La fusione tra le due realtà calcistiche cariatesi, non si sarebbe dovuta realizzare in fretta e furia.

Sono assolutamente l’ultimo per dare sulla vicenda calcistica di Cariati, che tiene banco da alcuni giorni, un giudizio di merito. Esprimere un parere, quindi, è sempre molto difficile, in special modo se non si sono vissuti in prima persona gli avvenimenti. La stessa intervista andata in onda su cariativacanzealmare.it non è riuscita a chiarire, ai non addetti ai lavori, cosa sia veramente accaduto. Come siano andati i fatti. Una sola cosa forse è chiara al sottoscritto che la fusione tra le due realtà calcistiche cariatesi, chissà non si sarebbe dovuta realizzare in fretta e furia. Occorreva più tempo. Bisogna per fare le cose perbene, affinché il progetto avesse continuità e stabilità nel tempo, che lo stesso si fondasse su radici molto più solide. In effetti, meno scena e più fatti. Comunque c’è poco da fare. Il problema è emerso e nasce l’esigenza di ritrovare un equilibrio. Dispiace, però, che ancora una volta la comunità cariatese vada per lo mezzo, apparendo agli occhi esterni, frantumata e slegata. C’è l’assenza di comuni intenti. Qualcuno ha pensato, ahimè dovendosi oggi ricredere, che forse un possibile e vero collante per il bene comune di Cariati, potesse essere il calcio che ha, altresì, rappresentato per la località della costa ionica un elemento di particolare interesse e piacere per i molti. Purtroppo, forse questo lo è stato per il passato, ma oggi i tempi dettano un orizzonte diverso. C’è, tuttavia, un dato di fatto. Se c’è qualcuno che ha perso nella circostanza, questo qualcuno non può che essere di nuovo Cariati. Finché non si tenta, congiuntamente e concretamente, a trovare, con molta umiltà e coraggio dei singoli, più momenti collettivi che tendono a unire e ad amalgamare, allo scopo di raggiungere più obiettivi comuni, la stessa Cariati andrà a rotoli, registrando un totale abbandono. Il vero tema, pertanto, è come uscire dalla triste situazione che oggi si chiama calcio, ma che ieri si chiamava gestione amministrativa e che domani avrà un altro nome. Una spirale di diseconomie di contesto cui occorre mettere un freno. Sveglia. Cariati non può essere tutto ciò. Così non si va da nessuna parte. Il mio appello è che tutti facciano un passo indietro, affinché si ritrovi unitariamente una via d’uscita. Quando in un paese, quanto Cariati, viene a mancare quell’armonia che porta le persone a parlarsi e a confrontarsi, avendo un solo obiettivo quello di migliorare la qualità della vita in tutte le diverse direzioni, dal tempo libero alla scuola, dal sistema sanitario alla socializzazione, ciascuno è obbligato a farsi un vero esame di coscienza. Dinanzi a un disagio sociale che si percepisce e che è destinato a non diminuire non rimane che concentrarsi sul favorire un dialogo tra le persone. Questo spetta a tutti coloro animati da buona volontà e che credono ancora che sia possibile far uscire dall’immobilismo Cariati. Il mio non è un manifesto da libro dei sogni, ma la dura consapevolezza della realtà e la necessità improcrastinabile di segnare finalmente un cambiamento. Sarà questa la prova di maturità da compiere. Il tempo stringe e i rischi per Cariati aumentano. Nicola Campoli

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