SAN MORELLO ISOLATA E DIMENTICATA: LA FRANA RESTA, LA RABBIA CRESCE!

“Viviamo come sequestrati, nessuno ci ascolta!”

San Morello - La frana in via Motta della Chiesa

Antonio Loiacono

Una zona interdetta da sei mesi, detriti che ancora ingombrano la sede stradale, transenne che delimitano più l’abbandono che la sicurezza. È questo il triste scenario che si presenta oggi a San Morello, frazione di Scala Coeli, all’altezza di via Motta della Chiesa, dove il tempo si è fermato al 20 gennaio 2025, data dell’ordinanza n. 04 del sindaco che precludeva il transito veicolare e pedonale a causa del crollo di un costone roccioso.

Da allora, non si è più mossa foglia. La situazione, segnalata come “gravemente pericolosa” nel verbale tecnico firmato dall’ingegnere comunale e dal comandante della Polizia Locale, è rimasta tale e quale: detriti, frammenti rocciosi e parti del costone franate continuano a ostruire la strada, rendendo problematico l’accesso ad alcune abitazioni e al centro storico.

Abbiamo parlato con un residente della zona, che ci ha raccontato la frustrazione crescente tra i cittadini.

“Il giorno della frana abbiamo sentito un boato assordante. I massi hanno invaso la strada come proiettili. Per fortuna nessuno è rimasto ferito, ma da allora è come se fossimo invisibili”, racconta. “Gli uffici comunali sono venuti a fare un sopralluogo, hanno messo qualche nastro rosso, della rete ormai divelta ma da allora il nulla. Viviamo come sequestrati, circondati dal silenzio delle istituzioni”.

“La situazione è critica! -dicono i residenti- Al momento c’è solo una rete paramassi, tra l’altro danneggiata e non sono state effettuate opere di consolidamento. Ogni evento meteorologico estremo potrebbe provocare nuovi crolli.”

E mentre la pubblica amministrazione tace, i cittadini iniziano a farsi sentire. Proprio in queste ore si sta raccogliendo un documento sottoscritto dai residenti e villeggianti, per sollecitare un intervento immediato da parte delle istituzioni competenti. Il tono del testo è chiaro, determinato, e per molti versi comprensibilmente esasperato:

“Comunichiamo con tale documento pubblico la grave situazione di pericolo e disagio presente in Via Motta della Chiesa, dove da molti mesi nessun ente pubblico è intervenuto a rimuovere la frana che impedisce il passaggio verso abitazioni e centro storico. La situazione nei mesi di luglio/agosto diventa e diventerà ancora più pericolosa e più disagevole, per il gran numero di turisti e migranti che visitano il paese o tornano anche nelle loro case situate nella zona colpita dalla frana.”

A preoccupare, oltre al degrado e all’abbandono, è il rischio reale per l’incolumità pubblica, più volte sottolineato nei documenti ufficiali ma, di fatto, non ancora fronteggiato da alcun intervento di messa in sicurezza o rimozione dei detriti.

E così, in piena stagione estiva, chi è rientrato per le ferie a San Morello si è trovato di fronte a una situazione stagnante, senza neppure un minimo segnale di intervento. Le testimonianze raccolte parlano di disagio quotidiano, percorsi alternativi pericolosi, senso di abbandono e, soprattutto, di “disagio morale crescente” da parte di chi sperava, quantomeno, in una bonifica provvisoria o in un monitoraggio attivo dell’area.

La rabbia monta. La delusione pure. Perché da un lato c’è un’ordinanza urgente che fotografa correttamente una condizione di emergenza; dall’altro c’è l’inerzia assoluta nel tradurla in azioni concrete. Un torpore amministrativo che ha lasciato San Morello in uno stato di isolamento inaccettabile.

Il documento attualmente in fase di firma avverte inoltre che, in assenza di risposte rapide, seguirà una formale richiesta di risarcimento danni da parte di residenti e villeggianti, a causa dei disagi materiali ed economici subiti per l’impossibilità di accedere liberamente alle proprie abitazioni o alla zona storica del paese.

In conclusione, i cittadini non chiedono miracoli, ma un gesto minimo di responsabilità, un atto concreto che dia seguito a quanto già verbalizzato e ordinato. Un paese non può permettersi di restare prigioniero di una frana per mesi, tanto più se quella frana non è solo fisica, ma anche simbolo di una paralisi amministrativa che ha superato ogni soglia di accettabilità.

Oggi, San Morello è l’emblema di molte criticità italiane legate al dissesto idrogeologico: problemi noti, fondi disponibili, ma burocrazia paralizzante. Tra due mesi ritornerà l’autunno e con esso il rischio di nuove piogge, nuove frane e nuovi silenzi!

 

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