Europei di calcio: siamo sicuri che si tratti di sport?

Dunque questa sera si giocherà la finale del campionato europeo di calcio, e la Nazionale italiana avrà l’onore di contendere il trofeo alla sua omologa britannica.

Come sempre succede in queste circostanze, l’amor patrio degli italiani, così tiepido quando si parla di cultura, di arte, di musica e di teatro, che pure hanno dato tanto lustro al nostro Paese, ha subìto un sussulto: ciò che non possono gli affreschi di Giotto, Raffaello e Michelangelo, possono i tatuaggi che campeggiano su braccia, cosce e polpacci degli inseguitori di palle. E così i tricolori garriscono al fiacco vento estivo sugli italici balconi; già si sa inoltre che, Covid19 o non Covid19, se lo scontro con la perfida Albione dovesse premiare le mediterranee pedate ci saranno caroselli, cori di giubilo, adunate oceaniche nelle piazze; mentre non si può escludere che, in caso contrario, l’ora osannato allenatore Roberto Mancini e il gruppo che ha condotto fino a Wembley saranno oggetto di critiche, invettive e recriminazioni: si fa presto, dalle nostre parti, a cadere dagli altari nella polvere.

Non che lassù, oltre le bianche scogliere di Dover, la situazione sia diversa: al contrario, i cialtroni di lingua inglese si stanno comportando in maniera uguale e contraria a quella dei cialtroni di lingua italiana: come sempre, una competizione che dovrebbe essere sportiva degenera, grazie a questi cialtroni, al livello di una lite da ballatoio fra vicini stizzosi e incivili: si riesumano frusti luoghi comuni, si rinfocolano assurdi rancori, si cercano improbabili rivincite.

Era successo già prima, durante le varie fasi del torneo: la tifo-cialtroneria italiana ha salutato con giubilo e insulti la sconfitta della Francia ad opera della Svizzera (così come la tifo-cialtroneria francese aveva accolto con disappunto e insulti la vittoria dei Maneskin all’Eurofestival), e quella britannica ha investito con insulti, buu e fischi gli avversari danesi mentre oggi rispolvera contro gli italiani i soliti stereotipi della pizza, dei mandolini, degli spaghetti e della mafia.

Beninteso, i cialtroni non appartengono solo ai ceti meno abbienti della popolazione, quale che sia la bandiera che si avvolgono intorno ai fianchi e quali che siano i colori coi quali si tingono la faccia: il premier inglese Boris Johnson non sta certo facendo una bella figura, col suo sfoggio di patriottismo pallonaro davanti a Downing Street, e dalle nostre parti desta stupore la gioia di Matteo Salvini per i successi della squadra azzurra, la stessa contro la quale ha ferocemente tifato durante i ventuno anni precedenti, quando indossava magliette con su scritto “Padania is not Italy”.

Stasera una delle due tifo-cialtronerie avrà i suoi circenses e l’altra avrà un lutto da elaborare. C’è solo da sperare che, comunque vada, non si ripetano episodi inqualificabili come l’aggressione subita a Cagliari da un rider e non ci siano rivalse, nel Paese degli sconfitti, contro i concittadini dei vincenti.

Di sicuro, comunque vada, da domani, esauriti i circenses, bisognerà tornare a preoccuparsi per i tanti che, in Italia e nel mondo, sono a corto di panem.

Lo sport, si dice, è lealtà, correttezza, amicizia e reciproco rispetto pur nella competizione. E, si dice, il calcio è uno sport. Per quanto sia incredibile, così si dice, nonostante l’evidenza.

Giuseppe Riccardo Festa

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