senza risparmiarsi, gli atleti dei cosiddetti sport minori (nuoto, tennis, atletica leggera, pallavolo, scherma) ottengono successi strepitosi, lo sport più amato dalle masse, quello che riempie le pagine dei quotidiani e il bla-bla di innumerevoli reti televisive, oltre che dei bar, non sa offrire che prestazioni imbarazzanti, quando non umilianti.

I giocatori che dovrebbero rappresentare il meglio del mondo del calcio – vezzeggiati, coccolati e non da ultimo strapagati – si mostrano inetti, svogliati, atleticamente spenti, eppure continuano ad essere vezzeggiati, coccolati e strapagati pur in presenza di carenze eclatanti. Invece degli altri atleti, quelli che lavorano per davvero, ci si ricorda solo quando ottengono medaglie, e soltanto per brevi istanti; poi la pubblicistica torna a occuparsi di calciatori, di società di calcio, di valzer di allenatori. E questo nonostante gli scandali che tornano ciclicamente a mostrare quanto il mondo del calcio sia poco sportivo, nonostante l’evidente uso politico che i presidenti fanno delle squadre, nonostante i disastri finanziari che incombono sulle società.

Nel nostro strano Paese, quelli che lavorano duro e si sacrificano, che rinunciano a una vita normale inseguendo un record, magari un decimo di secondo in meno in una corsa di pochi secondi o qualche centimetro in più su un salto; quelli – quelle – che con grazia ed eleganza infinite e commoventi danzano con le clavette, un nastro, una palla; le giocatrici di pallavolo che portano la nostra Nazionale al massimo livello nel “ranking” mondiale, i tanti che dedicano davvero allo sport la loro vita, non se li sognano nemmeno gli ingaggi milionari dei calciatori e degli allenatori, che fra serie A e serie B, a occhio e croce, sono non meno di un migliaio, e che ormai da anni, quando debbono misurarsi con squadre di altri Paesi, rimediano solo figuracce. Per lo più i campioni italiani dell’atletica campano dello stipendio che gli passano i centri sportivi militari, a parte i meritatissimi premi che, attenzione, ricevono però solo di fronte a risultati di prim’ordine.

Gli sportivi veri, quelli che passano ore e ore in palestra per affinare un movimento o per guadagnare quella frazione di secondo o quel centimetro in più, mi fanno pensare ai ricercatori, ai nostri laureati che dopo anni e anni di studio e di preparazione si vedono offrire dei contratti a tempo determinato per un migliaio di euro al mese, se va bene, o se no degli stage non remunerati, e che giustamente se ne vanno a cercare – e di solito a trovare – miglior fortuna all’estero.

Gli italiani continuano a coccolare i calciatori, nonostante le loro clamorose défaillance, e a dedicare agli altri atleti, quelli veri, solo sporadici applausi, e solo quando i risultati sono clamorosi. Nessuno, per dire, parlerebbe di Jannik Sinner se – per merito suo, certo non grazie al sistema Italia – non fosse diventato il tennista numero uno del mondo. Di molti degli altri, c’è addirittura chi dice che non sono nemmeno italiani, perché non gli garba il colore della loro pelle.

L’atteggiamento degli italiani verso lo sport, come già ho accennato, non è molto diverso da quello che essi hanno anche in altri contesti, come la cultura, lo spettacolo e la politica. Nel Bel Paese non è la qualità che fa premio, non la serietà e la validità di ciò che è offerto al pubblico, ma al contrario, si direbbe, il loro contrario. Solo così si spiega il successo dei grandi fratelli e delle isole dei famosi, di cantanti che non sanno mettere in fila due note, di scrittori sgrammaticati e ignoranti, di giornalisti bugiardi ma molto chiassosi, di politici incompetenti e arroganti.

A proposito di politica, c’è un triste parallelo fra la Nazionale di calcio italiana che, dopo essere stata esclusa dal più recente campionato mondiale, ha rimediato le sue brave figuracce anche al campionato europeo attualmente in corso, e la compagine governativa in carica, che dopo aver promesso che avrebbe cambiato l’Europa, da quella stessa Europa è stata cacciata in un angolo, umiliata e ignorata.

Forse, per quanto riguarda lo sport, sarebbe ora che gli italiani cominciassero ad ammirare un po’ di più le discipline vere, quelle che meritano ammirazione e che sono meno condizionate da interessi politici e finanziari, e che sono e meno soggette del calcio ai capricci di giocatori svogliati, scadenti e inconcludenti, troppo sicuri che tanto nessuno intaccherà i loro cachet milionari, così come, per quanto riguarda la cultura, sarebbe ora che la smettessero di seguire le mode e di inseguire i premi letterari (più o meno fasulli e più o meno teleguidati) per cercare migliore qualità, e più profondi contenuti, in ciò che leggono (quando leggono).

Quanto alla politica, basta pensare allo spettacolo avvilente dei ministri che parlano a vanvera esibendo una crassa ignoranza, dei parlamentari che provocano risse in Parlamento, degli attivisti di partito che inneggiano a Hitler e Mussolini, di esponenti del mondo ebraico che si associano a partiti di dichiarate radici fasciste e poi si stupiscono scoprendo che in quei partiti c’è una base dichiaratamente antisemita; agli show di una presidente del Consiglio che, messa di fronte alle simpatie nazi-fasciste della sua base elettorale, rivelate da un’inchiesta giornalistica, si permette di parlare di “metodi di regime” per condannare l’inchiesta, dimenticando che in quanto capo del governo il regime è lei, e non l’inchiesta, e che la libera stampa ha il dovere, più che il diritto, di indagare proprio là dove si esercita il potere e non, il potere, di blandirlo e vezzeggiarlo, come con encomiabile faccia tosta fanno i vari Mario Sechi e Italo Bocchino.

L’Italia così, già ai margini del mondo culturale (cfr. la figuraccia conseguente all’esclusione di Roberto Saviano dalla Fiera di Berlino), si ritrova esclusa anche dai campionati europei, sia quello calcistico che quello politico: i calciatori e i politici in carica non sono, evidentemente, all’altezza della situazione e chi invece all’altezza della situazione lo è non ha voce in capitolo, perché così hanno voluto “gli sportivi”, per un verso, e gli elettori (e chi elettore non ha voluto esserlo) per l’altro.

Ma agli italiani, evidentemente, va bene così.

Giuseppe Riccardo Festa

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