BORGHI E SALVINI SPUTANO CONTRO MATTARELLA, MA SPUTANO CONTROVENTO

Nel migliore dei casi soffrono di un problema genetico, il che li assolverebbe perché, poveretti, non ci possono fare niente. O altrimenti si tratta di struttura mentale, ipotesi che conduce a due ulteriori eventualità. La prima eventualità è che si tratti di una tara fisica  provocata magari da un ritardo nello sviluppo cognitivo (anossia al momento del parto? cordone ombelicale avvolto intorno al collo?) o da carenze nei circuiti cerebrali o traumi da corpo contundente in età infantile, il che ricondurrebbe a una sentenza di assoluzione per incapacità di intendere. La seconda eventualità legata a anomalie nella struttura mentale è che si tratti, più banalmente, di produzione compulsiva di fregnacce perentorie, associata a un’ignoranza tanto crassa quanto ingiustificabile.

Temo, alla luce dei trascorsi dei soggetti interessati, che quest’ultima sia l’ipotesi più attendibile.

Mi riferisco, ovviamente, alla sparata del senatore (!) Claudio Borghi, della Lega-Salvini-Premier, che ieri 2 giugno, a seguito di una normalissima affermazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella circa la sovranità dell’Europa all’interno della quale si colloca la sovranità nazionale, si è lanciato in una violenta quanto ingiustificata intemerata contro lo stesso Presidente, del quale ha addirittura chiesto le dimissioni, poiché a suo dire la sovranità nazionale dell’Italia non si tocca. Il vicepresidente del Consiglio (!!) e ministro (!!!) Matteo Salvini, leader del partito del sullodato Borghi, non ha esitato a difenderne a spada tratta l’intemerata, ripetendo appassionatamente il mantra del nazionalismo iper-patriottico cui si è convertito dopo aver abbandonato il secessionismo padano, condito come al solito degli slogan “prima l’Italia, prima gli italiani, più Italia meno Europa”.

Il Borghi, giova ricordarlo, pochi giorni fa si era fatto notare per aver depositato un disegno di legge inteso a rimuovere l’obbligo di esporre la Bandiera Europea dagli edifici pubblici.

Salvini e i suoi colonnelli, alla vigilia delle elezioni europee, insistono a parlare di Europa delle patrie, rinnegando l’idea di una patria europea, sulla scia del sovranismo miope, illogico e antistorico caro non solo a loro ma anche ai vari Orban, Le Pen, Wilders e – con toni ora forzatamente più sommessi, visto il ruolo che ricopre – anche a Meloni.

È un sovranismo miope perché evidentemente non vede la crescita  economica, politica e militare di Cina, India e Federazione Russa da un lato e il vacillare del baluardo offerto dagli USA dall’altro; e non vede che i singoli stati europei, da soli, di fronte all’assalto delle potenze emergenti e all’indebolimento degli USA hanno la capacità di resistenza di una foglia d’albero in un uragano a forza 4.

È un sovranismo illogico, anche, perché evidentemente dimentica che l’Italia da sola, priva del supporto degli altri Paesi della Comunità, affogata in un debito pubblico ormai fuori controllo, dissanguata dall’evasione fiscale, con un tasso di natalità negativo e con una produzione industriale in declino, non potrebbe sopravvivere nemmeno un giorno.

Ed è antistorico perché ignora che la logica delle patrie portò ai disastri delle due guerre mondiali e ignora che la nostra stessa Costituzione, all’articolo 11, prevede la possibilità della cessione di quote di sovranità all’Europa nel nome di una visione più ampia, generosa, nobile e intelligente del concetto stesso sia di “patria” che di “sovranità”.

Per di più, l’assalto sguaiato, volgare e ignorante di Borghi al Presidente Mattarella rischia di produrre un effetto boomerang mica da niente, tenendo conto della storia personale, della statura morale, dell’altezza culturale e della popolarità del Presidente, al cui confronto il leghista non è che un tizio che sembra aver bevuto una grappa di troppo al bar dello sport.

Insomma, se Borghi e Salvini, con questa sparata fuori luogo e di disarmante ignoranza speravano di guadagnare punti nella gara di sputi, che oramai caratterizza le campagne elettorali in questa povera Italia, hanno commesso l’errore di sputare controvento. Non a caso Salvini, oggi, colto da un soprassalto di consapevolezza, una mezza marcia indietro l’ha fatta. Borghi no, lui insiste a dire che ha ragione, forse perché il suo sguardo non sa alzarsi oltre il bancone del suo amato bar dello sport.

O forse perché, poveretto, madre natura, già alla nascita, gli ha imposto dei limiti che non gli consentono di vedere più in là del suo naso e dei suoi pregiudizi.

Giuseppe Riccardo Festa

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