Mons. Giuseppe Satriano ha aperto la Porta Santa nella cappella del reclusorio rossanese.

L’Arcivescovo di Rossano-Cariati, mons. Giuseppe Satriano, nel suo voler essere presente nei luoghi della sofferenza del territorio diocesano ha visitato oggi alle il Penitenziario ro

ssanese celebrando l’apertura della Porta Santa nella cappella del reclusorio. La celebrazione ha visto la partecipazione del cappellano, don Piero Frizzarin e del parroco don Clemente Caruso, insieme ai membri della polizia penitenziaria e ad una consistente rappresentanza del detenuti. L’omelia partendo dal significato del logo del Giubileo ha cercato di spiegare il senso dell’apertura della Porta Santa insistendo sul valore profondo della propria dignità creaturale di figli di Dio annullata dal peccato, ma restituita a ciascuno mediante il sacrificio di Cristo.

In lui, ha affermato l’Arcivescovo, viene restituita ad ogni uomo disposto al viaggio della conversione la possibilità di vedersi riconsegnata la dignità perduta unitamente a quella opportunità di divenire spazio di misericordia per gli altri. “Liberati per liberare”, è questa la conseguenza di un cammino che si apre alla grazia del perdono che non annulla il debito con la giustizia umana, ma lo consegna ad una redenzione e ad un cammino di speranza.

A tal proposito Mons. Satriano si è soffermato sul versetto del Salmo 50: “Anche se il tuo peccato fosse rosso come la porpora io lo renderò bianco come la neve”. I detenuti hanno consegnato all’Arcivescovo alcuni doni: una raccolta in viveri per la Casa di accoglienza per ragazze madri di Rossano centro, alcuni quadri dipinti da due detenuti e un presepe realizzato dalle loro mani. Rivolgendosi al corpo della polizia penitenziaria l’Arcivescovo ha invitato ad essere uomini e donne capaci di leggere e interpretare il proprio servizio allo Stato innanzitutto come servizio all’uomo e all’uomo ferito.

Ognuno può essere capace di divenire Porta Santa di Misericordia per gli altri se si lascia abbracciare da Colui che tutto ha dato per amore nostro, rendendo umanizzante il proprio lavoro e lo spazio in cui si vive. Il carcere diviene allora “luogo sacro” dove Dio può mettere la sua tenda e nella reciprocità dei rapporti seminare la sua presenza liberante e ricca di grazia e consolazione.

La visita al Carcere si è conclusa con il pranzo insieme ai membri della Polizia penitenziaria e la consegna degli auguri e del messaggio natalizio preparato per la Diocesi intera.

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