Voglio raddoppiare il numero dei parlamentari.

Trovo scioccante l’adesione da parte delle compagini elettorali più disparate, da quelle dell’antipolitica fino alla destra passando per la cosiddetta sinistra radicale, nei confronti della proposta di dimezzare il numero dei parlamentari. Si tratta di una delle tante proposte populiste che tiene banco da mesi e che sembra raccogliere, nostro malgrado, anche il consenso dei cittadini, soprattutto perché non esiste nessuna forza politica con la credibilità tale da poter confutare questa malsana idea. Non posso non riferirmi specificatamente a tutta la sinistra italiana, che si dimostra ancora una volta subalterna ad idee e proposte che con i valori della sinistra (ma confido che il 90% degli iscritti e dei simpatizzanti non abbia la minima idea di quali siano tali valori) non hanno nulla a che vedere. Nella cosiddetta democrazia rappresentativa, senza entrare nel merito della stessa, a prescindere da quale legge elettorale venga adottata e specificando che la legge attuale è palesemente ripugnante, il numero dei parlamentari rappresenta quanto i territori possono essere rappresentati. Si tratta di certo solo di una possibilità, non è detto che questo accada, ma di certo più è alto il numero dei rappresentanti, più possibilità ci sono di eleggere un’espressione reale del territorio o un portavoce di un’idea specifica, di un valore, di un programma, di una singola vertenza. Più parlamentari discutono una legge, più ci sono possibilità che i disparati punti di vista presenti nella nostra gente (per fortuna) possano quanto meno essere presi in considerazione all’interno della discussione parlamentare. Ad oggi le istituzioni italiane sono già distanti anni luce dai bisogni della collettività, e soprattutto dalle fasce più deboli e numerose della popolazione. Immaginate cosa possa accadere se a decidere saranno ancora meno individui? Quale sarà il grado di pressione che potranno esercitare i poteri forti su un parlamento dimezzato? Penso alle banche, alle multinazionali, alle corporazioni. Al contrario, quale sarà il potere contrattuale di una comunità, di una provincia, di una regione o di una categoria, ancor meno influente nei confronti di questi super-mega-parlamentari? La storia recente ci indica quel che accadrà, ovvero che meno individui faranno ancora meno fatica ad accontentarsi gli uni con gli altri per prendere decisioni antipopolari a favore dei poteri forti del paese. Del resto, diminuire il numero di partecipanti ad un organo decisionale, qualunque siano livelli e competenze, per definizione significa verticalizzazione, diminuzione del potere di scelta di ogni singolo cittadino e accentramento nelle mani di pochi, quindi la negazione progressiva della partecipazione e della democrazia. Si tratta, di fatto, di una proposta reazionaria. Che un comico ed i suoi seguaci non se ne accorgano non mi stupisce. Che i reazionari ed i portantini del potere mascherati da “moderati” non lo sottolineino è prevedibile. Di tutti gli altri, questa proposta, ci restituisce la statura modestissima. Io sono per raddoppiare il numero dei parlamentari. Perché il vero punto, e guarda caso questo nessuno lo prende in considerazione, non è quanti sono, ma quanti privilegi hanno. E non mi riferisco solo agli stipendi faraonici. Dove sta scritto che per un parlamentare noi cittadini dobbiamo pagare il barbiere? Ma vi pare che ad un fruttivendolo, ad un operaio o ad un ingegnere la collettività gli paga il barbiere? Oppure i banchetti imperiali, le polizze assicurative d’oro, le auto blu, le scorte che fanno da maggiordomo. Lo sapevate, per esempio, che a Montecitorio c’è un’agenzia di viaggi che paghiamo noi, ed i parlamentari oltre al viaggio, fanno anche la raccolta punti con le varie compagnie? Per non parlare del “sommerso”, ovvero di tutto quello che si intasca direttamente o indirettamente fungendo, di fatto, da appaltatori o datori di lavoro, strutturando sistemi di clientelismo e voto di scambio. Altro che evasione fiscale. Anche in questo caso, diminuire il numero dei parlamentari sarebbe una vera e propria follia: aumenterebbe vertiginosamente il potere decisionale di un ristretto numero di politicanti e di un ristretto numero di apparati, diminuendo ulteriormente la trasparenza. Non ho nulla contro i barbieri, anzi, ma come si fa a non capire che il problema non è quanti tagli di capelli servono, ma che paghiamo nove barbieri per stare esclusivamente a disposizione dei parlamentari conferendogli la modesta cifra di 11.000 euro al mese? Seguendo questa logica becera, la prossima campagna elettorale sarà caratterizzata da una proposta di legge, affatto scontata, per dimezzare il numero dei barbieri. Il punto vero è un altro. Nel nostro paese ed ormai in quasi tutti i paesi occidentali, la volontà popolare è sistematicamente e selvaggiamente sacrificata sull’altare dei mercati finanziari e della “governabilità”. Non importa come governi, l’importante è farlo. Non importa se e chi ti ha eletto. Non importa se qualche milione di italiani ha una visione diversa, visione con cui chi governa ha il dovere di trovare un compromesso, dal momento che la nostra sarebbe ancora una repubblica parlamentare. L’importante è governare per compiacere i mercati, quindi chi detiene il debito pubblico, quindi banche, assicurazioni, multinazionali. Dimezzare il numero di chi si siede alla camera o al senato non farebbe altro che aumentare gli abusi, perché il punto non è quanti sederi ci sono, ma il velluto su cui si siedono. Chi ha il coraggio di dirlo? Più parlamentari, zero privilegi.

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