UN PONTE DI COLORI TRA LOMBARDIA E MESSICO: FRIDA KAHLO IN SCENA!

Da Seregno a Paina di Giussano, lo spettacolo di Amedeo Fusco intreccia arte, identità e il significato profondo del 25 aprile

Amedeo & Frida

Ci sono storie che non restano ferme nei libri o nelle immagini, ma cercano voce, corpo, presenza. Storie che chiedono di essere attraversate. È in questo spazio che si muove Amedeo Fusco, portando in scena Frida Kahlo non come icona immobile, ma come esperienza viva, condivisa, quasi urgente.

Il viaggio arriva in Brianza, a Seregno, dove lo spettacolo “Amedeo Fusco racconta Frida Kahlo” andrà in scena nei locali dell’Istituto di Istruzione Superiore Martino Bassi, il 23 aprile. Due momenti, scanditi dal tempo della scuola e dell’ascolto: il primo alle 9:15, il secondo alle 11:15. Un doppio incontro pensato per dialogare con le nuove generazioni, lì dove la narrazione può ancora incidere, aprire domande, lasciare segni sottili ma duraturi.

Poi, due giorni dopo, il racconto si sposta. Cambia il luogo, ma non l’intensità. A Paina di Giussano, nel Salone Polivalente di via IV Novembre, la scena si accende alle 20:45, preceduta dall’introduzione di Sonia Pampuri. Qui lo spettacolo si inserisce nel cuore simbolico del 25 aprile, trasformandosi in qualcosa che va oltre il teatro: un gesto civile, una forma di memoria.

È lo stesso Fusco a restituire il senso più autentico di questo percorso. «Mi fa piacere – confida – perché attraverso questo spettacolo continuo a condividere momenti di arte e di emozione con il pubblico». Parole semplici, ma dense, che raccontano una visione precisa: il teatro come luogo di incontro, non di distanza.
«Queste emozioni si amplificano – aggiunge – perché per la prima volta nella mia vita porterò questo spettacolo in Lombardia». Un debutto che non è solo geografico, ma anche emotivo, carico di attese e responsabilità.

Il legame con il 25 aprile non è casuale. «A Paina di Giussano si celebrerà la festa della libertà», sottolinea. E in questa cornice, la figura di Frida Kahlo acquista una forza ulteriore. «Frida donna libera»: una definizione essenziale, che diventa chiave di lettura dell’intero spettacolo.

Inserire Frida Kahlo nel racconto del 25 aprile non è un accostamento ornamentale, ma una scelta culturale precisa. L’iniziativa promossa da ANPI Giussano si muove infatti su un terreno più ampio, dove l’arte diventa strumento di memoria civile.

Come sottolineato dal presidente Federico Monti, la figura di Kahlo può essere letta come una forma di “resistenza” che supera i confini della storia politica. La sua esistenza — segnata da dolore fisico, limiti imposti e convenzioni sociali — si trasforma in un percorso di affermazione personale. Una resistenza intima, quotidiana, che amplia il significato stesso del termine.

In questo senso, l’incontro tra arte e memoria storica assume un valore non scontato. Non si tratta solo di celebrare una ricorrenza, ma di rileggerla attraverso simboli capaci di parlare al presente. Frida diventa così un ponte: tra passato e contemporaneità, tra lotta collettiva e identità individuale.

Il riconoscimento ad Amedeo Fusco si inserisce in questa prospettiva. Portare sul territorio uno spettacolo di questo tipo significa contribuire alla costruzione di una comunità più consapevole, dove la cultura non è accessoria, ma centrale. Un lavoro silenzioso, spesso lontano dai riflettori, ma essenziale.

Ecco allora che il 25 aprile smette di essere soltanto una data. Diventa uno spazio vivo, attraversato da linguaggi diversi, dove la memoria continua a trasformarsi. E a interrogare.

Nel racconto teatrale, Kahlo non è soltanto l’artista consegnata ai musei o all’immaginario popolare. È una presenza viva, contraddittoria e potente, capace di parlare ancora oggi con sorprendente attualità.

Tra Seregno e Paina di Giussano, il filo che unisce le due tappe è proprio questo: trasformare una biografia in esperienza, un racconto in relazione. Due contesti diversi — uno scolastico, l’altro pubblico e commemorativo — ma una stessa direzione: portare l’arte dentro la vita, senza filtri.

Forse è qui che il teatro trova il suo senso più pieno: quando smette di essere soltanto rappresentazione e diventa attraversamento. E in quel passaggio, tra memoria e presente, Frida continua a esistere. Non come immagine da osservare, ma come domanda da abitare.

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