Qualcuno spieghi a Salvini dove sta il (Qui)rinale

Una cosa è sicura: i cosiddetti leader dei partiti più rappresentati in Parlamento – M5S, PD e Lega – non sono in grado di controllare i loro parlamentari. È un dato di fatto lampante e chiarissimo. Chiarissimo, lampante ed evidente per tutti; per tutti meno che per uno, Matteo Salvini. Matteo Salvini il quale si ostina a sognare di imporre al Parlamento, con i numeri che non ha, l’elezione di un presidente della Repubblica “suo”, un rappresentante di quella destra politica che, chissà per quale motivo, continua a premettere la parola “centro” alla propria definizione di area.

Così, mentre astutamente Letta per il PD e Conte per il M5S, per non ricevere coltellate alla schiena, alla prima “chiama” di oggi hanno dato disposizione ai loro (presunti) amici di astenersi dal voto, lui ha alzato al cielo la spada di Alberto da Giussano ed ha gridato “All’assalto!”, per scoprire che i franchi tiratori non esistono solo a sinistra e fare, come presunto leader della destra italiana, una ben magra figura.

Le cantonate di Matteo Salvini sono oramai leggendarie e sfociano nel mito: previde la vittoria di Trump alle ultime presidenziali USA, quella di Kast in Cile e l’en-plein per la sua parte alle ultime amministrative in Italia, per non parlare della mitica sfiducia al primo governo Conte, quando era convinto che si sarebbe andati al voto e che lo avrebbe stravinto ottenendo – ricordate? – “i pieni poteri”; ultimamente, poi, ogni volta che ha fatto un nome per il colle più alto di Roma (da Berlusconi in giù), ha rimediato solo cortesi “no” e conferme spietate di un dato di fatto innegabile: nessuna delle due aree politiche, da sola, è in grado di imporre un candidato di suo esclusivo gradimento, la sua non più di quelle del fronte opposto.

Non ne azzecca una, poveretto; al punto che, pur non essendo superstizioso, io non tanto a lui quanto ai suoi seguaci il suggerimento di mettersi in tasca qualche amuleto, da sfregare quando da lui si sente augurare “buongiorno”, non me la sento di negarglielo.

L’area di centro-sinistra per il momento sta a guardare, probabilmente godendosi il logorio cui Salvini, non so se per masochismo o per difficoltà con l’aritmetica, si sta sottoponendo da solo; ma è l’intera classe politica italiana che continua a dare un pessimo spettacolo, continuando a ragionare per schemi di piccolo cabotaggio, di tattica miope e meschina, mentre tutto intorno fra pandemia, finanziamenti europei e rischi di guerra il mondo mette in evidenza quanto sia necessario che la guida del Paese sia forte, coesa, autorevole e quanto più possibile condivisa.

Speriamo che Salvini la smetta di sognare improbabili scenari da balcone di piazza di Spagna e si arrenda all’evidenza dei fatti: il presidente della Repubblica non deve essere né suo, né di Letta né di Conte: deve essere degli italiani.

Perciò, quanto prima impara a prendere bene la mira tanto meglio sarà per tutti. Non possiamo mica aspettare che si decida, una buona volta, a smettere di fare la pipì fuori dal vasino.

Giuseppe Riccardo Festa.

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