Cataldo Perri presenta “MALURA” a Bergamo: un grande successo

Grande successo del musicista/scrittore Cataldo Perri tra gli studenti dell’istituto “Guido Galli” –“Vittorio Cerea Academy” e alla libreria Palomar di Bergamo.

MALURA”

Nell’accogliente ed elegante ambiente della libreria Palomar di Bergamo gli scrittori calabresi di chiara fama: Olimpio Talarico, Giuseppe Aloe, Gioacchino Criaco, Ettore Castagna e Domenico Dara hanno voluto testimoniare al comune amico-collega Cataldo Perri il proprio qualificato apprezzamento per la sua ultima opera narrativa dall’accattivante titolo “Malura”; termine dialettale che sta ad indicare la misteriosa impalpabile negatività della “controra”, il malaugurio della “mala hora” spagnola.

Nel corso di piacevoli intermezzi, lo stesso Perri ha prestato il suo talento di ispirato musicista e la sua voce dalle modulazioni mediterranee per deliziare i presenti con la rappresentazione di alcuni suoi brani poetici, accompagnati dalle virtuose note della chitarra battente.

Il tutto associato al racconto affabulatorio, e qua e là di lieve comicità; favole riferite alla scaturigine e alle vibrazioni propagate da quelle poetiche melodie.

Perri si è rivelato uomo (da humus, terra) abitato da profonda umiltà e dotato di spontanea attrattiva, peculiarità che possiedono solo i veri artisti, capaci di mettere insieme cuore (sentimento, amore) e cultura intesa come curiosità e meraviglia.

Cataldo si può dunque definire artista a pieno titolo, di qualità poliedriche che con lui narrano il mistero “folle” della vita nelle più svariate declinazioni oscillanti tra bene e male.

Nella sua musicalità e nella sua poetica possiamo pertanto rintracciare anzitutto le radici feconde (felici) proprie della classicità greca; di quel mondo oggi ancor più prezioso, in quanto in via di rottamazione nell’era digitale e robotica, tutta omologata al ribasso verso relazioni “tecnoliquide” e “passioni tristi”.

Ancora una volta, attraverso le pagine di “Malura”, Cataldo sa donarci l’opportunità di assaporare la descrizione a tutto tondo di personaggi caratteristici (Mastru Corrà, Angiulì, Rocco…) e di contesti della Calabria più autentica.

Personaggi e ambienti che respirano il passato, sedimentato e filtrato da tradizioni linguistiche e di costume millenario, che in parte tuttora sopravvivono in quella “sapida” straordinaria terra.

Perri ha perciò il pregio di attualizzare l’antica storia delle Calabrie, dato che, se è vero che “la storia può definirsi una guerra illustre contro il tempo(A. Manzoni), è altrettanto vero che “la storia è sempre storia contemporanea” (B. Croce).

È allora da suggerire al lettore di lasciarsi andare alla seduzione del fantastico (autobiografico?) viaggio di Cataldo, una specie di moderno cantore epico, che appunto nel viaggio dalle Americhe a Itarica e viceversa individua la metafora profonda della immutabile ciclicità del destino umano.

Come quello, a ritroso nel tempo, dell’Odisseo omerico sospinto dalla nostalgia (sofferenza del ritorno) verso una improbabile Itaca (Itarica, Cariati?).

Proprio per questo l’altra ossessione del nostro autore, come già fu per il labirinto evocato da Corrado Alvaro da San Luca, è quella del mare, descritto come “l’anima che si fa materia”.

Nell’anima del mare “aperto” è infatti possibile per chiunque ritrovare la speranza di sconfiggere il tempo della sofferenza.

Del resto, non a caso il libro si chiude con l’espressione poetica: “il punto più estremo del dolore lambisce un piccolo solco di felicità, come il punto estremo della notte lambisce il primo timido chiarore dell’alba”.

 

Benito Melchionna –  magistrato scrittore

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