Discarica privata: finisce in parità il primo match tra la popolazione incavolata e il commissario straordinario.

La conferenza dei servizi, in programma ieri mattina, sulla sistemazione della mulattiera che conduce all’impianto di contrada Pipino, è stata rinviata a data da destinarsi perché il funzionario prefettizio, Domenico Giordano, sembra voglia vederci chiaro sull’intera questione. E forse sarà rimasto anche un poco sorpreso quando nel piccolo e quieto Comune sono giunti decine e decine di manifestanti, studenti compresi, a rompere la monotonia di un giorno particolarmente grigio. “La discarica deve essere chiusa”. “Non vogliamo veleni a casa nostra”. “Ridateci il futuro”, gridano ragazzi e meno giovani, coordinati dal Movimento “Le Lampare”, dalla “Rete Difesa del Territorio”, dalla Confederazione Italiana Agricoltori e dal locale Movimento “No Discarica”. Ci sono anche molti semplici cittadini, e si vede pure il segretario del Pd cariatese, Emiliano Didonna: ma chiediamo fin d’ora scusa se non riusciamo a citare altre presenze di “peso”. È dannatamente complicato riassumere la vicenda della discarica che risale addirittura a 6 anni fa, quando, il 20 aprile 2009, il sindaco dell’epoca, Mario Salvato, è convocato a Catanzaro presso il Dipartimento politiche per l’ambiente della Regione Calabria. C’è da esprimere il parere di competenza in relazione al procedimento relativo al progetto della discarica per rifiuti speciali non pericolosi da realizzarsi in località “Pipino”, nel comune di Scala Coeli. A quella conferenza di servizi seguono altri due incontri (il 20 maggio ed il 3 giugno) nel secondo dei quali il sindaco, all’epoca dei fatti e fino al 31 maggio scorso Mario Salvato, si pronuncia favorevolmente alla realizzazione dell’impianto “in considerazione dell’ubicazione del sito (distanza dal centro abitato di circa 12 km), della natura dei rifiuti (non pericolosi) e, soprattutto, della congrua compensazione in termini economici e finanziari nonché di ricaduta occupazionale”. Ha inizio così una lunghissima battaglia legale e civile: insorgono i cittadini; si costituiscono comitati; si sollevano i sindaci del territorio; e fa retromarcia il sindaco Salvato. I sindaci si coalizzano, ma vanno a rilento. Sono molto attive, invece, le associazioni che iniziano una campagna capillare di sensibilizzazione al fine di ostacolare l’ipotesi della discarica. Ipotesi che diventa realtà con il decreto dirigenziale 4180 del 29 marzo 2010 con il quale la Regione rilascia alla Bieco S.r.l. “autorizzazione integrata ambientale per la realizzazione di una discarica per rifiuti speciali non pericolosi da ubicarsi in località Pipino del Comune di Scala Coeli”. La Bieco, pur in pendenza dei ricorsi straordinari al Capo dello Stato proposti dal Comune di Scala Coeli e dal Comitato No Discarica, con nota del 29 ottobre 2010, comunica l’inizio dei lavori di realizzazione dell’impianto. Seguono ordinanze, ricorsi, controricorsi, manifestazioni, blocchi stradali, pareri. Ma tutto avviene a “singhiozzo”: della discarica ci si dimentica per mesi e mesi, salvo ricordarsene ad ogni tentativo esperito dalla proprietà la quale non sta con le mani in mano ed, anzi, risponde ad ogni mossa, spesso con successo. Le associazioni si appigliano a tutto pur di contrastare la discarica. Viene fuori che la Bieco avrebbe inglobato illegalmente nell’area dell’impianto delle particelle di cui non è proprietaria, ed allora chi si sente defraudato (agricoltori e allevatori) ricorre alla Magistratura, e non avrebbe ottemperato alle prescrizioni di legge costruendo in difformità al progetto originario. Insomma, tutto per contrastare la discarica, la cui realizzazione comunque prosegue fino a compimento. Il sindaco di Scala Coeli, abbandonato dai suoi spossati colleghi, prova ad emettere un paio di ordinanze d’interdizione alla sgarrupata stradina comunale che conduce alla discarica, ma anche così non va. Fino al 25 febbraio scorso, quando il Dipartimento ambiente autorizza Bieco a conferire i rifiuti e il Consiglio di Stato (ordinanza 675 del 4 marzo 2015) respinge l’ennesima istanza cautelare proposta dal primo cittadino Salvato che il 18 marzo è convocato dal Prefetto, coordinatore del Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza. L’impianto entra in funzione il 25 maggio: ma nessuno ne parla più, né si mostra contrariato, fino all’altra settimana, quando, appunto, il commissario prefettizio (il sindaco ed il consiglio comunale sono stati sciolti per altre ragioni) risolleva il coperchio e convoca la conferenza di servizio. La mulattiera che conduce alla discarica non è transitabile in tutti i periodi dell’anno, sicché occorre un rimedio, atteso che Bieco propone di accollarsi le spese di ripristino: e scoppia l’inferno. Gli amministratori del territorio possono considerarsi con la coscienza a posto o è stato solo un giochino la loro netta contrarietà alla discarica? E poi, sono davvero contro l’impianto perché lo ritengono pericoloso per l’ambiente? E perché, tranne la lodevole presenza del sindaco di Cariati, Filippo Sero, e dei consiglieri comunali, sempre di Cariati, Filomena Greco e Sergio Salvati, tutte le altre istituzioni hanno disertato la manifestazione? Torniamo a ieri mattina. Il commissario accetta di ricevere una delegazione di manifestanti la quale evidenzia “le carenze istruttorie non ancora superate” e riesce a strappare al funzionario la promessa che “prima di indire una nuova conferenza, si dovrà tenere una riunione presso la prefettura di Cosenza, a cui dovranno partecipare tutti gli organi competenti coinvolti nell’iter autorizzativo della discarica”. Ma ecco cosa ci dice in proposito il commissario Domenico Giordano: “La richiesta dell’indizione della conferenza di servizi è stata avanzata dalla BiecoS. per la sistemazione, a proprie spese, della strada comunale. Con sentenza del Tar Calabria (n. 1424/2014) è stato annullato il rifiuto opposto dall’Ente comunale all’indizione della conferenza di servizio e, nella medesima sentenza, si è precisato che in capo al Comune di Scala Coeli vi è l’obbligo di procedere all’indizione della conferenza poiché, come testualmente recita la sentenza, “nel corso della conferenza di servizio il Comune di Scala Coeli si è vincolato alla valutazione delle opere necessarie per consentire l’accesso alla discarica in questione”. L’attuale agire dell’Ente comunale è originato, quindi, da precisi obblighi giuridici”. Per le opere senza autorizzazione realizzate da Bieco, Giordano precisa: “Si è proceduto ad effettuare appositi sopralluoghi delle cui risultanze è stata interessata l’autorità giudiziaria. Anche in tal caso si segnala che l’ordinanza ( n. 5 del 2013) con la quale il sindaco dell’epoca (Mario Salvato, ndc) aveva disposto la chiusura della strada in questione poiché per le sue caratteristiche non era in grado di sopportare in sicurezza e in modo continuativo il traffico dei veicoli, è stata annullata dal Tar, tanto è vero che “il giudice amministrativo, a seguito di verifiche e sopralluoghi, concludeva che, ferme le carenze dell’infrastruttura e l’opportunità di un adeguamento della strada in questione, nella attuale condizione del tratto viario, le cautele indicate da Bieco costituivano un’accettabile soluzione per ridurre al minimo il pericolo per l’incolumità pubblica, la salute e la tutela del patrimonio”. Ma c’è di più, perché questa faccenda sta causando parecchi danni al fragile ed ingarbugliato bilancio comunale che per essa ha accumulato “una ingente spesa di natura legale, non ricompresa in bilancio ed in corso di riconoscimento, che cagiona grave instabilità alle sue finanze”. Come dire: cornuti e mazziati.

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