■Antonio Loiacono
Sulla SP260, che attraversa Scala Coeli per poi perdersi e sparire, prima di arrivare a Terravecchia, da quasi tre settimane; la terra è crollata. La Provincia ha risposto con quattro ferri e un nastro bianco e rosso. Come sempre, la burocrazia recita: “Tranquilli, stiamo dormendo.” Siamo in Calabria, sulla SP260, a un chilometro da Scala Coeli.
Il terreno è franato da venti giorni, ma chi guida da quelle parti può stare tranquillo: la Provincia di Cosenza ha risolto tutto con quattro pezzi di ferro messi “alla meno peggio” e un nastro bianco e rosso. L’ha scritto nero su bianco l’attivista Nicola Abruzzese in una lettera che andrebbe incorniciata e appesa negli uffici di ogni assessorato alle non competenze!
Gli automobilisti la percorrono ogni giorno, questa strada tagliata a metà, e ogni giorno rischiano la pelle — ma va bene così, perché il nastro c’è, e il ferro pure. È la solita “arte povera” della pubblica amministrazione: materiali minimi, idee sottozero.
Abruzzese la chiama “gestione superficiale, inadeguata e pericolosa”. Io aggiungerei anche surreale.
Il Codice della Strada — quello con cui ti multano se hai una lampadina spenta — prevede una serie di obblighi precisi in caso di carreggiata ristretta: segnaletica di pericolo, preavvisi su entrambe le corsie, dispositivi luminosi per la notte. Qui, testuali parole dell’attivista, “tutto questo manca completamente”.
Ma tranquilli, eh. C’è il nastro.
Sembra di assistere a una performance di Kafka curata dal Dipartimento Viabilità: “Non si può aspettare che accada un incidente”, scrive Abruzzese.
Già, ma è esattamente quello che si fa. Si aspetta. Si aspetta che cada un’auto, un masso, o una testa, per poi scoprire che il giorno prima “nessuno sapeva nulla”.
E intanto si parla di “procedure”, “interventi in corso”, “monitoraggi in atto”. Le frasi prefabbricate del potere amministrativo, buone per ogni silenzio, per ogni ritardo, per ogni abbandono.
Il bello è che la legge, qui, è chiarissima. Non serve neppure un geologo, basta un minimo di buon senso. Ma è proprio quello che manca: senso, oltre che segnali.
Così un pezzo di provinciale diventa il ritratto del Paese intero: infrastrutture che cedono, istituzioni che sonnecchiano e cittadini costretti a sostituirsi allo Stato — con una lettera, un appello, una denuncia.
“Nei prossimi giorni segnalerò la gravità della situazione al Presidente della Provincia, al Prefetto e alla Polizia Stradale”, scrive Abruzzese.
Scala Coeli non ha bisogno di miracoli: basterebbe un guardrail, qualche segnale, un po’ di rispetto. Invece resta lì, come un monito geologico: il Paese che frana è lo stesso che si fotografa accanto al nastro e al ferro, convinto di aver risolto tutto.
Nel frattempo, se guidi su quella tratta, ricordati: la prudenza è d’obbligo, le protezioni facoltative e la decenza… in frana permanente!
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