TAVECCHIO: LA PERSONA GIUSTA AL POSTO GIUSTO

I miei ventiquattro lettori sanno della mia scarsa se non nulla simpatia per il gioco del calcio, nel quale riesco a vedere uno strumento di arricchimento personale, materiale o politico (vedi Berlusconi, Lotito, Sensi, Ferrero e tanti altri), una fonte di potere (vedi Blatter e Moggi), una sentina di corruttele (vedi ancora Moggi e Blatter e calcio scommesse), una valvola di sfogo per folle urlanti, violente e irragionevoli, e una causa di aggressioni insensate e omicidi; tutto, insomma, salvo che uno sport.

Tuttavia non mi fa nessun piacere, ora, rilevare quanto questa mia antipatia – per un gioco che comunque resta pur sempre il più popolare del mondo -– trovi conferma, anzi, ulteriore conferma, nel più alto (si fa per dire) rappresentante del calcio nazionale.

Il Signor (si continua a fare per dire) Carlo Tavecchio aveva già fatto parlare di sé, mostrando il suo grado di nobiltà civile e sportiva, dicendo di un giocatore di colore che prima d’’arrivare in Italia “mangiava banane”: in pratica definendolo uno scimmione. Poi s’’era riferito alla parte femminile del calcio italiano definendone “banda di lesbiche” o qualcosa del genere tutte le rappresentanti.

Il gran clamore suscitato da quelle dichiarazioni gli meritò una sospensione di sei mesi dagli organi direttivi della UEFA; ma in Italia, a parte le solite, indignate quanto sterili, levate di scudi, quelle uscite non gli hanno provocato conseguenze: il personaggio gode, evidentemente, di potenti appoggi.

E così, il Signor (sempre facendo per dire) Tavecchio non si è peritato, ancora, di esprimere le sue idee su altri settori della famiglia umana: premettendo, come è di prammatica fra razzisti e omofobi, di non avere niente né contro gli uni né contro gli altri, stavolta ha pensato bene di prendersela con gli ebrei, anzi “gli ebreacci”, e i gay. Il Signor (vedi sopra) Tavecchio non è un’’eccezione. Nei bar di quart’ordine, in certi settori degli stadi, nelle sale scommesse e nei cessi pubblici, di gente che esprime siffatte opinioni se ne trova tantissima; e nessuno si sogna, quella gente, di cacciarla a pedate da tali luoghi. Ovvio, dunque, che nessuno si sogni di cacciare il (ben poco) Signor Carlo Tavecchio dalla FIGC: non c’è niente di strano visto che la FIGC, con la storia che ha alle spalle, non è poi molto diversa da quei certi bar, da quei settori degli stadi, da quelle sale scommesse.

E da quei cessi pubblici.

Giuseppe Riccardo Festa

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