CROSIA. Nell’ambito della rassegna Festival delle letterature, il saggio Abbazia Calybita, storia di un monastero studita dí Maurizio Traversari.

Verrà presentato dall’associazione Social, nell’ambito della rassegna Festival delle letterature, il saggio Abbazia Calybita, storia di un monastero studita dí Maurizio Traversari. L’evento avrà luogo presso il Kursaal minigolf di Mirto Crosia, mercoledì 30 luglio, ore 20:30, e sarà patrocinato dall’amministrazione comunale.
Questo monastero, oggi palazzo Fontana, oltre ad essere abitato da Egumeni ed abati per più di settecento anni, non solo è posto a strapiombo sull’altura (Orito), secondo il modello e lo schema bizantino, ma è poco distante dalle grotte abitate dai monaci acemeti ed è collocata a pochi metri dalla chiesa (oggi casa delle suore) descritta con dovizia di particolari, nella sua visita apostolica del 1587, da padre Bruno Carretta che la colloca vicino al monastero, attuale palazzo Fontana (consultabile in appendice nello stesso libro).
Il Bios di san Bartolomeo (Cod grec Vat 1989), attribuito al discepolo Luca, e poi l’Encomio di S. Barolomeo Juniore di Giovanni rossanese attestano non solo l’arrivo del giovane Basilio (987, futuro san Bartolomeo) ma l’esistenza dello stesso monastero Calybita, all’interno del quale venivano educati giovani rampolli dell’aristocrazia rossanese come Bartolomeo da Rossano, formato all’innografia e melurgia – nel solco della tradizione studita di Giuseppe innografo, Giovanni Damasceno, Cosma di Maiuma, Andrea Cretese e dello stesso Teodoro studita, – proprio in questo monastero; Bartolomeo sarà non a caso cofondatore (1004-1024) dell’abbazia di Grottaferrata, centro melurgico – innografico d’eccellenza, e sarà proprio lui a dargli una regola (Typikon). Nel monastero Calybita venivano inoltre prodotti oggetti di raffinatissima fattura (come dimostra la carta Caloveto del 1167 e la visita apostolica di Atanasio Kalkeopoulos del 1457), riceveva importantissime commissioni imperiali: di fatto, custodiva al suo interno il Menologio (Ambr. B1 inf. 834) imperiale di Michele IV Paflagone (1010-1041) copiato poi, in duplice copia (oggi conservate rispettivamente a Baltimora e Mosca) dal monaco Lorenzo di Calamizzi (1239-40).

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