Francesca Morvillo, moglie di Giovanni Falcone: la sua non fu una morte accidentale

La loro unione, indissolubile e coraggiosa, deve tornare a esserlo anche dopo che il tritolo di Capaci

Il mio ricordo per il 23 maggio di ben 29 anni fa è dedicato solo ed esclusivamente a lei. Non me ne vorranno forse i sostenitori accaniti della posizione contraria. Sono stato sempre incuriosito dalla sua figura di donna, preparata e discreta, al fianco di un importante e preparato magistrato. 

Francesca Morvillo, moglie di Giovanni Falcone, perde la vita assassinata al fianco del marito, in quel tragico giorno a Capaci di ritorno nel capoluogo palermitano. Purtroppo il suo destino era segnato da tempo. Anche lei lo sapeva, ma non lo dava mai a dimostrare.

Non poteva restare in vita, perché fedele consigliera di Giovanni Falcone e dei suoi segreti sulla mafia. Del resto per lei, e come italiano me ne scuso, la rivendicazione sulla parità di genere non ha avuto successo. Molto grave. 

La sua salma, e molti l’hanno dimenticato, non riposa al fianco di quella di Falcone nel Pantheon dei siciliani illustri nell’antica e storica chiesa di San Domenico a Palermo. Nel 2015 la salma di Giovanni Falcone viene traslata al Panteheon, mentre quella della Morvillo resta al cimitero di Sant’Orsola, finché il fratello non decide di trasferirla in un altro luogo vicino ai suoi familiari.

La ferita è ancora aperta. Ricordiamo che Francesca Morvillo resta l’unica donna magistrato assassinata nella storia d’Italia. Quando lei si laurea nel 1967 e intraprende la strada della magistratura, le donne possono seguire tale carriera da solo quattro anni.  

La decisione di nin risparmiarla nell’attentato fu decisa a tavolino dalla terribile mafia, quanto quella di suo marito. Segreti e memorie di Falcone non potevano essere custodite e lasciate alla sua persona. Assolutamente. Avrebbe rappresentato un ingiustificabile errore. 

Francesca Morvillo non è mai stata ricordata nelle celebrazioni ufficiali dedicate a Falcone da ben 29 anni. Una grave mancanza. Imperdonabile per quanto questa donna ha rappresentato nella storia del nostro Paese. L’Italia intera deve saperlo. 

Non è giusto. Questa è una ferita ancora aperta che va presto ricomposta. Entrambi, Falcone e sua moglie, devono tornare uniti dopo la drammatica morte, come lo sono stati in vita. La loro unione, indissolubile e coraggiosa, deve tornare a esserlo anche dopo che il tritolo di Capaci ne ha segnato la loro fine.

Nicola Campoli 

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