Lettera a mio padre.

Laila, 32 anni, è una ragazza magrebina, tunisina, sbarcata clandestinamente sulle coste della Sicilia; la sua destinazione era Marsiglia. Solo dopo, solo dopo una notte di incubo, capì che, in realtà, quella destinazione non era mai stata raggiunta e che, faticosamente, il suo gommone fu trainato sulle coste italiane dalla polizia. Era partita, come tanti, con molte prospettive e sogni da realizzare; in fondo, tutti abbiamo diritto di sognare una vita nuova, diversa, di inseguire e aggrapparci con tutte le nostre forze ai desideri che teniamo nascosti in fondo al cuore. Essere nata in Tunisia, non può essere una colpa; non può e non deve essere un deterrente per cambiare vita, per studiare; Laila“sperava di trovare nella sua nuova destinazione la possibilità di continuare a studiare. La moda era il suo pallino. […] Ma perché era partita? Partire rappresentava per Laila l’ultima porta aperta per ribellarsi ad una vita tradizionale che non voleva fare il passo verso la modernità. Il coraggio di alcune donne veniva tradito da qualche imbroglione e la speranza di una vita migliore veniva a sbattere contro una spiaggia dove già all’imbarco tutti portano lo stesso nome: clandestino.”

Povera Laila; non immaginava proprio che quella spiaggia avrebbe rappresentato delle sabbie mobili nelle quali sarebbe caduta e da cui, difficilmente, riesci a sollevarti senza qualcuno che ti tenda una mano. Aveva conseguito in Tunisia la maturità, stava per iscriversi all’Università ma un evento improvviso stravolse i suoi piani; una gravidanza cambiò le sue priorità e, ovviamente, sconvolse la sua intera esistenza. Quello che è il più grande atto d’amore, il più grande dono che possiamo sperare di ricevere su questa terra, un figlio, rappresentò il motivo del suo ripudio dalla famiglia di origine. Fu cacciata da casa; le botte fisiche e i tormenti dell’anima, purtroppo, fecero il resto e Laila perse il suo bambino. Ecco che decise di raccattare le sue quattro cose e con pochi soldi, parte per cambiare la sua difficile vita:“meglio lasciare questo posto che vivere nel disonore. E poi di cosa mi dovrei vergognare?Di una gravidanza senza matrimonio? Di una maternità interrotta? Oppure di avere inseguito l’amore: è forse questo il problema?”

Non è questo il problema, cara Laila. Magari tutti avessimo il coraggio di inseguire l’amore; di prenderlo e pretenderlo con tutte le nostre forze. Si parla tanto d’amore, di quanto sia difficile trovare una persona e non un fidanzato; ma quando lo trovi, c’è sempre qualcosa che. Non è questo il problema, Laila. Non sei tu. E’ la vita, troppo strana, troppo bastarda, sempre in ritardo o in anticipo..chissà. Diceva Einstein che “ogni porta chiusa può sempre riaprirsi. Non è forse questa la funzione delle porte?”.

Dal momento in cui sbarcò in Italia, tutta una serie di peripezie e di incontri più o meno fortunati portarono la ragazza in uno squallido condominio; “Laila si sarebbe aspettata di tutto ma non quello che i suoi occhi vedono. Un piccolo monolocale dove avevano allestito un angolo cottura. Nella stanza trovavano posto cinque materassini, tutti rigorosamente stesi a terra; nella stanza c’era anche un lavandino e un bidet. Si era accorta che una delle ragazze era una prostituta perché vicino al suo posto letto c’era una scatola di preservativi vuota.”Ecco in cosa si era trasformato il suo sogno di studiare moda.

Un incidente stradale cambia letteralmente la sua vita: viene investita da un’auto e, durante la sua lunga convalescenza, scopre tanta solidarietà da parte del personale dell’ospedale. Addirittura, riceve l’aiuto del pirata della strada che l’aveva involontariamente investita: Andrea.  Le aveva promesso di aiutarla a mettersi in regola con la vita, per quel permesso di soggiorno tanto agognato e che, ancora, non riusciva ad ottenere. E poi, Margherita, l’infermiera dell’ospedale che le aveva offerto un posto letto e trovato un lavoro al mercato, a vendere la frutta. Era già un piccolo e speranzoso passo avanti, per Laila. In realtà, non fu tutto rose e fiori; il fatto di essere così giovane e bella, e di lavorare per un uomo al mercato della frutta, la esponeva non solo a tante critiche ma soprattutto all’insistenza di quell’uomo violento che, ogni notte, tentava in tutti i modi di approfittare di lei.

Le capitava di trascorrere notti intere senza riuscire a dormire; nella sua testa mille idee facevano un viaggio di sola andata.“Di notte, nella sua stanza, Laila leggeva tutto ciò che le capitava fra le mani. Anche se capiva poco, la lettura l’aiutava ad apprendere nuove parole; studiava da autodidatta per arricchire il suo vocabolario. Un vecchio dizionario tascabile era il suo compagno di studio; sulle pagine di un manuale di grammatica trovato per caso nella pattumiera, imparava i verbi regolari e irregolari.”

Vorrei raccontarvi ancora tanto di Laila, della sua tremenda storia; dell’omicidio di cui fu testimone, della sua fuga in preda al panico, del suo essere involontariamente non solo una testimone scomoda ma soprattutto una clandestina; sarebbe stata rimpatriata immediatamente dalle autorità in Tunisia, ammesso che non l’avrebbero uccisa prima. Vorrei raccontarvi di questo e tanto altro, ma voglio fermarmi qui perché spero, davvero, che qualcuno domani acquisti questo libro e si renda conto, con i propri occhi, di quanto amore e di quanto aiuto e solidarietà abbia bisogno il nostro Paese.

Vi ho riportato dei passi, dei passi che vi possano stuzzicare la curiosità verso una donna come me, come voi; verso un essere umano dotato di un cuore, di un’anima. Verso una persona che prova nostalgia e solitudine, verso una figlia di qualcuno completamente abbandonata a se stessa. La storia di Laila è una storia di estrema forza e coraggio, una determinazione capace di abbattere il muro di pregiudizi in cui viviamo. Prima di salutarvi, però, voglio dirvi che Laila oltre ad un lavoro, una famiglia e un permesso di soggiorno, alla fine trovò l’amore proprio in Andrea. In colui che l’aveva ridotta in fin di vita.

Quasi la vita volesse ripagarla di tutto; colui che stava per toglierle la vita sull’asfalto di una strada romana, paradossalmente gli e l’ha ridata. Ma si sa: per una cosa che la vita ti dà, una cosa ti toglie. Laila era musulmana e per un musulmano era difficile pensare di vivere con un cristiano; lei sperava ancora di recuperare un rapporto con la sua famiglia, con un padre che l’aveva ripudiata già una volta.. come avrebbe reagito anche a questa notizia? C’è un passo meraviglioso del libro che cita: “l’amore non conosce religione, né colori e neppure Paesi. Laila, devi essere tu a difendere il tuo amore. Non fare il mio errore: ho sposato un soldato senza sapere cosa voleva dire fare la moglie di un soldato; tutto questo per fare un piacere alla mia famiglia ed è morto senza nemmeno chiamarmi amore.”

Nonostante la distanza dalla sua famiglia, per la giovane ragazza, le tradizioni sono inviolabili e un matrimonio è tale solo se riceve il consenso del padre. “Salem baba..”“Ciao Padre..”        queste sono le prime parole che la mano tremante di Laila scrive, nella lettera a suo padre. Ad oggi quella lettera, attende di essere spedita.

Cara Laila, se potessi leggermi ti direi di non perdere mai la speranza. E’ sempre meglio andare incontro a qualcosa che non tradisca; all’amore non si bussa ma si apre.

Elisa Agazio

La speranza sta oltre confine?”, Laye Gueye, La Cassandra Edizioni, 2015.

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