Lettera aperta ai concittadini, di Antonio Arcuri: Siamo alla vigilia di un appuntamento importante per la vita della nostra amatissima Cariati.

AMICI CONCITTADINI Siamo alla vigilia di un appuntamento importante per la vita della nostra amatissima Cariati. Uno di quegli appuntamenti in cui si esprime la volontà popolare come forma più compiuta di democrazia e che cade proprio nel 150.mo anniversario dell’Italia Unita, quasi a voler significare la coesione della comunità cariatese. Una unione millenaria che è stata messa duramente alla prova dal grave momento di difficoltà economica e, permettetemi, da una gestione della cosa pubblica protesa nello sforzo di dividere invece che aggregare; di amplificare rancori ed inimicizie, invece che intraprendere la strada virtuosa della pacificazione. È soprattutto con questo spirito di ridare serenità alle famiglie che mi accingo all’arduo compito di potervi rappresentare, considerandovi non amministrati, ma CITTADINI con pari dignità e diritti rispetto alla solita CASTA che, finora, ha sempre tutelato i diritti di pochi privilegiati. C’è molto da fare, partendo proprio dalle cose più piccole, giacché è proprio nella risoluzione dei problemi minimi che si misura la qualità della vita. Dunque, il mio impegno non sarà quello di promettere opere faraoniche ed inutili, ma assicurare livelli di vita decorosa. Penso, ad esempio, alla viabilità interna ed al decoro del territorio. Certamente, considerate le prossime imposizioni governative, non ci sarà da scialare. Ed ecco che abbiamo bisogno dell’impegno di tutti, a cominciare dal rispetto civico che ciascuno di noi, e l’uno verso l’altro, deve alla peculiarità dell’essere cariatese. Dobbiamo riappropriarci della città; sentirla nostra in tutti i sensi, e così, come ciascuno fa in casa propria, avere di essa il massimo rispetto. Per altri progetti, se verranno in corso d’opera, m’impegnerò fino allo spasimo. Sappiate che il Palazzo municipale e gli atti prodotti saranno accessibili a chiunque, in nome della tanto decantata trasparenza che da noi è rimasta solo un sogno fuggevole. Dovremo fare una ricognizione seria e completa dei conti pubblici che, allo stato, ci appaiono effimeri: basta con le spese superflue che hanno dissanguato il bilancio per operazioni, magari condivisibili, ma sempre di facciata che hanno prodotto solo debiti. Non ho ricette da proporre, ne bacchette magiche per risolvere gli antichi problemi di Cariati. Posso solo assicurarvi, come un buon padre di famiglia, che non lascerò nulla di intentato, mosso unicamente dall’more che ciascuno di noi nutre per Cariati. Antonio ARCURI

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