OCCIDENTI, GIU’ LE MASCHERE

di Marco Toccafondi Barni

– Esistono gli “Occidenti”, non l’Occidente. E’ infatti evidente a chiunque che l’Occidente, inteso come mescolanza di narrazioni e propaganda, è il soft power di un impero come un altro. Nel nostro caso quello Usa, mentre gli “Occidenti” sono le numerose province sparse per il globo fin dal 1945; un anno fatidico nel quale il nuovo impero statunitense divenne egemone sostituendo definitivamente quello britannico, con Winston Churchill a fare da becchino.

Partitamo dunque da questa verità fattuale e in quanto tale sotto gli occhi di tutti e soprattutto vissuta sulla pelle da chiunque: Cermis, basi statunitensi e militari obbligatoriamente dislocati in Italia, etc….

Nel contempo c’è anche l’eredità più importante, perfino al di là del popolarissimo copyright Made in Vaticano della “guerra mondiale a pezzi”, lasciata da Papa Francesco e per questo poco amato in Occidente: aver svelato al mondo e alla storia che il re è nudo e per lui un impero vale l’altro, non esistono imperi buoni. No, neanche il nostro. Ovvio, è una narrazione alla quale ci piacerebbe tanto credere, così da immaginarsi liberi e degni, però Bergoglio aveva ragione: gli imperi buoni non esistono oggi né sono mai esistiti ieri.

Non a caso, dopo oltre 80 anni, anche il nostro impero a tinte “stelle & strisciate” ha calato la maschera e tutto quello che credevamo una conquista è falso oppure, se puo’ far sentire meglio qualcuno, non vero. Via dunque i diritti umani e le libertà, cancellata anche la mitologica e mai vista democrazia e infine via pure le mani dagli occhi di quei subumani assopiti e sottomessi delle province. Banalmente non era vero nulla, solo maschere, usate per edulcorare la realta’ dei nudi fatti e creare quella missione imperiale necessaria ad ogni impero, soprattutto se egemone.

E’ prassi comune che un impero, soprattutto l’egemone, debba dotarsi di una missione per catechizzare tutti, visto non puo’ dominare e controllare mezzo mondo esclusivamente con la violenza bruta. Lo fecero anche Roma e l’Impero britannico, nulla di nuovo invero. Allora eccole le numerose maschere utili ad edulcorare il ghigno maligno di un impero.

LA MASCHERA DEL DIRITTO INTERNAZIONALE – E’ la prima a cadere, in quanto il cosiddetto diritto internazionale, cioè una serie di regole stabilite per vivere tutti quanti in pace, davvero mal si addice a qualsiasi impero che vuol dominare gli altri, anzi, ne è l’esatto contrario e infatti non sussistono neppure le foglie di fico che, qualche volta, hanno funzionato (Guerra di Corea, prima e seconda guerra del Golfo, Guerra alla Serbia, etc…) e altre no: in Cile contro Allende o nel cortile di casa sudamericano col terribile Piano Condor. Alla bisogna un impero agisce come deve e con la sua logica, punto e basta, lo ammette a chiare lettere e senza zuccherini propagandistici. Accade in Venezuela dove peraltro, per il momento, sceglie di lasciare intatto il regime, ma solo sottraendo un ormai ingombrante despota, riconoscendo così il fattuale consenso creolo tipico del chavismo, tanto l’unico fine è allontanare il paese da Russia e Cina. L’obiettivo Usa, neppure tanto recondito, è quello di poter manovrare il Venezuela senza grossi problemi, se lo fanno i creoli pro chavismo oppure i vecchi padroni del paese con origini italiane e spagnole è lo stesso in questa fase. Tipico in una super potenza matura e quindi imperiale, non più imperialista come amano ripetere a pappagallo tanti allocchi.

C’E’ DEL NATO IN DANIMARCA – Via anche il travestimento, troppo creduto e assurdamente reclamizzato, del fantomatico articolo 5, che tante volte abbiamo raccontato su queste pagine esser fasullo e il frutto amaro di una propaganda infantile quanto superficiale. Nelle ultime ore è andato in scena  un patetico summit tra province dominate ed egemone dominante. Al centro di tale vertice c’era ovviamente il futuro della enorme isola artica, popolata da meno di 60.000 persone, praticamente una decina di Comuni come Cariati al centro del mondo. L’ Amministrazione Usa ha chiamato sia il ministro degli esteri danese, Lokke Rasmussen, sia quello groenlandese Vivian Motzfeldt, soltanto per informarli che con le buone (acquistare l’isola a un prezzo modico, circa 100.000 dollari per residente) oppure con le cattive (intervenire militarmente senza curarsi minimamente delle inutili reazioni degli altrettanto impotenti satelliti europei) l’egemone globale pretende il controllo della Groenlandia. Non è la prima volta che gli statunitensi ci provano, il primo fu addirittura Truman, le cause sono essenzialmente 3: la tutela delle rotte artiche a causa dello scioglimento dei ghiacci che, fuor dalle demenzialità complottiste made in social, sono una realtà scientifica ben nota agli apparati statali Usa, dopodiché le enormi ricchezze di un territorio sconfinato e infine la difesa del proprio territorio grazie alla annessione di un enorme stato cuscinetto. Trattasi di 3 questioni fondamentali per il mantenimento del potere da parte dell’egemone planetario, ma al contempo anche di una umiliazione senza eguali per quello che viene definito addirittura un alleato atlantico. Se una logica esistesse l’articolo 5 dovrebbe scattare contro gli Stati Uniti stavolta, che attaccherebbero uno stato membro, ma siccome i padroni della Nato sono proprio gli statunitensi va da sé, senza manco doverlo ripetere, che il tutto finirebbe a stelle e strisce filanti. O se preferite a tarallucci e vino, improbabile l’opzione militare per non rendere ancor più risibile questa maschera. Da ciò il silenzio del servile politicante olandese Mark Rutte.

LA MASCHERA SOVRANISTA / ISOLAZIONISTA – La democrazia liberale è solo chiacchiere e propaganda, punta cioè a valorizzare le opinioni dei sudditi simulando di trattarli come individui pensanti e dunque con un elevato potere decisionale. Va da sé che serve un travestimento a uso del singolo votante, eccolo pur smentito dai fatti: l’ isolazionismo. Trump, come altri e in altre forme, cosa ha raccontato in campagna elettorale, quale è il prodotto venduto alla massa ? L’ isolazionismo, appunto, il tornare sovrani in una nazione pari a un’ altra e tutti dediti al benessere e ad un’ alta qualità della vita. L’ automobile di nuovo prodotta a Detroit come nel bel tempo che fu e una “America” simile ad un’ Australia qualunque, ma dotata di arma atomica per difendersi meglio. Per  il resto, però, tutti a produrre per consumare quasi fossimo in uno dei tanti satelliti nostrani disseminati a giro per il mondo. E’ l’agognato sogno MAGA, il Make America Great Again. E invece no, perché quando sei un impero, soprattutto se egemone da quasi un secolo, quel Great non sta per grande in senso di benessere ed economico, come crede l’elettore medio, bensì per storico e geopolitico. Ed è così che da un Trump inizialmente isolazionista e sovranista, appunto concentrato e dedito unicamente a portar via il suo paese dai problemi del mondo e della storia, ecco apparire improvvisamente un Trump Neocon, che pare brutta e sguaiata fotocopia di Bush figlio, più odioso e in ritardo di un quarto di secolo. Capita per la ragione più comprensibile tra tante: un egemone non puo’ mai far finta di nulla, il “come nulla fosse” non è contemplato se da circa un secolo sei la potenza mondiale. No, non si torna mai a casa, un po’ come capita a un grande boss mafioso a livello individuale e locale, un capo dei capi alla Toto’ Riina, Provenzano o Al Capone, che certamente non possono mettersi in fila per pagare la TARI o L’ IMU, un impero non può fuggire da se stesso. Deve continuare ad essere tale suo malgrado, ed è il cammino verso il quale gli apparati statali Usa stanno portando l’attuale presidente.

E’ una strada lunga e impervia, che cambierà per sempre gli Stati Uniti, la storia e il mondo intero.

 

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