Meno male che Sergio c’è. E anche Mario.

Solo i meloniani di Fratelli d’Italia sono rimasti fuori: tutti gli altri, col cappello in mano, sono andati da Sergio Mattarella a pregarlo di restare in carica: sono andati tutti là, come prima di lui da Giorgio Napolitano, ad ammettere di essere incapaci di trovare fra di loro un suo degno sostituto, e dunque a piegarsi alla necessità di ricorrere all’usato sicuro.

Tutti, ora, si ascrivono il merito di aver convinto l’esausto presidente uscente a diventare presidente rientrante: perfino Salvini, che all’inizio del suo primo mandato dichiarò orgoglioso “Mattarella non è il mio presidente” (salvo ringraziarlo nell’imminenza della fine del suo primo mandato), e che ostentatamente, al Quirinale, all’insediamento del governo che poi fece cadere non si alzò nemmeno in piedi al suo passaggio, ora dichiara di aver convinto lui tutti gli altri a votarlo: proprio lui, che aveva affermato il “diritto” della destra di avere un “suo” presidente della Repubblica e perciò si era detto deciso a eleggere Berlusconi, anzi no, Casini, anzi no, Pera, anzi no, Moratti, anzi no, Casellati: decisamente un uomo dalle idee chiare, ferme e decise.

Comprensibile lo sbalordimento di Giorgia Meloni, che non crede alle sue orecchie e ammette, scoprendo l’acqua calda, che la destra italiana è da rifondare ma sotto sotto di sicuro se la gode perché, se non diserteranno le prossime urne, i delusi degli altri due partiti di destra passeranno in gran numero a ingrossare le sue legioni.

Scenda un pietoso velo sui grillini, che oggi inneggiano a Mattarella ma ieri ne volevano addirittura la messa in stato d’accusa per alto tradimento.

Sergio Mattarella, immagino, ha sospirato a fondo, si è detto “So’ ragazzi” e allargando le braccia, essendo un uomo – anzi, un superuomo – delle Istituzioni, si è rassegnato a subire per un altro settennato questa banda di nanerottoli.

Ma a me viene in mente “Fumetto”, una canzone di Lucio Dalla, sigla di una vecchia trasmissione di cartoni animati: “Che mondo sarà”, diceva quella canzone “se ha bisogno di chiamare Superman?” Fuor di metafora: che classe politica è, questa, così miserevolmente miope, così abbarbicata ai suoi interessi di partito, così incapace di trovare al suo interno una personalità di adeguato spessore, intelligenza, dignità e altezza in grado di sostituire Mattarella alla presidenza della Repubblica o Draghi al governo, se si fosse riusciti ad eleggere lui? Dobbiamo pensare che a parte Mattarella e Draghi l’Italia politica non disponga di personalità in possesso di una personalità?

Sì: allo stato attuale delle cose dobbiamo proprio pensarlo. Lunga vita, dunque, e tanti auguri a entrambi.

Lunga vita a loro perché se la meritano e anche perché ne abbiamo bisogno noi.

Oggi infatti, grazie a loro, vediamo un po’ di luce in fondo al tunnel; ma corriamo il rischio, se malauguratamente essi diventassero indisponibili, di vederla spegnersi, quella luce; e non è detto che poi, data la qualità dei politici in circolazione, si trovi qualcuno capace, quella luce, di riaccenderla. Tanti auguri, Presidente, e buona fortuna: a lei, con tante scuse e un immenso grazie.

E anche a noi, che con l’aria che tira di fortuna abbiamo davvero tanto, ma tanto bisogno.

Giuseppe Riccardo Festa

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