Il ministro Cingolani e la Storia: cos’è la cultura per i politici italiani?

Del ministro Cingolani avevamo capito che, preteso a brutto muso da Beppe Grillo per dare una svolta verde al governo, si è poi dimostrato portatore di molti colori, ma del verde proprio no: promotore del nucleare, distratto sulle fonti rinnovabili, attento alle esigenze dei petrolieri sì, ma quanto al verde l’unico che sembra piacergli è quello della faccia degli ambientalisti ogni volta che apre bocca.

Non pago di essersi così dimostrato un fulgido esempio di uomo sbagliato al posto sbagliato nel peggiore dei momenti possibili, il ministro della Transizione Ecologica ha pensato bene di scontentare con una delle sue esternazioni anche quei pochi, strenui difensori del valore della Cultura (la maiuscola non è accidentale) che ancora in Italia ostinatamente si battono in difesa della scuola.

Così, ansioso di dimostrare le sue inadeguatezze anche in altri campi, il ministro ha affermato che è inutile far studiare ai ragazzi “tre o quattro volte” le guerre puniche, citate come esempio di inutile apprendimento storico ed umanistico: il tempo così sprecato, ha dichiarato, sarebbe meglio utilizzato facendo loro studiare argomenti di natura tecnica, per meglio prepararli al mondo dell’industria.

Il ministro Cingolani non è il solo a pensare che la cultura umanistica (di cui lo studio della storia è un pilastro fondamentale) sia un inutile retaggio di un passato da rimuovere. Da anni, ormai, si procede in modo sistematico allo smantellamento, nelle scuole, dello studio di tutto ciò che puzza di umanesimo: la storia dell’arte e la poesia (che un tempo – orrore, orrore! – si imparava perfino a memoria!) sono quasi del tutto sparite; i grandi capolavori della letteratura classica – Iliade, Odissea, Eneide, la Commedia di Dante – si leggiucchiano in fretta, innumerevoli autori – Alfieri, Parini, Giusti, per non citarne che qualcuno – sono del tutto ignorati. Quanto alla storia, anche quella si studicchia un po’ così, a volo d’uccello. Si è passati dal tanto vituperato “nozionismo” al più raffinato pressapochismo.

Tutto ciò accade ormai da anni. Per carità, non pretendo che si dedichi un minimo di importanza alla Musica (Cenerentola fra le cenerentole) o al Teatro (figuriamoci!) o che si ritorni al quel passato (che pure io, personalmente rimpiango) in cui alle medie si leggevano l’Iliade tradotta da Monti e l’Odissea tradotta da Pindemonte (Pindemonte… Chiederà il ministro: chi era costui?), in quarta Ginnasio “L’Eneide” e in quinta “I Promessi Sposi”; quel passato in cui già in terza media si studiava, in latino, la sintassi dei casi e si traduceva Cicerone.

Mi pare di sentirlo, il ministro Cingolani: «Il latino? A che serve il latino?»

Vagli a spiegare che una cultura ricca, profonda e variegata – che include, ebbene sì, anche il latino – stimola le capacità intellettive, arricchisce la mente, sviluppa lo spirito critico, alimenta la creatività. Vagli a spiegare che, se i nostri ricercatori (sfruttati ignobilmente in patria) sono apprezzatissimi all’estero, è anche e forse soprattutto perché, oltre alle utilissime e nobilissime chimica, fisica, biologia e matematica hanno studiato filosofia, latino, storia della letteratura e storia, e possiedono perciò un patrimonio culturale ricco, profondo e stimolante!

Vagli a spiegare che un cittadino ben preparato dalla scuola, anche nel campo della cultura generale, è un cittadino migliore!

Al ministro della transizione ecologica non interessa che la scuola aiuti i ragazzi a diventare bravi e consapevoli cittadini: al ministro, che di ecologico ha solo l’aggettivo nell’attribuzione, interessa disporre di “risorse umane”: pezzi di ricambio per l’industria, attrezzi utili, debitamente omologati, a far crescere il PIL. Chi guarda solo al PIL, come è noto, detesta la gente che spreca il tempo a pensare e ama solo la gente che produce e che consuma.

E’ proprio quella, evidentemente, la gente che piace al ministro Cingolani.

Giuseppe Riccardo Festa

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