GOVERNO: MACCHINE A TUTTA FORZA, INDIETRO TUTTA

Certo che ce ne vuole, di fantasia, per infilare una serie di topiche così fuori dal mondo come quelle che stanno caratterizzando l’azione del governo in carica e degli esponenti più in vista della maggioranza che lo sostiene, da Ignazio Benito La Russa a Fabio Rampelli alla stessa presidente del Consiglio, giù giù fino all’immancabile Matteo Salvini.

Cominciamo da lui, da Salvini, che si è battuto perché la carne “sintetica” fosse bandita dalle mense degli italiani e si è poi vantato di esserci riuscito, visto che provare non dico a venderla ma perfino a produrla, secondo un decreto del governo, può costare fino a 100.000 euro di ammenda.

Che avrà mai di così immondo, questa carne (comunque non ancora disponibile in Italia) prodotta facendo moltiplicare cellule staminali di animali in colture che non implicano uso di antibiotici, non provocano sofferenza in allevamenti sovraffollati di povere bestie, non ne rendono necessaria l’uccisione, non causano un consumo abnorme di acqua e non sono fonte di inquinamento da gas e da deiezioni? Eh, dicono i difensori della norma: ma come si fa a sapere come, realmente, quella carne viene prodotta? Semplice, rispondo io: controllando. Ci sono apposta i NAS, mi risulta, per controllare la correttezza delle filiere alimentari.

Dunque, questa sbandierata vittoria di Salvini mi sembra una vittoria del passatismo, un rifiuto di seguire il lato buono della corrente del progresso, una strizzata d’occhio all’enorme massa di potenziali elettori che gravitano nel mondo dell’allevamento, della macellazione, della conservazione e del commercio delle carni.

C’è un altro grande successo di Matteo Salvini che desta in me non poche perplessità, e quel successo riguarda il famoso, o famigerato, ponte sullo Stretto. Quello stesso ponte che lo stesso Salvini (ahi ahi, questa rete internet che non perdona e si ricorda tutto!) tempo fa aveva definito inutile, visto che in Sicilia (ma anche in Calabria, e in Lucania, e in Campania…) i treni viaggiano ancora a ritmi da Far West e le strade (per esempio la Statale 106 Ionica in Calabria) sono strette, malconce e spesso pericolose se non mortali. È legittimo il sospetto che la folgorazione di Salvini sulla via dello Stretto sia dovuta alla cospicua quantità di appalti milionari che pioveranno sulle imprese costruttrici, sui cementifici, sulle società di movimento terra… non a caso, Salvini si ascrive anche il merito della revisione del codice degli appalti, un sostanziale “liberi tutti” per il quale – ma non volontariamente, ci mancherebbe altro! – sta facendo ballare di gioia mafiosi, camorristi, ‘ndranghetisti e criminali di ogni ordine e grado che in quel genere di affari ci sguazzano.

Poi c’è Fabio Rampelli, che presenta un DDL secondo il quale l’uso di “forestierismo” linguistico sarà passibile di salatissime multe.

Potrà sembrare strano che io contesti una norma del genere, visto che in passato mi sono schierato contro l’abuso di parole straniere (soprattutto inglesi) da parte di scrittori, giornalisti e pubblicisti vari nel nostro Paese. Ma la mia era una difesa della cultura, non – come questo DDL – una specie di ricupero dell’autarchia tanto cara ai nostalgici del Ventennio fascista. La lingua, direi a Fabio Rampelli, non la si difende per decreto e con norme repressive, ma promuovendone la cultura e la conoscenza. E poi, da un esponente di un governo che ha un ministro del “welfare” e la cui prima rappresentante si è definita un “underdog” mi aspetterei, se non altro, un minimo di pudore e di decenza.

Bisogna ricordarsi, anche, della norma che vuole fare un crimine mondiale del cosiddetto “utero in affitto”, sbandierato come se fosse una pratica dilagante mentre, dati alla mano, riguarda pochissime persone, ed è usato come scusa per discriminare i figli delle coppie omosessuali: alla destra oggi al potere, si sa, piacciono le “famiglie normali”. Sarà per questo che tanti suoi rappresentanti di “famiglie normali” ne collezionano più di una?

Infine, Giorgia Meloni e Ignazio Benito La Russa hanno deciso di riscrivere la storia: la prima decidendo che i martiri delle Fosse Ardeatine sono stati massacrati “solo in quanto italiani”, dimenticando il contributo dei fascisti italiani – a partire dal questore di Roma dell’epoca – nei rastrellamenti e nella stesura delle liste; l’altro affermando che i militari dell’esercito occupante oggetto dell’attentato di via Rasella (da cui poi scaturì la rappresaglia nazi-fascista) non erano che vecchietti inoffensivi, membri di una banda musicale vittime di una pagina ingloriosa della Resistenza.

Qualcuno ha suggerito che una così imbarazzante lista di piacevolezze serva come “arma di distrazione di massa”, per distogliere l’attenzione della gente dalle inadempienze di cui il governo si sta rendendo responsabile, primi fra tutti i ritardi nell’attuazione del PNRR, che comunque si è affrettato ad addossare al governo precedente.

Viene da sperare che sia effettivamente così perché se così non fosse ci sarebbe davvero da arrabbiarsi. Ma non con loro, non con i rappresentanti dell’attuale maggioranza di governo. Loro si sa che sono fatti così, poveretti. No, io mi arrabbio piuttosto con chi, pur sapendo che sono fatti così, comunque li ha votati “per vedere che cosa succede”, o non è andato a votare “per dispetto”.

Il dispetto di sicuro l’ha fatto, ma a chi?

Viene da pensare a quel famoso marito che, per fare dispetto alla moglie, prese un paio di forbici e si tagliò gli zebedei.

Giuseppe Riccardo Festa

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