Perché non istituire una Banca del Tempo?

Ogni prestazione scambiata viene valutata in "tempo" ed ha valore uguale indipendentemente dal tipo di prestazione prestata

In un piccolo Comune, quanto Cariati, come ci siamo detti in questi giorni deve sentirsi forte l’esigenza di rafforzare il senso di comunità.

Pertanto, si rileva fondamentale “darsi una mano“, ricreando i rapporti di buon vicinato, sviluppando le relazioni tra le persone, migliorando, altresì, la qualità della vita e l’utilizzo del proprio tempo.

La BdT, cioè la banca del tempo, è un costante e valido aiuto per alimentare tale indirizzo nell’ambito del perimetro urbano. Lo scopo, quindi, è quello di attivare una rete di solidarietà fondata sullo scambio alla pari di prestazioni che soddisfino bisogni legati alla vita quotidiana, come nessun servizio pubblico può fare, promuovendo aiuto reciproco e rapporti di buon vicinato.

Ogni prestazione scambiata viene valutata in “tempo” ed ha valore uguale indipendentemente dal tipo di prestazione prestata. La BdT dà la possibilità alle persone di conoscersi e di creare una rete di amicizie, attraverso lo scambio di idee, momenti di incontro e interessi comuni.

Ogni partecipante comunica le singole disponibilità a scambiare prestazioni con gli altri aderenti. Varie possono essere le attività oggetto di scambio.

La futura Amministrazione comunale potrebbe diventare il soggetto proponente del regolamento della banca del tempo. Un progetto finalizzato a realizzare “una banca del tempo al servizio dei cittadini“.

Infine, si potrebbero prendere contatti anche con altre realtà operanti localmente, al fine di tessere una rete sempre più ampia tra le varie banche del tempo dell’area e, nel contempo, favorire la nascita di un coordinamento delle banche del tempo locali.

Ciò rappresenta un incentivo affinché tutti i cittadini si abituino a considerare la P.A. un interlocutore stabile in caso di necessità. Far riemergere una cultura di reciprocità, basata sullo scambio e sul riconoscimento del bisogno, incrementando quei rapporti di “buon vicinato“, un tempo fondamento di grande solidarietà.

Nicola Campoli

 

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