I sindacati si informino prima di fare figuracce.

Con disarmante puntualità, quando c’è da difendere con i denti gli interessi collettivi del territorio, arriva la presa di posizione di sigle sindacali locali a favore di interessi privati e parziali. Era accaduto già nella vicenda della riconversione della centrale di Sant’Irene, laddove alcune sigle sindacali avevano rivestito il ruolo di difensori degli interessi di Enel e disgregatori sociali, facendo leva come sempre sul decennale ricatto del lavoro che grava sulla testa del territorio, tentando goffamente di favorire progetti strampalati e devastanti. Quanto accade oggi, però, è ancor più grave, in quanto l’attuale sistema di rifiuti basato su discariche e inceneritore scippa al territorio centinaia di posti di lavoro, realizzabili con la raccolta differenziata porta a porta, a fronte di inutili soluzioni temporanee, dannose nei confronti dell’economia del territorio e devastanti da un punto di vista ambientale e sanitario come le discariche, come la discarica di Scala Coeli, la quale non ha ricevuto le necessarie autorizzazioni da parte di enti provinciali e regionali. Ma del resto, codesti sindacalisti lo sanno bene, infatti chiedono l’intervento del Commissario all’Emergenza Ambientale, il quale, quindi, dovrebbe agire in deroga alle norme di tutela sanitaria ed ambientale. In pratica queste sigle si ergono a veri e propri conservatori nei confronti di un sistema dei rifiuti che la Commissione Parlamentare d’Inchiesta presieduta dall’on. Pecorella non esita a definire “un sistema di potere non estraneo ad interessi politico-malavitosi”. Ci chiediamo come mai, invece, questi strenui difensori dei lavoratori da anni restano in silenzio nei confronti della vera e propria truffa che si consuma all’impianto di trattamento di Bucita, il quale è sistematicamente guasto e non produce nulla di quello che dovrebbe produrre, seppure viene pagato copiosamente da comuni e regione con i soldi dei cittadini. Eppure quest’impianto sarebbe in grado di diminuire del 40-50% la quantità di rifiuti da conferire in discarica, permettendo con i dovuti tempi (6 mesi) di utilizzare gli impianti già in esercizio fino alla implementazione della raccolta differenziata, quindi alla creazione di un indotto lavorativo di centinaia di posti, in un ciclo dei rifiuti sostenibile e molto più economico per le casse dei comuni. Pensare che in altre parti della regione, le stesse sigle sindacali si schierano palesemente contro progetti inquinanti e dannosi nei confronti dell’economia del territorio, come nell’area grecanica, nella locride, nella Sila catanzarese. Nell’interpellare le direzione territoriali e regionali sulla compatibilità di questa linea anti-popolare e da preistoria del sindacato, intendiamo rassicurare cittadini e lavoratori: attraverso la partecipazione di tutti, permetteremo altri abusi sul nostro territorio e non favoriremo altri ricatti, difenderemo i posti di lavoro favorendo la creazione di nuove possibilità occupazionali grazie ad un ciclo dei rifiuti virtuoso.

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