AUGURI, FRANCESCA MARINA. NE HAI DAVVERO BISOGNO

Ho il pessimo vizio, oramai da anni, di cominciare la giornata con una rassegna stampa dei giornali on-line. È un pessimo vizio perché non c’’è modo migliore, dopo la doccia e il caffè che ti tirano su, di guastarsi l’’umore: fra un Renzi sbruffone che se la gode contro un’’opposizione inconcludente, un Salvini cialtrone, un black-block sfascione, una riforma della Scuola che toglie ai poveri per dare ai ricchi, un terremoto tremendo in Nepal, un’’ennesima voragine nei conti pubblici, una legge elettorale che Mussolini avrebbe apprezzato, c’è ben poco da stare allegri.

Eppure, stamattina, non è stata questa valanga di pessime notizie a guastarmi la giornata. È stato qualcosa di più ingiusto, di molto più ingiusto. Si tratta della coincidenza che vede, sulla stessa prima pagina di un giornale on-line, la fotografia di due neonate: due bambine nate quasi contemporaneamente.

Una era attesa spasmodicamente da mezza Europa, soprattutto dalla Gran Bretagna, e alla nascita aveva intorno uno stuolo di medici, levatrici, ginecologi, infermieri. Figlia dei duchi di Cambridge, ossia dei molto paparazzati William e Kate, ha deliziato il mondo del gossip (il mondo di quelli che non hanno niente a cui pensare e si fanno gli affari degli altri) venendo alla luce e facendosi dare ben tre nomi, ossia Charlotte (in onore di suo nonno), Elizabeth (in onore di sua bisnonna) e Diana (in onore della famosa Diana Spencer, sua nonna, che di gossip è morta).

L’’altra bambina non era attesa da nessuno, salvo ovviamente da sua madre. E non è stata accolta con la stessa pompa e commozione che ha gratificato la sua nobile coetanea. L’’altra bambina è nata su una nave militare, in mezzo al Mediterraneo, partorita da una mamma disperata che scappava dio sa da quale Paese in guerra e che fortunosamente, e fortunatamente, la Marina Militare Italiana (le maiuscole ci vogliono tutte, stavolta) ha sottratto alla morte togliendola da uno dei tanti barconi che in questi giorni -– in queste settimane, in questi mesi, in questi anni – trasportano migliaia di disperati dalla certezza della disperazione verso l’’illusione del benessere.

La seconda bambina, i suoi salvatori, l’’hanno chiamata Francesca Marina. Marina, come l’’Istituzione che ha salvato sua madre ed ha aiutato lei a nascere. È bellissima, anche lei. Ed è innocente. Non sa di essere una clandestina, e non sa che tanti, vedendola, riescono solo a pensare “quanto mi costi”, “tua madre poteva restarsene a casa sua”, “un’’altra negra”, e cose del genere.

A me viene da pensare solo che dopo tanto blaterare di cristianesimo, di fratellanza, di parità di diritti, di umanità, di dignità, di civiltà; dopo tante belle e nobili parole, alla prova dei fatti ci ritroviamo ancora a tollerare che nascano bambini che hanno diritto a tutto e bambini che non hanno nessun diritto.

Ancora più triste è l’’idea che, per risolvere il problema (tu non lo sai, Francesca Marina, ma per tanti tu non sei una nuova vita che si affaccia sul mondo: tu sei parte di un problema) qualcuno non sa pensare a niente di meglio che all’’uso delle bombe. Bombardiamo i barconi, dicono: niente barconi con immigrati e donne incinte, niente problemi. Occhio non vede, cuore non duole, dice il vecchio proverbio.

Se tu, Francesca Marina, invece di nascere su quella nave della Marina Militare Italiana fossi nata da qualche altra parte, in mezzo a un deserto o sotto le bombe di Hassad, o quelle dell’’ISIS, o di chissà quale altra delle tante stupide guerre che si combattono tra l’Africa e il Medio Oriente, noi non l’’avremmo mai saputo, e il problema non ce lo saremmo posto.

Charlotte Elizabeth Diana mi perdonerà se gli auguri che faccio a Francesca Marina sono un po’ più calorosi e affettuosi di quelli che faccio a lei. Ma lei, in fondo, di auguri non ne ha bisogno: a lei la sorte ha riservato un futuro splendido.

Tu, Francesca Marina, un futuro non sei nemmeno sicura di avercelo.

Giuseppe Riccardo Festa

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