CUORI SOLITARI NEL TEMPIO DEL CONSUMO: L’ATTESA DEGLI UOMINI NEI CENTRI COMMERCIALI!

Antonio Loiacono

LETTURE SOTTO L’OMBRELLONE

Nel frenetico teatro del consumo moderno, dove i riflettori illuminano vetrine scintillanti ed offerte irresistibili, si staglia una scena quasi comica ed un po’ malinconica: uomini parcheggiati sulle panchine di un centro commerciale, in attesa che le loro compagne finiscano di scandagliare ogni angolo dei negozi. Fortunatamente climatizzato, il centro commerciale offre un rifugio fresco, ma non abbastanza per alleviare la noia e l’insofferenza di questi cuori momentaneamente solitari.

Gli uomini, seduti in file ordinate, sono un’armata di volti annoiati. Alcuni fissano il vuoto, altri osservano passivamente la folla che si muove con scopi ben più chiari dei loro. Qualcuno sfoglia pigramente il proprio smartphone, cercando distrazioni digitali che possano rendere l’attesa meno tediosa. C’è chi guarda l’orologio con una frequenza sospetta, come se il tempo potesse accelerare sotto il suo sguardo insistente.

Sulle panchine, l’insofferenza è palpabile. Schiene incurvate, gambe accavallate e braccia incrociate sono tutte manifestazioni fisiche di un disagio che si ripete in ogni centro commerciale del mondo. Questi uomini, temporaneamente abbandonati, sembrano personaggi di una commedia tragicomica, in cui l’azione è sospesa e la noia diventa protagonista.

Nonostante la situazione possa sembrare banale, c’è una tenerezza intrinseca in questi cuori solitari. L’attesa non è solo un momento di noia, ma anche un atto d’amore silenzioso. Ogni uomo seduto su quella panchina ha scelto di accompagnare la sua compagna, di condividere con lei anche i momenti meno entusiasmanti. È una danza silenziosa di reciprocità, dove l’insofferenza si mescola a una dolce rassegnazione.

Nel centro commerciale, tra l’eco dei passi ed il brusio delle conversazioni, questi uomini diventano figure emblematiche della pazienza e della devozione. Sono moderni Ulisse che, pur desiderando di essere altrove, rimangono fermi, ancorati a quelle panchine come a una zattera di salvezza nel mare del consumismo.

Così, mentre le loro dolci metà scandagliano scaffali e appendini, alla ricerca del capo perfetto o dell’affare del secolo, questi uomini si trasformano in testimoni silenziosi dell’amore quotidiano. La noia e l’insofferenza, in fondo, sono solo il prezzo da pagare per quei momenti condivisi, per quella mano che, dopo aver lasciato una “shopping bag”, tornerà a stringere la loro con rinnovata dolcezza.

E mentre la musica dello shopping continua a suonare e le vetrine brillano di nuove tentazioni, i cuori solitari sulle panchine attendono, con una tenerezza che fa sorridere e riflettere. Perché, in un mondo che corre veloce, fermarsi e aspettare può essere un gesto rivoluzionario, un atto d’amore silenzioso che illumina il tempio del consumo con la luce della pazienza e della dedizione.

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