Attenti a non correre: risiko della fase 2

Bisogna misurarsi con i rischi che corre il Paese

Siamo cauti. Un po’ perché, a onor del vero, ce la siamo visti di brutto e un po’ perché il nemico invisibile non è stato ancora debellato. La ripartenza non è materia semplice. Anzi. Occorre imprimere nelle persone un maggiore senso di responsabilità. Ricordiamolo molto bene alla nuove generazioni: grandi e piccini! 

Forse anche in misura superiore a quando è stato imposto il lockdown generalizzato su tutto il territorio nazionale. Un fattore su tutti dovrà prevalere. Stiamo attenti ai dati e non parliamo in modo semplicistico di date. Tra le due cose c’é un’enorme differenza. 

La gradualità è l’altro aspetto fondamentale che dovrà dettare la linea a partire dalle decisioni di carattere nazionale. La fuga in avanti della Regione Lombardia personalmente non mi è piaciuta. Non giochiamo sulla pandemia nessuna partita politica. Questo è un avviso a tutti i naviganti. Al contrario, il senso di unità del Paese va preservato a tutti i costi. 

Se abbiamo insediamo una commissione nazionale, quella di Vittorio Colao, aspetterei, prima di fare ogni passo a livello locale, le linee guida che elaboreranno. Il resto è frenesia politica a danno della tutela della salute pubblica. 

Nel frattempo, le Regioni lavorino di fioretto, più che di sciabola. Cercando di andare a strutturare azioni e iniziative che potranno in tal caso rafforzare la responsabilità della gente, nonché pensando anche a piani particolareggiati per territori a seconda delle esigenze che sono emerse in queste settimane avendo il polso della situazione. 

Guardiamo pure in avanti, pensando tuttavia a quanto ci siamo scansati, in speciale modo al Sud Italia, incrociando sempre le dita. Facciamo tutto in modo sapiente e razionale senza farci prendere dalla fretta. La voglia di ripartire è tanta. Ma bisogna misurarsi con i rischi che corre il Paese tra colpi di coda del contagio e norme e regole che bisognerà rispettare a lungo. 

Nicola Campoli 

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