I fedeli cariatesi, accolgono con giubilo i resti mortali di San Cataldo.

Quest’anno, durante i festeggiamenti in onore di San Cataldo Vescovo, protettore della città di Cariati, si è verificato un evento straordinario. La comunità parrocchiale della Cattedrale San Michele Arcangelo, ha avutola gioia di accogliere i resti mortalidi San Cataldo custoditi e provenienti dal Duomo di Taranto. Quest’avvenimento si è potuto realizzaregrazie all’interessamento di Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Rossano-Cariati, con il consenso dell’Arcivescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro e del Rettoredel Duomo di San Cataldo don Marco Morrone. L’arrivo delle reliquie è avvenuto oggipomeriggio accolte, con un grosso applauso dai tantissimi fedeli delle comunità parrocchiali, all’ingresso di Porta Pia, del centro storico di Cariati, dal parroco don Angelo Pisano, alla presenza del Presidente del Consiglio comunale di Cariati Cataldo Minò, dal vice comandante della polizia municipale Pasquale Nigro, dagli uomini della Stazione dei Carabinieri di Cariati, guidati dal Luogotenente Nicodemo Leone. I resti mortali di San Cataldo rimarranno, poi, nella Cattedrale di Cariati, per la devozione di tutti i fedeli della vicaria, fino a lunedì 4 maggio. Il programma dei festeggiamenti è iniziato il 30 aprile con l’arrivo dal Santuario, della statua di San Cataldo in piazza Pilè e si concluderà il 10 maggio con la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Mons. Giuseppe Satriano e la tradizionale processione cittadina fino al santuario sito sul litorale ionico cariatese.Ricordiamo, ai devoti, che SanCataldo è nato nel castello di Rachau (Irlanda) tra 610 e il 620. Nel 670 fu ordinato vescovo e, tra il 679 e 680, si recò, da pellegrino, a visitare la Terra Santa. Secondo la leggenda, il santo sarebbe giunto a Taranto per volere divino: infatti, si racconta che durante il soggiorno in Terra Santa, mentre era prostrato sul Santo Sepolcro, gli sarebbe apparso Gesù che gli avrebbe detto di andare a Taranto e di rievangelizzare la città ormai in mano al paganesimo. San Cataldo allora, salpando con una nave greca diretta in Italia, intraprese un lungo viaggio che lo portò a sbarcare in Puglia. A Taranto Cataldo compì la sua opera evangelizzatrice, facendo abbattere i templi pagani e soccorrendo i bisognosi. Morì a Taranto l’8 marzo del 685 e fu seppellito nella chiesa di San Giovanni, allora duomo della città. Fonti attendibili e bibliografie consolidate vogliono che il 10 maggio 1071, mentre si scavavano le fondamenta per la riedificazione della cattedrale di Taranto, distrutta dai saraceni nel 927, sia stata ritrovata, sulla scia di un profumo inebriante, una tomba, contenente il corpo attribuito al Santo. Dal ritrovamento del corpo, il culto di San Cataldo si sviluppò nella fede dei tarantini, che gli dedicarono il luogo del ritrovamento e lo scelsero come Patrono della città. La tradizione gli attribuisce numerosi miracoli compiuti a Taranto, tra i quali si rammentano i più importanti: avrebbe restituito la vista a un fanciullo e fatto tornare in vita un muratore, avrebbe guarito un cieco e una giovane pastorella muta. In Calabria, San Cataldo, oltre ad essere il protettore di Cariati è anche il

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