■Antonio Loiacono
Ci sono vittorie che chiudono una partita e vittorie che, paradossalmente, ne aprono una nuova. Quella di Cataldo Iozzi a Mandatoriccio appartiene alla seconda categoria.
I numeri dello scrutinio finale raccontano infatti una storia che va ben oltre la semplice proclamazione di un sindaco. Raccontano il profilo di una comunità che si è osservata allo specchio e vi ha trovato due immagini quasi identiche.
Alla fine il responso delle urne è stato chiaro ma sottilissimo: 913 voti per Cataldo Iozzi, pari al 50,44%, contro gli 897 raccolti da Maria Teresa Villella, ferma al 49,56%. Sedici voti appena separano la vittoria dalla sconfitta. Una differenza inferiore all’uno per cento che restituisce l’immagine di una competizione combattuta fino all’ultimo consenso.
Ancora più eloquente è il confronto con il primo turno. Allora Cataldo Iozzi e Maria Teresa Villella si erano fermati esattamente a 852 voti ciascuno. Un pareggio assoluto, di quelli che raramente la politica locale consegna alle statistiche, e che aveva fotografato con impressionante precisione l’equilibrio esistente all’interno della comunità mandatoriccese.
È proprio questo dato a fornire la chiave di lettura più interessante. Mandatoriccio non ha espresso una maggioranza politica schiacciante. Non ha premiato una coalizione dominante né decretato l’affermazione di una leadership incontrastata. Ha invece manifestato un equilibrio quasi perfetto tra due proposte di governo che hanno saputo intercettare bisogni, aspettative e sensibilità radicate nella comunità.
I 106 voti aggiuntivi emersi tra primo e secondo turno hanno semplicemente inclinato la bilancia. Quanto basta per individuare un vincitore. Non abbastanza per parlare di egemonia politica.
Dal punto di vista dell’analisi amministrativa, il dato suggerisce l’assenza di una forza capace di rappresentare da sola la maggioranza sociale del paese. Le due coalizioni hanno raccolto un consenso sostanzialmente equivalente, segno di un territorio attraversato da orientamenti diversi ma ugualmente legittimati dal voto popolare.
Nei piccoli comuni, inoltre, il consenso segue spesso percorsi differenti rispetto alla politica nazionale. Più che le appartenenze ideologiche, contano la credibilità personale, le relazioni costruite negli anni, la capacità di interpretare le esigenze delle diverse realtà territoriali e il rapporto diretto con gli elettori. Il sostanziale pareggio registrato a Mandatoriccio conferma che la competizione si è giocata soprattutto sul terreno delle persone e della fiducia.
Questo non significa che il paese sia spaccato da una frattura insanabile. Al contrario. Un risultato come quello emerso dalle urne racconta una comunità viva, nella quale convivono visioni differenti del governo locale, entrambe sostenute da una quota quasi identica di cittadini.
La vittoria di Cataldo Iozzi assume così un significato particolare. È un successo politico pienamente legittimo e ottenuto al termine di una sfida estremamente combattuta. Ma proprio la ristrettezza del margine suggerisce che il prossimo sindaco dovrà interpretare il proprio ruolo con uno sguardo capace di andare oltre i confini della maggioranza che lo ha sostenuto.
Governare con il consenso di poco più della metà dei votanti significa amministrare sapendo che quasi un cittadino su due aveva immaginato un percorso diverso per il futuro del Comune. È una responsabilità che richiede ascolto, equilibrio e capacità di inclusione.
Allo stesso modo, il risultato conseguito da Maria Teresa Villella contiene un messaggio politico tutt’altro che marginale. I suoi 897 voti rappresentano una base di consenso ampia e solida, che conferisce alla futura opposizione un peso significativo all’interno della vita amministrativa del paese. In molti casi una sconfitta elettorale segna un ridimensionamento politico; in questo caso certifica invece l’esistenza di un’area che rappresenta praticamente metà della comunità.
Il voto ha inoltre definito la composizione del nuovo Consiglio comunale, chiamato a tradurre in azione amministrativa un risultato elettorale così equilibrato. Sui banchi della maggioranza siederanno Francesco Antonio Pugliese, Domenico Mangone, Luigi Capalbo, Leonardo Loconsole, Valerio Zumpano, Lucrezia Manfredi e Saverio De Filippis, chiamati a sostenere il sindaco Iozzi nell’attuazione del programma di governo. Tra i banchi dell’opposizione troveranno posto la candidata sindaco Maria Teresa Villella, Francesco Mangone e Antonella Paletta. Anche la composizione dell’aula consiliare riflette, almeno sul piano politico, il sostanziale equilibrio emerso dalle urne: una maggioranza chiamata a governare e una minoranza che, forte di un consenso popolare arrivato a soli sedici voti dalla vittoria, si prepara a svolgere un ruolo di controllo e proposta particolarmente significativo. In un contesto così competitivo, il Consiglio comunale sarà inevitabilmente il luogo nel quale si misureranno non soltanto gli indirizzi amministrativi della nuova guida cittadina, ma anche la capacità delle diverse sensibilità presenti nel paese di confrontarsi nell’interesse della comunità.
Ma c’è un altro numero che merita attenzione e che rischia di passare inosservato dietro la sfida tra i due candidati.
Su 3.319 aventi diritto hanno votato 1.833 cittadini. Ciò significa che 1.486 elettori hanno scelto di non recarsi alle urne. In termini percentuali, quasi il 45% dell’elettorato.
È un dato che dovrebbe interrogare tutte le forze politiche, senza distinzione. Perché se Iozzi e Villella si sono contesi il governo del paese, il vero “terzo partito” resta quello dell’astensione. Un’area vasta, silenziosa e potenzialmente decisiva nelle future competizioni elettorali.
Alla fine, però, il messaggio più importante consegnato dal voto non riguarda soltanto chi ha vinto e chi ha perso.
Mandatoriccio ha scelto il proprio sindaco. Ma ha anche lanciato un segnale preciso alla politica. Le urne hanno disegnato una comunità composta da due blocchi quasi speculari, separati da appena sedici preferenze. Una distanza minima che rende ogni scelta amministrativa futura una prova di maturità istituzionale.
Per Cataldo Iozzi la vera sfida comincia adesso. Non sarà soltanto quella di governare. Sarà quella, forse ancora più complessa, di riuscire a rappresentare un paese che il voto ha diviso matematicamente in due metà quasi perfette, ma che la buona amministrazione dovrà necessariamente ricondurre a un unico destino comune.
A Mandatoriccio le elezioni sono finite. L’equilibrio che hanno rivelato, invece, accompagnerà ogni scelta amministrativa dei prossimi anni.
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