Discarica di Pipino. Si è tenuta ieri mattina la conferenza dei servizi

Questione discarica di Pipino. Si è tenuta ieri mattina, presso il Municipio, la prevista conferenza dei servizi relativa alla “realizzazione di interventi di ripristino e di adeguamento della strada comunale di accesso” all’impianto di proprietà della Bieco s.r.l.
discarica20153In sostanza, dice in una nota stampa, “tale adempimento è stato previsto nel provvedimento regionale per l’esercizio della discarica (Autorizzazione integrata ambientale), e ciò in ottemperanza ad un’espressa richiesta presentata dal Comune di Scala Coeli (il sindaco dell’epoca era Mario Salvato, ndc) nella conferenza dei servizi del 20/05/2009”.
Il commissario si riferisce alla seconda “riunione” tecnico – politica occorsa a Catanzaro, presso il Dipartimento politiche dell’ Ambiente della Regione Calabria, durante la quale, invero, erano emerse alcune criticità, soprattutto da parte della Provincia di Cosenza – Settore Protezione civile e Difesa del suolo, che aveva rilevato l’esistenza nel sito interessato di due aste iniziali di reticolo idrografico che interferiscono con le opere in oggetto, sì da richiedere una modificazione del progetto, ovvero la previa acquisizione o la concessione del demanio idrico (nota 18 maggio 2009, n. 57732 e nota 19 giugno 2009, n. 66982). Pur esprimendo parere favorevole alla discarica, erano state imposte prescrizioni sostanziali e significative ed in particolare il Dipartimento dell’Agricoltura, Foreste e Forestazione della Regione Calabria, settore 5, con nota 36.2009 prot. n.24728 aveva condizionato il proprio nulla osta ad “una serie di modalità di esecuzioni dei lavori da parte della ditta Bieco escludendo espressamente che detto parere, ovvero quello sul vincolo idrogeologico potesse riguardare anche la pista di accesso o stradella Capoferro, della lunghezza di circa 1200 metri, che nel costeggiare e confinare con il torrente Cacciadebiti porta all’invaso” dell’impianto.
Conosciamo a menadito quel che è successo negli anni a venire, fino al maggio 2015, quando la discarica diventa operativa a tutti gli effetti.
L’unico invaso dell’impianto, su una superficie totale di 60 mila mq, permette di conferire 93 mila mc di rifiuti, 250 tonnellate al giorno e, sulla base dei volumi prodotti in ambito provinciale ed extra provinciale, così come prevede il progetto della proprietà, la “fossa” dovrebbe esaurirsi entro un anno, ma con l’eventuale aumento della frazione differenziata (che da queste pari non c’è) la durata potrebbe aumentare.
In realtà, l’invaso sarebbe già al limite della capienza.
Dunque, per giungere alla discarico, gli auto compattatori devono procedere lungo quella pista comunale, praticamente inagibile, specie d’inverno, quando i due torrenti s’ingrossano a tal punto da rendere quella “pista” un pantano impercorribile.
Ma questo lo sanno tutti, così la proprietà, sin dalla presentazione del progetto, si dichiara disposta, a spese proprie, a ricostruire radicalmente quel chilometro di strada.
Ma c’è fermento nella popolazione e nelle associazioni ambientaliste del territorio che proprio questa discarica non la vogliono così, fra montagne di corsi e ricorsi, denunce e controdenunce, fine anticipata della consiliatura del sindaco Salvato, si giunge all’epilogo.
“La condotta avuta fino a questo momento dal commissario prefettizio facente funzioni di Sindaco del comune di Scala Coeli – spiega l’Associazione de “Le Lampare” – è vergognosa: non capiamo come un garante dello Stato possa permettere a dei mezzi pesanti, carichi di materiale altamente inquinante, di attraversare una strada comunale su cui sono stati effettuati lavori abusivi reiterati. Non solo. Consapevole di questi lavori abusivi, il commissario sta cercando, in pratica, di realizzare una ennesima sanatoria postuma in questa squallida vicenda, dopo quella del bacino di abbanco, del nulla osta idrogeologico, della proprietà delle particelle, della posizione della discarica, delle aste fluviali, del trasporto del percolato e di altre infinite illegalità”.
La domanda: “Se è necessaria una conferenza dei servizi per il ripristino e la messa in sicurezza della strada, per quale ragione il commissario continua a concedere che sulla strada transitino mezzi pesanti carichi di rifiuti? Se fossero stati normali cittadini ad effettuare lavori abusivi su una strada comunale, le istituzioni si sarebbero dimostrate così accondiscendenti? Non c’è dubbio che, in questo caso, il gravissimo comportamento delle istituzioni rappresenta un chiaro incitamento a delinquere in materia di abusi edilizi, e questo è per noi inaccettabile anche alla luce dell’altissimo rischio idrogeologico e del pregiato valore delle colture nella zona”.
L’invaso della discarica, ci dicono gli agricoltori e gli allevatori della zona, è già al limite della capienza, ed allora la questione più preoccupante è un’altra: cosa stanno conferendo nella “fossa”? Non lo sa nessuno, nemmeno chi dovrebbe saperlo, e cioè i sindaci del comprensorio, i quali sono anche le massime autorità sanitarie delle comunità amministrate. Mai nessuno che si sia presa la briga di “vederci” chiaro: cosa stanno sotterrando nella terra dei padri? Di che morte dovrà morire questa porzione di Calabria?

discarica protestaSCALA COELI/2 – Il pasticciaccio brutto della discarica è riconducibile alla Regione Calabria.
Parola de “Le Lampare”, che proprio non demordono e lanciano l’ennesima accusa al sistema regionale dei rifiuti.
“Di certo non ci sfugge che in questa situazione, ad avere sempre il coltello dalla parte del manico, è la Regione Calabria del Governatore “Zero-Discariche a fasi alterne” che continua ad avallare l’operato di dirigenti inadeguati ed a non tutelare la salute e l’economia dei cittadini. Il parere del Consiglio di Stato parla chiaro: per tutelare le colture DOP e DOC la Regione Calabria, alla luce della legge 35 del 2012, può ritirare in autotutela l’autorizzazione per la discarica e provvedere al ripristino dei luoghi”.
Se così non sarà, “Le Lampare” lanciano la sfida: “Stimoleremo gli agricoltori, i consorzi, i comuni e tutti coloro stanno subendo danni enormi da questa vicenda, a rivalersi nei confronti della Regione. Se poi c’è qualcuno che ha sbagliato, con particolare riferimento agli uffici che hanno fatto finta di non sapere che l’iter autorizzativo della discarica avrebbe dovuto essere interrotto già nel 2012, questo qualcuno deve pagare una volta per tutte”.
La delusione: “Avevamo sperato che il cambio di Governatore potesse chiudere definitivamente questa indecente vicenda partita con la gestione commissariale e degenerata in una serie infinita di sanatorie, ma Oliverio e la sua giunta, fino a questo momento, sono stati capaci di fare ciò che il Commissario Speranza ed il trio Scopelliti-Pugliano-Gualtieri non era riuscito a fare: far entrare in funzione la fossa della vergogna. Per questa ragione, se non otterremo risposte immediate, annunciamo fin da subito l’intitolazione della discarica all’attuale Governatore della Calabria, a futura memoria”.

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