TORNANO I TALEBANI, VINCONO GLI APPARATI USA.

Secondo lo stupidario politico e ideologico la caduta di Kabul, ormai saldamente in mano ai talebani e con l’ex presidente Ghani già in Uzbekistan, rappresenta una sconfitta per l’intero “Occidente” e in particolar modo per gli Stati Uniti. Si sprecano dichiarazioni bipartisan (Letta e Meloni in Italia) sulla figuraccia statunitense e occidentale. Dall’armadio del Novecento viene addirittura tirato fuori il facile, quanto demenziale, paragone col Vietnam e la Saigon del 1975.

Sono tutte sciocchezze. Parallelismi fallaci che non c’entrano nulla né con i fatti di queste ore né con la storia del ‘900. Grazie a un’ analisi seria, infatti, è facile comprendere come la narrazione di questi giorni su quel che sta succedendo in Afghanistan sia sbagliata. I talebani (quali ?) forse hanno vinto, ma sicuramente gli Stati Uniti non hanno perso.  Anzi, hanno lasciato l’impiccio ad altri stati dell’area e dopo 20 anni di guerra finanziati grazie ai soldi cinesi. La beffa delle beffe. E questa sarebbe una sconfitta ?

La questione è banale: si tratta di una decisione presa oggi, ma voluta e ponderata da tempo. Desiderata e estremamente popolare sia tra l’elettorato democratico che repubblicano. Insomma, negli USA c’è un plauso bipartisan al disinteresse per quello sciagurato paese. Cade anche il patetico e ipocrita velo di un improbabile interesse occidentale per le donne, senza o con il burka, le libertà, i diritti, la democrazia e il presunto “scontro di civiltà”. E’ del tutto logico, essendo sempre stata solo pessima propaganda buona per dei poveri stolti. Nonostante questo sia a destra che a sinistra, come dimostrano le inutili dichiarazioni di leader, giornalisti e opinionisti, si continua a parlare della brutta figura del “Occidente”. Questo accade perché siamo comunque tutti ipnotizzati da una narrazione falsa che vede, seriamente, gli Stati Uniti e i loro satelliti come dispensatori di alcuni valori in realtà inesistenti. Sto parlando di argomenti molto importanti, quali libertà, diritti umani e democrazia. Non li sottovaluto, ma sottolineo che non esistono e quindi va da sé che non si puo’ esportare ciò che non si possiede.

E allora quale è la verità, cosa sta accadendo in queste concitate ore a Kabul e in tutto l’Afghanistan ? E’ semplice, come personalmente avevo scritto in numerosi articoli, gli apparati statali, che con Biden sono trionfalmente entrati alla Casa Bianca nel gennaio scorso, stanno attuando una tattica che fa parte ormai da anni del DNA degli Stati Uniti. Vi si prevede un egemone maturo e una super potenza più intelligente rispetto a inizio millennio.

Per capire meglio le ragioni di questo voltafaccia, intendiamoci bene, deciso dagli apparati USA per motivazioni tattiche e strategiche, è necessario riavvolgere il nastro della storia e tornare alla mattina di quel tragico 11 settembre 2001. Era un bel martedì quel giorno a New York, il cielo era terso quando 19 uomini dirottarono 2 aerei per poi schiantarli contro le torri gemelle, causando quello che, ancora oggi, viene ricordato come uno dei più gravi attentati della storia. Grave sì, umanamente, per le migliaia di vittime che purtroppo causò, ma non per aver cambiato il corso della storia e il mondo che, fuor da narrazioni mediatiche e frasi fatte, infatti non sono cambiati da allora. Con un ideale rewind osserviamo la situazione in quell’ epoca ormai lontana, in quell’indimenticabile martedì di fine estate nella “Grande mela”.

1) – Dall’ 11 settembre a oggi – Alla Casa Bianca siede uno dei tanti presidenti insignificanti, lo sono sempre e per volere stesso dei padri fondatori: George Bush Jr. E’ il figlio di un altro presidente, Bush senior, ex numero 1 della CIA. Ovviamente è un repubblicano, ma questo non ha nessuna importanza, come non lo ha quasi mai la politologia. E’ invece importante dare un’ occhiata ai C.V. e analizzare le vite di chi lo circondava e consigliava. Il presidente era coadiuvato da parecchie figure che, soprattutto dopo l’ 11 settembre, si intestarono una sorta di missione: catechizzare il mondo con i valori (in realtà narrazioni) degli Stati Uniti d’ America. Democrazia, diritti umani e libertà dappertutto. Da qui la folle decisione, rivelatasi fallimentare e un po’ stramba, di intraprendere guerre per lo più ideologiche, come quella in Afghanistan. La scusa era quella di catturare Osama Bin Laden, nominato responsabile dell’ attentato alle due torri, ma che probabilmente neppure si trovava in Afghanistan. Il vero obiettivo era scaricare la tensione interna post 11 settembre. Ancor più densa di gravi conseguenze la guerra, un anno e mezzo dopo, contro l’Iraq, per regolare i conti con Saddam Hussein.

2) – Usa, da imperialisti a imperiali – L’ imperialismo è un atteggiamento che nasce da alcuni fatti, in parte inconfessabili e in parte no: anzitutto dei 19 dirottatori ben 15 erano sauditi. Da qui l’iniziale intenzione dell’amministrazione Bush di attaccare direttamente l’Arabia Saudita, nell’autunno 2001, appunto per poter scaricare la tensione interna dovuta agli attentati. Ma si decise altrimenti. Non si poteva entrare a gamba tesa in quel modo contro il principale satellite in zona. Uno stato che perfino nel nome (Saudita) svela da sempre l’appalto statunitense di un enorme territorio alla famiglia amica dei Saud. Quella amministrazione era quasi monopolizzata da alcuni ex trotskisti, passati armi e bagagli tra i neo conservatori, ma con la voglia ancora intatta di cambiare e catechizzare il mondo come in gioventù. Un’ unica eccezione alla Difesa, quel Donald Rumsfeld, scomparso di recente, che era un uomo degli apparati. Nonostante questo anche lui avvallò un atteggiamento imperialista, frutto della “sbornia” post guerra fredda. Della serie: abbiamo sconfitto l’Urss e siamo l’unica potenza nel pianeta, quindi possiamo dedicarci a portare i nostri valori (in verità solo narrazioni) ovunque.

3) – I fallimenti dell’ imperialismo che fu – Da questo atteggiamento, che all’ epoca era dunque imperialista e non ancora imperiale, portato avanti da un’ amministrazione di ex idealisti, scaturiranno dei fallimenti epocali: una guerra in Afghanistan contro ex “amici strategici”, non a caso utilizzati per anni contro il nemico sovietico, ma soprattutto l’incomprensibile guerra contro un altro ex amico. Quel Saddam tanto utile contro l’Iran e la rivoluzione Khomeinista del 1979. Un feroce tiranno al quale fu perdonato tutto tra il 1980 e il 1988. Tanto che probabilmente il dittatore iracheno pensò, forse come i generali argentini con le Malvinas, che nessuno avrebbe detto nulla se si fosse preso il piccolo Kuwait come ricompensa. Furono 2 scelte a dir poco precipitose, quasi folli, ma che a cavallo tra i due secoli dapprima fecero impantanare la superpotenza a stelle e strisce in Afghanistan, proprio come capitò anni prima all’ Urss, dopodiché finirono addirittura per eliminare un utile stato cuscinetto, l’Iraq, posto tra il nemico iraniano e il satellite in zona affidato alla famiglia Saud: l’ Arabia Saudita.

4) – Arrivano gli apparati – Due errori madornali che non potevano restare impuniti da parte degli apparati. Nel corso degli anni, infatti, queste scelte contribuiranno a far cambiare radicalmente la traiettoria dell’unica superpotenza, che da imperialista (faccio quel che voglio perché lo posso fare) si trasformerà in imperiale (faccio quello che devo fare solo se è nel mio interesse). Apparati e agenzie statali, dopo le disastrose decisioni ideologiche e ancora imperialiste prese durante i 2 mandati delle amministrazioni Bush Jr.,  pian piano torneranno ad essere protagonisti. E oggi, con figure quali la Yellen all’economia e Blinken alla strategia, sono direttamente al potere. Lo si intuisce anche da quello che sta capitando a Kabul. Dagli eventi si capisce come abbiano saldamente in mano lo scettro del potere a stelle e strisce, non lo lasceranno tanto facilmente. Gli Stati Uniti e il cosiddetto “Occidente” (quest’ultimo non è altro che una serie di paesi/satelliti sottomessi e provincia dell’ Impero, a tal proposito sono ridicoli e un po’ patetici i retroscena giornalistici che raccontano una contrarietà italiana e britannica riguardo al ritiro dall’ Afghanistan, come se davvero questi due stati potessero decidere qualcosa in seno alla NATO) non hanno quindi perso nulla, più semplicemente hanno abbandonato al suo destino una narrazione e un atteggiamento imperialistico, il retaggio di una potenza immatura. Il futuro sarà quello di passare ad un’ attitudine imperiale, che è tipica di una potenza ormai matura, con una sua logica ferrea e spietata, ma dove si ponderano bene le mosse, centellinandole. Altro che sconfitta, è solo il riposizionamento di un impero.

MARCO TOCCAFONDI BARNI

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