Fare di Palazzo Chiriaci un punto fermo del rilancio della cultura cariatese

Fare di Palazzo Chiriaci un punto fermo del rilancio della cultura cariatese, credo che sia un’intrigante sfida che ha tutti gli elementi e contorni per favorire un momento di riflessione comune, abbracciando l’intera comunità. Nessuno si nasconda dietro ad un dito. Cariati ha tanta esigenza di alimentare i bisogni socio-culurali dell’intera collettività. Troppo sommersi, nonostante la ricchezza del luogo e la sua entusiasmante e prestigiosa storia. Non è più possibile non avere una biblioteca comunale. Noi stessi l’abbiamo rilevato come testata un po’ di tempo fa. La qualcosa va ripresa, partendo anche in piccolo con semplici donazioni, attraverso una campagna di sensibilizzazione rivolta a residenti, appassionati turisti che frequentano Cariati e perché non lanciando un appello verso le più alte istituzioni locali e nazionali. Le cronache raccontano che località ancora più piccole di Cariati hanno avviato nel passato campagne simili, riscuotendo soddisfacenti risultati a partire dal fatto che diverse note case editrici hanno donato consistenti parti dei loro magazzini. Il Professore Franco Liguori ha ben stimolato su queste colonne il confronto su Palazzo Chiriaci. Concordo pienamente con le sue riflessioni, quando indica alcune azioni che si possono realizzare. Dunque, sono del parere che attorno a un tema così significativo non possono non essere coinvolte le nuove generazioni e le associazioni civiche locali. In questa fase, in cui è giusto che tutti si sentano di fare proposte – premesso che l’Amministrazione comunale, diretta interessata, deve favorire un’azione di coordinamento e informare sullo stato dell’arte – Palazzo Chiriaci potrebbe anche ospitare incontri sulla promozione della lettura, l’avvio di giochi di società, formazione laboratoriale tutto rivolto ai più giovani e agli anziani. Senza dubbio Cariati deve ritrovare la sua identità. Che deve essere più chiara, più ambiziosa. Occorre tessere insieme una storia collettiva allo scopo di ricostruire un luogo e rintracciare una sintesi tra resistenza e creatività, tra radicamento locale e connessioni globali, tra impegno politico, arte e cittadinanza attiva, partendo da un senso di appartenenza al mondo che occorre sentire comune. A parole semplici, la Giunta Sero si faccia davvero promotrice di un processo costituente che si radica nella pratica quotidiana del bene comune. Palazzo Chiriaci diventi un luogo con una forte valenza nella memoria collettiva dei cariatesi. Ciò che ha rappresentato nel passato, ridiventi simbolo per i cariatesi, sia per coloro che l’hanno frequentato, sia per coloro che sognavano un giorno di frequentarlo. Su tutto ciò l’Amministrazione comunale a guida Sero batta un colpo. Non faccia passare altro tempo. Colga l’occasione, allora, per costruire un percorso comune che veda tutti coinvolti. Pertanto, la destinazione di Palazzo Chiriaci resti una questione ferma sulla quale occorre comprendere i confini. Nicola Campoli

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