PROTESTE STUDENTI, APPELLO DI OTTO TORRI

PROTESTE STUDENTI, APPELLO DI OTTO TORRI I PADRI HANNO RUBATO AI FIGLI NELLE PIAZZE SI CHIEDA UN DECENNIO DI TAGLI ROSSANO (CS), Mercoledì 22 Dicembre 2010 – A poche ore dalla grande manifestazione studentesca in programma stamani a Roma, opinione pubblica e media dibattono (da diversi giorni ormai) sul senso della protesta esplosa nelle ultime settimane. Si tratta del tradizionale autunno dedicato alle occupazioni ed ai cortei, o siamo di fronte ad una nuova stagione di violenza giovanile come quella che ha caratterizzato gli “anni di piombo” del 1979? Otto Torri sullo Jonio, per formazione e cultura politica, vive con un certo fastidio la retorica che accompagna momenti di protesta e di espressione delle idee che potrebbero trovare maggiore presa nella vita politica di questo Paese. E’ per questo che, ribadendo quel ruolo di think tank laico e propositivo che orgogliosamente portiamo avanti da ben oltre un decennio in Calabria, ci sentiamo di rivolgere, all’attenzione dei tanti giovani che vivono in questi giorni momenti di eccezionale partecipazione emotiva ed intellettuale, l’invito a non disperdere energie ed idee in una protesta fine a se stessa ma di concentrare gli sforzi su alcuni punti che, a nostro modo di vedere, stanno al centro del crescente senso di sfiducia e precarietà che attanaglia la generazione dei venti-trentenni di oggi. La Banca d’Italia, soltanto qualche giorno fa, ha reso noto i dati di uno studio sul sistema pensionistico per cui, nel 2040, ciascun lavoratore avrà una pensione pari al 52% del livello di retribuzione. In altre parole, il sistema pensionistico ha accumulato talmente tanti debiti che per ogni 100 euro di contributo versato dai giovani lavoratori oggi, lo Stato ne restituirà domani soltanto 52 euro come pensione. – Ma che senso ha, qualcuno si domanderà, parlare di pensioni a chi oggi ancora non ha un lavoro? Perché è ora che noi giovani iniziamo ad esaminare la situazione italiana sulla base di un paradigma molto semplice, quello del vil denaro. Visto che l’attuale classe dirigente da anni vive di mistificazioni e slogan edulcorati, è ora che i giovani che stanno scendendo in piazza inizino a farsi qualche conto in tasca. E per farlo, credo sia di grosso aiuto andare a rileggere un articolo pubblicato da Mario ADINOLFI per The Week (www.thedailyweek.it) dal titolo “La grande rapina”. “Chi è nato dopo il 1 gennaio 1970 – scrive ADINOLFI – è fregato. E’ stato fregato. E’ stato rapinato. Gli è stato scippato il presente insieme al futuro. Come? Con tre armi: il debito pubblico, le politiche salariali, le riforme previdenziali. Premendo il grilletto di queste tre pistole addosso non ai giovani, attenzione, ma a metà del paese (gli italiani nati dopo il 1 gennaio 1970 sono oltre ventotto milioni di italiani) l’altra metà ha scaricato addosso i proiettili del costo sociale del proprio benessere. Fuor di metafora: per costruire risparmio privato e alimentare una spesa pubblica folle, ha costruito uno stock di debito pubblico smisurato, zavorra per qualsiasi ipotesi di investimento produttivo; per tenere alti i livelli salariali dei già tutelati, ha abbassato i livelli salariali di ingresso e i meccanismi di crescita dello stipendio per i neoassunti; per continuare a pagare trattamenti di quiescenza senza pari al mondo per quantità e età pensionabile, ha tolto ogni ipotesi umanamente accettabile di tutela previdenziale alle mezza Italia degli under 40. Tutto questo, lo ripetiamo, è stato fatto scientificamente, con costanza, nel tempo, in piena lucidità, sapendo bene a chi si stava rubando e perché lo si faceva. I padri, per stare bene loro, hanno depredato i loro figli.” Ci pare un’analisi senza mezzi termini, che mette in luce, i punti nodali dell’attuale stato di precariato e marginalizzazione cui siamo condannati noi 20, 30 e 40enni di oggi. Cui non resta altro che la magra consolazione di sperare di aver un padre, una zia, o dei nonni, che gli vogliano bene, lo tengano a cuore e lo assistano, per comprargli la macchina, poi la casa, tenergli i figli ed infine dargli una mano ad arrivare a fine mese o a pagare qualche extra. L’appello che lanciamo come Otto Torri sullo Jonio ai tanti giovani studenti e non che stamani scendono in piazza è quello di chiedere con forza una rendicontazione chiara e precisa di riduzione del debito pubblico, dei salari e delle pensioni attualmente percepite. Chiediamo con forza un decennio di tagli agli sprechi per risanare la finanza pubblica e restituire ai giovani il proprio futuro.

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