L’Arcidiocesi di Rossano-Cariati ritiene di dovere fare delle puntualizzazioni,

In riferimento all’intervento del Comitato Coriliani relativo alla Chiesa della Riforma di Corigliano Calabro, apparso su alcuni organi di stampa e siti on-line, l’Arcidiocesi di Rossano-Cariati ritiene di dovere fare delle puntualizzazioni poiché la comunità parrocchiale di Santa Maria Maggiore e tutti gli abitanti di Corigliano Calabro hanno il diritto di essere correttamente informati, evitando facili banalizzazioni e strumentalizzazioni indebite. Va premesso che, come tutti i parroci sanno perfettamente, la diocesi attraverso il suo Ufficio per i Beni Culturali si occupa costantemente del monitoraggio e della tutela di tutti i beni mobili e immobili. Pertanto gli edifici di Culto fatiscenti e bisognosi di lavori di restauro sono oggetto di verifiche periodiche e di un costante impegno alla ricerca delle risorse necessarie per i doverosi interventi. Per quanto concerne la Chiesa della Riforma, l’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali già nel 2009 ha avviato la pratica per il suo restauro. Il progetto iniziale prevedeva che i lavori fossero finanziati per il 50% con fondi della Regione Calabria e per il restante 50% con fondi della Conferenza Episcopale Italiana derivanti dall’8×1000. Il finanziamento promesso dalla Regione Calabria, mai messo in bilancio dalla Regione e perciò mai erogato, ha rischiato di bloccare anche il finanziamento della CEI che si era impegnata già nel 2010 a coprire il 50% delle spese, come da progetto, a condizione che il rimanente 50% fosse cofinanziato dalla Regione Calabria. Di fronte ad un impasse che sembrava irrisolvibile, l’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici, nella persona del direttore Don Nando Ciliberti, è stato costretto a richiedere alla CEI ripetute proroghe in attesa di risposte dalla Regione Calabria. Prima che scadesse l’ultima proroga, che avrebbe determinato la perdita anche del finanziamento CEI, don Ciliberti si è recato personalmente a Roma per perorare, ancora una volta, la causa della Chiesa della Riforma di Corigliano Calabro. A seguito di questi incontri, in via del tutto eccezionale vista la precarietà dell’edificio, in data 31.01.2013 è stato autorizzato l’utilizzo della quota CEI per il 50% dell’importo con l’obiettivo minimo di realizzare i lavori di restauro necessari per tutelare il bene. La mancata erogazione del finanziamento della Regione Calabria (finanziamento che è rimasto sulla carta solo come una vaga promessa) impedirà il completamento dell’opera di restauro. Per fare ulteriore chiarezza su qualsiasi insinuazione e sul dubbio che trapela da quanto riportato nelle parole del Comitato Coriliani, si precisa che il contenuto del documento pubblicato sul blog di Corigliano Calabro si riferisce, appunto, ad un impegno assunto dalla Regione Calabria nell’anno 2010 alla vigilia delle elezioni regionali. Da questa sintesi emerge la grande attenzione e preoccupazione dell’Arcidiocesi e di tutti gli Uffici diocesani preposti. Grazie ai contributi della CEI derivanti dai fondi dell’8×1000 ed elargiti alla nostra diocesi sulla base di specifici progetti, sono già state restaurate numerose Chiese che concorrono, così, all’arricchimento del copioso patrimonio artistico che ci è stato consegnato dai nostri predecessori e che noi abbiamo il dovere preciso di tutelare e di tramandare ai nostri posteri. Lo stesso vorremmo potere realizzare con la Chiesa della Riforma. Uff. Beni Culturali Ecclesiastici

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