EUROPA SOTTO ASSEDIO RETORICO: PERCHÉ MUSK E TRUMP ANNUNCIANO IL SUO TRAMONTO

La scoperta dell’America come specchio di un nuovo scontro culturale

Musk e Trump sulle "rovine" della vecchia Europa

Antonio Loiacono

Quando Cristoforo Colombo lasciò i porti europei, non stava semplicemente dirigendosi verso terre ignote: stava per imbattersi in un mondo che viveva secondo logiche, simboli e ritmi completamente diversi.
Le popolazioni che incontrò custodivano un sapere trasmesso attraverso gesti, riti e cosmologie non scritte: un linguaggio culturale che un antropologo contemporaneo definirebbe originario, quasi pre-razionale, ma straordinariamente complesso.

Dall’altra parte dell’Atlantico, l’Europa aveva un’altra percezione di sé: si considerava la capitale mondiale della conoscenza, il luogo dove nascevano le mappe, le teorie scientifiche, le architetture politiche. Da Leonardo a Copernico, dal diritto romano alle prime forme di stato moderno, il vecchio continente era convinto di essere il baricentro del pensiero globale.

Oggi, cinque secoli dopo, la relazione si capovolge.

Le affermazioni con cui Donald Trump ed Elon Musk annunciano regolarmente il declino dell’Europa non appartengono solo al linguaggio acceso della politica americana: sono parte di una strategia più ampia, in cui si mescolano calcoli geopolitici, interessi economici e, nel caso di Musk, persino questioni personali.

Per Trump, l’Europa rappresenta un alleato lento, normativo, spesso riluttante ad allinearsi alle priorità statunitensi: dalla spesa militare alla politica industriale.

Un’Europa debole — o presentata come tale — rende più facile imporre l’agenda americana.

Nel suo racconto politico, Bruxelles è più un ostacolo che un partner.

Per Musk, la critica è più diretta.

Il rapporto tra la sua piattaforma X e le istituzioni europee si è trasformato in un braccio di ferro: 

-il Digital Services Act ha imposto nuovi obblighi,

-l’UE ha avviato più ispezioni e procedimenti,

-e infine è arrivata una multa pesantissima per gestione dei contenuti e mancato controllo delle violazioni.

Da quel momento, il magnate ha iniziato a descrivere l’Europa come un ecosistema ostile all’innovazione, incapace di comprendere il ritmo dell’economia digitale. Le sue dichiarazioni sul “tramonto europeo” sono aumentate proprio dopo la sanzione: una coincidenza difficile da ignorare.

L’America contemporanea, costruita da ondate di emigrati europei, da storie di conquista e da secoli di industrializzazione, ha generato personaggi come Musk — proiettato verso Marte — e Trump, che parla dell’Europa come di un continente stanco.

È un ribaltamento quasi genealogico: i “figli” che denunciano l’obsolescenza della “madre”.

Eppure l’intera impalcatura culturale, politica e scientifica degli Stati Uniti nasce dal vecchio continente.
Dalla filosofia politica che ha ispirato la Costituzione americana alla matematica che oggi permette i voli spaziali di SpaceX, l’Occidente tecnologico affonda le sue radici nell’Europa dei secoli in cui si studiava a lume di candela.

Criticare l’Europa, dunque, significa colpire la sorgente del proprio stesso modello.

È facile, osservando da lontano, descrivere l’Europa come un territorio che fatica a tenere il passo della Silicon Valley o come una potenza che parla il linguaggio delle regole mentre il resto del mondo corre verso l’innovazione senza freni.

Ma la storia non procede alla velocità dei trend tecnologici.

I processi politici, culturali ed economici europei — più lenti, più negoziati, più multilaterali — non sono segno di decadenza: sono tratti sistemici di una civiltà che ha costruito il proprio modello sull’equilibrio, non sulla velocità.

Le radici, del resto, non accelerano: scavano.

E nel farlo, spesso cambiano la forma del terreno su cui poggia tutto il resto.

L’Europa non è la superpotenza rumorosa che molti vorrebbero giudicare, né la roccaforte in crisi che altri descrivono. È una realtà più complessa, un laboratorio politico e culturale che continua a generare idee, modelli e infrastrutture giuridiche che il mondo — Stati Uniti compresi — continua a utilizzare, anche quando finge di ignorarlo.

Musk può inseguire Marte, Trump può scandire la retorica del declino, ma nessuno dei due può cancellare ciò che l’Europa rappresenta: un continente che non compete sul terreno del clamore, ma sul lungo respiro della civilizzazione.

Forse non è l’Europa a essere ferma: è il mondo a essere momentaneamente distratto.

 

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