CALABRIA, IL NUOVO INIZIO DI OCCHIUTO: TRA PROMESSE, EQUILIBRI E VISIONI DI GOVERNO

Una nuova giunta regionale prende forma: volti noti, ambizioni rinnovate e l’eterna sfida di un territorio che non smette di chiedere risposte

Roberto Occhiuto e la nuova Giunta regionale

Antonio Loiacono

La sala della Cittadella regionale di Catanzaro è immersa in un’atmosfera sospesa, come ogni volta che un nuovo corso politico si prepara a cominciare. Roberto Occhiuto parla con tono fermo ma misurato, lo sguardo di chi sa che il secondo mandato non concede indulgenze. “Inizia ufficialmente l’avventura della nuova Giunta regionale”, annuncia. Un’avventura, sì, ma anche un banco di prova per un territorio che da decenni si misura con le proprie fragilità.

Il governatore ringrazia alleati e dirigenti dei partiti che lo sostengono. È un atto dovuto, ma anche un messaggio di equilibrio: la sua squadra nasce da un’intesa politica che cerca di tenere insieme anime diverse, territori distanti, aspettative divergenti. “Rappresentanza di genere garantita, attenzione agli equilibri territoriali”, sottolinea, quasi a voler anticipare critiche e tensioni future. Ogni circoscrizione – nord, centro e sud – avrà due rappresentanti: un mosaico che prova a dare voce a tutta la Calabria.

Per ora gli assessori sono sette, ma la macchina è in movimento. Entro novembre – annuncia Occhiuto – il Consiglio regionale sarà chiamato a modificare lo Statuto, adeguandolo alle nuove norme nazionali. Solo allora la Giunta potrà allargarsi a nove membri, accogliendo due ulteriori assessori indicati da Lega e Noi Moderati. È la geografia politica di una maggioranza che deve restare compatta, ma che già misura le distanze tra Roma e Catanzaro.

I nomi e le deleghe delineano l’identità del nuovo esecutivo:
Filippo Mancuso assume il ruolo di vicepresidente, con il compito di guidare le politiche per i lavori pubblici, l’urbanistica, la difesa del suolo e la casa — temi che in Calabria significano futuro, sicurezza e, spesso, sopravvivenza.
Giovanni Calabrese riceve lo sviluppo economico e il lavoro, un doppio fronte cruciale in una regione che lotta ogni giorno contro l’emigrazione dei suoi giovani.
Gianluca Gallo continua a presidiare il mondo dell’agricoltura, della forestazione e delle aree interne, settori che più di ogni altro raccontano la distanza – ma anche la resistenza – della Calabria profonda.
Eulalia Micheli si occuperà di scuola, sport e politiche giovanili: un investimento sul futuro, almeno nelle intenzioni.
Marcello Minenna, unico tecnico della squadra, guiderà bilancio, fondi comunitari e transizione digitale: un profilo scelto per dare credibilità e rigore a un settore che misura il grado di efficienza della pubblica amministrazione.
Antonio Montuoro avrà tra le mani le deleghe su legalità, innovazione nel lavoro pubblico e valorizzazione dei beni confiscati, in una regione dove la linea tra speranza e ombra resta sottile.
Infine, Pasqualina Straface si occuperà di inclusione, welfare e pari opportunità, con l’ambizione di restituire centralità al sociale, spesso relegato ai margini del dibattito politico.

Restano nelle mani del presidente le deleghe più pesanti: cultura, sanità, infrastrutture, protezione civile. Temi che non sono semplici settori, ma ferite aperte e sfide identitarie per l’intera regione.

In controluce, dietro i nomi e gli incarichi, resta la domanda più grande: basterà questa nuova squadra a cambiare il destino della Calabria? Occhiuto parla di efficienza, di visione, di una terra che “vuole crescere insieme”. Ma l’attesa, quella vera, è nelle piazze e nei paesi dove la speranza non si è mai spenta del tutto, pur avendo imparato a convivere con la disillusione.

Il futuro, in fondo, comincia sempre da una promessa. E in Calabria, le promesse hanno il peso delle montagne che le circondano: belle, antiche, ma difficili da scalare.

 

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