Barcellona ferita, Barcellona violentata, ma Barcellona sempre libera e aperta.

La tentazione è di fare come loro e colpire nel mucchio: sono integralisti, sono assassini, sono disumani, chiamarli bestie significa offendere le bestie. E sono musulmani. Tanti, così, decidono che tutti i musulmani sono integralisti, tutti sono assassini, tutti sono disumani.

È perciò ammirevole il sindaco di Barcellona, la Signora Ada Colau, che ha respinto simili tentazioni, e altrettanto ammirevole è l’intera città: dopo l’orrore della strage sulla Rambla, hanno detto con forza NO alla paura, NO al pregiudizio, NO alla chiusura.

In tutta sincerità, non provo nessuna simpatia per una religione il cui stesso nome, Islam, significa “abbandono”, ossia accettazione supina, acritica e assoluta di ciò che è imposto dal suo insegnamento:  ripugna al mio orgoglio di uomo libero, razionale e fiero di coltivare i suoi dubbi. Ma questo, non si offendano i miei eventuali lettori credenti, vale anche per il cristianesimo. Anche Gesù di Nazareth, nei vangeli, chiede fede e non offre alternative: “Chi non è con me”, dice, “è contro di me”. E in effetti anche il cristianesimo, in tempi neanche poi tanto lontani, è stato fonte di ferocia, stragi, guerre, integralismo.

Naturalmente, oggi non è più così. Se Pietro l’Eremita e il coevo papa Urbano II predicarono la prima Crociata e lo sterminio degli infedeli; se il papa Innocenzo III bandì quella contro i catari della Francia meridionale, benedicendone la strage (eppure erano cristiani); se la cattolicissima regina Isabella di Spagna scacciò ebrei e musulmani dal suo regno e diede libertà d’azione all’Inquisizione di Torquemada; se cattolici e protestanti si sono massacrati per secoli, dopo lo scisma luterano, e il cattolico re Carlo IX, a Parigi, nella famigerata notte di san Bartolomeo fece sterminare gli Ugonotti suoi sudditi, oggi tutto questo è impensabile: il cattolicesimo ripudia guerra, violenza e pena capitale; i papi, oggi, invocano la pace, la concordia, la tolleranza, il perdono e la convivenza.

Ognuno deve essere padrone di credere quello che gli pare: questo è il fondamento della nostra civiltà. Nel nostro mondo (vedi l’articolo 3 della nostra Costituzione) tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge,  senza distinzione di sesso, razza, religione e opinioni politiche.

Ma quando gli ultimi parametri della lista, ossia religione e opinioni politiche, cessano di essere una scelta personale e diventano strumenti di oppressione e violenza, allora il discorso cambia: a questo punto subentra un altro, altrettanto sacrosanto principio: la libertà di ciascuno trova limite e confine nella libertà degli altri. Chiunque, perciò, pretenda di imporre ad altri le proprie visioni religiose o politiche, o nel loro nome compia azioni delittuose, cessa di esprimere un libero pensiero e diventa, sic et simpliciter, un criminale; e va perseguito e punito senza attenuanti. L’opinione religiosa non dà a nessuno il diritto di decidere della vita o della morte di un altro. È ovvio e scontato, dunque, oltre che doveroso, il nostro NO a chi, urlando Allah u akbar, fa strage di innocenti: è un assassino e va isolato dal consorzio umano, dal quale si è espulso da solo.

Ma lo stesso NO va opposto anche alla tentazione di difendere i nostri principî di libertà, tolleranza e civiltà cedendo alle facili generalizzazioni, meditando di scaccianre tutti i musulmani e di considerare tutti i musulmani come criminali, terroristi e assassini.

Sarebbe lo stesso che dire che, siccome alcuni preti insidiano i bambini, allora tutti i preti sono pedofili; che siccome alcuni calabresi appartengono alla ‘ndrangheta, allora tutti noi siamo mafiosi; o che siccome alcuni  mariti uccidono le mogli, allora tutti i mariti sono potenziali femminicidi.

Così facendo, ben lungi dal difendere quei sacrosanti principî, in realtà li offenderemmo; e instaurando un regime di sospetto, paura e odio, ai terroristi, ben lungi dal colpirli, faremmo il più insperato dei favori: diventeremmo come loro.

Giuseppe Riccardo Festa

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