■Antonio Loiacono
Chi l’ha detto che la storia non si ripete? Basta guardare alla campagna elettorale calabrese per accorgersi che i tre principali candidati alla presidenza della Regione sembrano usciti da un manuale di storia antica e moderna. Solo che, invece delle toghe, dei frac e delle tonache, indossano giacca, cravatta o camicie arrotolate.
Pasquale Tridico, il Gracco di Calabria
Con il suo Reddito di Dignità, Tridico ricorda Tiberio e Caio Gracco, i fratelli tribuni che a Roma provarono a dare terre e dignità ai plebei, minando il potere dei patrizi. Anche lui si pone come riformatore: un progetto di emancipazione per spezzare la catena del voto di scambio. Il rischio? Come i Gracchi, potrebbe finire stritolato dalle resistenze del “senato” calabrese, che della povertà fa spesso merce di controllo. Ma intanto, il messaggio è chiaro: panem et dignitas.
Roberto Occhiuto, il Metternich del Sud
Se Tridico è il tribuno, Occhiuto è il conservatore. Somiglia a Klemens von Metternich, il cancelliere austriaco che dopo Napoleone costruì un ordine europeo basato sulla stabilità, temendo ogni rivoluzione. Così il presidente uscente difende la continuità e promette equilibrio. In una terra abituata alle scosse, Occhiuto veste i panni dell’argine: niente rivoluzioni, ma rassicurante normalità. Il problema? In Calabria, la “stabilità” è spesso sinonimo di immobilismo.
Francesco Toscano, il Savonarola antisistema
Terzo incomodo, ma non per importanza, Toscano rievoca il frate domenicano Girolamo Savonarola: voce profetica e incendiaria, capace di scagliarsi contro corruzioni e poteri, parlando direttamente al popolo. Come Savonarola, Toscano divide: per alcuni è la voce scomoda che dice verità non dette, per altri un predicatore di apocalissi senza soluzioni concrete. Ma il suo bacino elettorale, anche piccolo, può spostare equilibri e determinare vincitori e vinti.
E così, la Calabria si trova davanti a un copione antico:
- il riformatore che vuole liberare i poveri,
- il conservatore che difende l’ordine,
- il profeta antisistema che mette a ferro e fuoco la piazza.
Il finale? Incerto, come in ogni tragedia. I Gracchi verranno fermati, Metternich governerà indisturbato e Savonarola brucerà sul rogo della marginalità? Forse! Però, la storia in Calabria non è condannata a ripetersi all’infinito. Se il passato ha offerto solo ruoli già scritti, oggi i cittadini possono finalmente decidere di cambiare copione: trasformarsi da semplici spettatori a protagonisti, scegliendo chi, tra tribuni, conservatori e ribelli, saprà davvero scrivere una nuova scena per questa terra.
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