Questa sera al porto di Cariati, sbarca, un barcone di disperati.

Sono, di nazionalità palestinese pakistana, curda, siriana, egiziana, tutti ragazzi, 20 minori e, sembra, nessuna donna. Il barcone dei disperati, scortato dalle motovedette della Guardia Costiera e della Finanza attracca al molo centrale del porto cariatese. Sulla banchina uomini della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Guardia costiera. Sono pronte le ambulanze con medici ed infermieri, pronti a dare le prime cure a questa umanità perduta. Non si sa ancora da quanto tempo fossero in viaggio su quel natante disfatto che sembra cadere giù da un momento all’altro. La zona è off limits anche per la stampa o, meglio, per la carta stampata e le televisioni private, perché a farla da padrona, ancora una volta, è la Rai, che gode di uno speciale lasciapassare, mentre ai poveri cronisti non resta altro, come sempre, che ricorrere ai più disperati sotterfugi per informare compiutamente i lettori: la solita vergogna. Dalla nostra postazione si sente qualcuno che intima ai clandestini di rimanere seduti sull’imbarcazione. “Sit down. Sit down!”. Ma i poveracci, in mare da chissà quanti giorni, hanno solo voglia di sgranchirsi le gambe. Comincia la prima, sommaria conta, condotta nella confusione più totale e senza il minimo coordinamento. Solo il personale medico e paramedico dà il senso dell’organizzazione: chi appare evidentemente provato viene condotto al punto di primo intervento dell’ex ospedale del luogo. Fortunatamente si tratta di qualche contusione, casi di disidratazione ed ipotermia. Quelli che presentano problemi più seri sono trasportati ai nosocomi di Rossano, Corigliano e Trebisacce. I medici allestiscono presso un locale messo a disposizione dalla Lega Navale una sala di primo interventi, ove i disperati della terra sono visitati e rifocillati. Dal poco che abbiamo potuto apprendere con incredibile fatica ed ostacolati in ogni modo dalle forze dell’ordine, il barcone sarebbe stato avvistato nel tardo pomeriggio al largo della costa tra Corigliano e Rossano. Qualcuno, notando quella strana imbarcazione stracolma di esseri umani, avvisa il 112 che immediatamente coinvolge la Guardia Costierala la quale dispone l’uscita in mare di tre motovedette coadiuvate da un mezzo aereo, un elicottero e due unità navali della Guardia di Finanza. Gli uomini della Guardia Costiera riescono finanche a salvare un clandestino che era caduto in acqua. La voce circola immediatamente in città, e così nell’area portuale si forma un’incredibile calca di persone. Intanto si mobilita anche la Protezione Civile comunale, con in testa il sindaco, che provvede ai primi e più elementari bisogni di quella povera gente. Accorre il sacerdote Don Mosè Cariati che attiva immediatamente la Caritas diocesana, ed è subito una gara di solidarietà umana e terrena. Negli occhi persi di quei giovani non c’è angoscia, ma solo speranza e tanta, tanta stanchezza: a modo loro ce l’hanno fatta a raggiungere il paradiso perduto del Bel Paese. Qualcuno di loro, forse intimorito dalle tante divise, tenta la fuga, ma desiste: in fondo, almeno questa notte dormirà senza la paura del mare e potrà sfamarsi. Ora si attendono le decisioni delle autorità competenti, ma sembra che nella giornata di oggi i clandestini potrebbero essere trasferiti presso il Centro di prima accoglienza di Crotone da dove, probabilmente, saranno rimpatriati.

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