TRENT’ANNI FA, L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA.

Il sol dell’avvenire tramontò nell’ indifferenza. Il Natale è quello del 1991 e nella Piazza Rossa sono pochi quelli che per l’ultima volta vedono ammainare la bandiera sovietica sul Cremlino: qualche giovane giornalista straniero, alcuni anziani che hanno alzato un po’ il gomito e quei pochi soldati obbligati a fare il picchetto quotidiano alla salma del leader della rivoluzione. Sì, quel Lenin che nel 1917 aveva dato origine a tutto. Il geniale tattico e rivoluzionario bolscevico, l’uomo che deve il nome al fiume Lena e forse per primo ipotizzò un’ Unione Sovietica  quale embrione  primordiale di una Unione Europea, disegnando da zero, anche  ideologicamente e politicamente, quel territorio e un nuovo assetto dell’ex impero degli Zar, prendendo come punto di riferimento proprio il pensiero e lo stile di vita europeo e auspicando ovunque la «vittoria di rivoluzioni proletarie».

Ma siamo ormai alle soglie del 1992 e tutto questo non c’è più. Sono improvvisamente svaniti anni di lotte, evaporati sogni e utopie. Il presunto uomo nuovo è solo un vago ricordo, proprio come le  aspirazioni, gli slanci e quei balzi in avanti che il comunismo e la rivoluzione d’ottobre avevano saputo diffondere dappertutto, partendo da una Russia zarista e praticamente ancora feudale, al resto del mondo e persino al cosmo. Ma finisce lo stesso così, senza nessuno, al momento del commiato. Triste, solitario il final del socialismo reale per citare Osvaldo Soriano.

Bastarono pochi anni, dal marzo del 1985 alla fine del 1991. E’ “l’era Gorby” quella in cui tutto si compie. E’ un classico nella storia umana: qualunque leader che si mette in testa di fare la storia, anziché capirla e interpretarla, ne viene puntualmente umiliato prima e disarcionato poi. E’ certo, infatti, che l’ultimo presidente accelerò la fine, ma appare evidente che in ogni caso l’impero sovietico sarebbe stato destinato alla sconfitta, prima o poi, lasciando spazio al tempo che viviamo oggi, quello della 3° globalizzazione.

E vediamo allora come in questi ultimi 30 anni, dalla dissoluzione dell’ Unione Sovietica, il mondo è cambiato e come probabilmente nei prossimi 30 non cambierà.

Un ingenuo e un alcolista al Cremlino – La fine del cosiddetto “Impero del male” (copyright di Ronald Reagan, nella fase apicale del suo edonismo anni ’80, parzialmente ritirato quando vi si recò in visita di Stato) è stata gestita da 2 personalità molto fragili. Uno dei due è Gorbačëv, un uomo di un’ ingenuità sconfortante, che in politica è un difetto imperdonabile, mentre l’ altro è Boris Eltsin, presidente russo all’ epoca dei fatti. Quest’ ultimo è un personaggio di una mediocrità manifesta, dedito più agli alcolici che al pensiero politico e farà di tutto per mettere i bastoni tra le ruote al rivale, quel Gorbačëv che si era convinto di fare la storia, appunto, mantenendo una forma di Unione e nel contempo salvando parte dell’ ideologia: il marxismo – leninismo. Dagli scontri e dagli accordi tra queste due figure nacque un referendum, tenutosi il 17 marzo di quel fatidico 1991, dove circa il 77% degli elettori votò a favore del mantenimento dell’ Unione Sovietica. Purtroppo ancora una volta l’ingenuità politica di Gorbačëv monopolizzò la scena, facendo sì che, pur di svolgere il referendum, si accettasse un compromesso con Eltsin. Un accordo tra i due leader che risulterà decisivo nella fine dell’ Urss, ovvero votare anche per la carica di presidente della Russia, che sarà conquistata proprio da Eltsin. E’ il virus all’ origine, che andrà a inficiare quel risultato, invero plebiscitario, dove democraticamente si voleva mantenere l’ Urss in vita, ma poi nei fatti e in pochi mesi cesserà comunque di esistere. Come detto, la storia fa da sé, non la fanno né i leader politci, né i cittadini, né le dittature, né le democrazie, né i riti elettorali, bensì le tendenze medie delle collettività. Il caso dell’ URSS non fa eccezione e anzi è una tipica prova del nove, per questo motivo oggi non esiste più da ben 3 decenni.

– 1992, una nuova era, la 3° globalizzazione – Esattamente trent’anni fa iniziò la 3° globalizzazione della storia umana. Quella che potremmo definire la “Pax statunitense”. Dopo quella romana, quando bastava controllare il solo Mediterraneo e l’ Impero divenne egemone in seguito alla sconfitta dei cartaginesi, vi fu quella britannica dell’ età vittoriana. Nei primi giorni del 1992 i “cartaginesi del Duemila” erano i sovietici e iniziò così una nuova pax, stavolta a stelle e strisce. Le diverse  globalizzazioni, da sempre, altro non sono che il controllo militare del mare ottenuto attraverso gli stretti. Non vi è nulla di inedito. Non è un caso se da quell’ anno (1992) nessuna marina militare al mondo puo’ commerciare e navigare senza il permesso degli Stati Uniti. Ed è l’epoca che stiamo vivendo, dove un’ unica potenza egemone fa e farà il bello e cattivo tempo sulle onde. Al di là di strampalati vaneggiamenti su un eventuale secolo asiatico e una altrettanto  improbabile egemonia cinese. Fantasie che non si avvereranno né nel breve, né nel medio lungo periodo.

C’è Internet nella nuova era –  Attenzione, perché i tempi si fanno importanti e le date non sono casuali. Col fatidico biennio, tra il 1991 e il 1992, infatti il nuovo e unico egemone planetario, gli Usa, puo’ persino permettersi di donare (si fa per dire, ovviamente, vedremo in seguito la ragione) all’ umanità il suo prodotto tecnologicamente più pregiato: la rete. Internet, contrariamente a quanto molti  pensano, non è nato nei primi anni ’90, ma nel lontano 1969. Si tratta dell’antenato: Arpanet. La rete è qualcosa di estremamente “fisico” e non sta nell’ aria come il polline, bensì  negli abissi marini, in quei cavi un tempo usati per il telegrafo e oggi in fibra ottica. Perché, allora, l’umanità inizia a utilizzare Internet solo nei primi anni ’90 ? Proprio perché nel biennio 1989 / 1991 crollano dapprima il muro di Berlino e poi collassa l’ Unione Sovietica, cioè il principale rivale strategico e persino ideologico degli Usa. Questi ultimi, essendo egemonici, possono finalmente “donare” al mondo intero la rete, che controllano e hanno inventato, ma che useranno e usano come il più formidabile strumento di intelligence dal basso della storia. Capovolgendo la logica stessa dello spionaggio: si spia dalla base delle società e non più i vertici. Non è certamente una concessione gratuita, infatti, perché sfruttando l’esibizionismo tipico di noi esseri umani gli apparati statali e le agenzie USA raccolgono dati, opinioni, gusti e tendenze. Un unico scopo: anticipare le mosse degli altri paesi, alleati o meno che siano.

– E i prossimi 30 anni ? – Questo è in breve quanto successo negli ultimi 3 decenni, ma tentiamo di ipotizzare cosa accadrà nei prossimi.

Senza voler scadere nella futurologia è probabile che poco cambierà nel mondo, se non per le mode, i costumi e i rapporti tra generi. Tutti cambiamenti verificatesi anche durante la guerra fredda, potremmo definirli secondari. Nel suo telaio la società rimarrà quella odierna, nel senso che ancora per molti anni l’umanità vivrà questa 3° globalizzazione e non ve ne sarà un’ altra. Non sorgerà un importante rivale strategico (la Cina) in grado di controllare almeno un mare nel globo terrestre per interdire il controllo della navigazione e del commercio agli Stati Uniti. Non succederà per vari motivi, ma i principali sono da individuare nel fatto che trent’anni sono troppo pochi per vedere un ulteriore cambio di epoca e una eventuale 4° globalizzazione, sia in condivisione tra Cina e Usa, sia dominata dal solo “Dragone cinese”. Sarebbe fantapolitica immaginarlo in pochi decenni, ma probabilmente anche nei prossimi 2 secoli. Da qui la certezza che il cosiddetto “secolo asiatico o cinese” resterà soltanto una boutade giornalistica, quasi gossip geopolitico. Se ne deduce che dopo il crollo dell’ Unione Sovietica, al di là di qualche inevitabile tensione, non ci sarà né un’ altra guerra fredda, né un’ altra egemonia diversa da quella statunitense. Insomma, i prossimi secoli saranno “Born in the Usa”, per dirla col “Boss”. Chi non è d’accordo, oppure quelle classi sociali svantaggiate da una simile organizzazione del mondo, farebbe bene a dotarsi dello strumentario corretto e delle tattiche adatte per difendersi al meglio.

MARCO TOCCAFONDI BARNI

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