ANCORA SUGLI STAGE CALABRESI CONVERTITI IN CONTRATTI TRIENNALI

UN’ALTRA LETTERA, DI UNA GIOVANE LAUREATA DELL’UNIVERSITA’ DI ROMA, SULLA VICENDA – DEFINITA “A DIR POCO ABERRANTE” – DEI SUPERSTAGE DELLA REGIONE CALABRIA DESTINATI A ESSERE TRASFORMATI IN CONTRATTI DI LAVORO TRIENNALI, O ADDIRITTURA A TEMPO INDETERMINATO ATTRAVERSO UN CONCORSO “BLINDATO” Lettera pervenuta il 3 marzo 2010 – In argomento vedi la mia interrogazione al ministro del Lavoro presentata il 15 gennaio 2009 Egregio Prof. Ichino, innanzitutto mi consenta di esprimere l’ammirazione profonda che nutro nei Suoi confronti e nei confronti degli uomini che, come Lei, (ormai mosche bianche) agiscono ancora in nome della legalità (a prescindere dal colore politico) dissentendo da chi decide a proprio piacimento di cambiare le regole!!! La vicenda che ha ad oggetto i superstage è a dir poco aberrante, ma prima di esprimere la mia opinione al riguardo mi presento. Sono una ragazza trentenne, avvocato da pochi mesi (ancora non retribuita), laureata presso l’Università la Sapienza con votazione 105/110, un Master di II livello in diritto amministrativo alle spalle presso la stessa università, dal titolo “Organizzazione e Funzionamento della P.A.”, stage presso l’Avvocatura Generale dello Stato (non retribuito) e attualmente laureanda in Scienze dell’Amministrazione presso l’Università “La Tuscia” di Viterbo. Compiute le presentazioni, Le dico innanzitutto che non mi considero assolutamente inferiore alle c.d. menti eccelse più volte nominate (sol perchè laureate con 110) e da tutti associate ai ragazzi che attualmente risultano essere stagisti c/o molti Enti calabresi. Il voto di laurea, si sa, può essere spesso variabile a seconda della facoltà frequentata, dell’Ateneo (più o meno selettivo) e del punteggio max finale che lo Statuto dell’Ateneo decide di poter assegnare all’esame di laurea. Per quanto concerne invece la proposta del Consiglio regionale calabrese, di conversione degli stage in contratti triennali (in attesa di un concorso pubblico “blindato”), penso che la stessa sia assurda oltre che vergognosa e raccapricciante!!!! Anche io ho partecipato ad uno stage che in nulla differisce (se non per il diverso Ente c/o il quale ho prestato la mia attività) da quello attualmente in vigore in Calabria con impegno, dedizione e soprattutto gratuitamente, anzi rimettendoci di tasca mia le spese di trasporto e pranzo fuori. Mi chiedo per quale motivo per alcuni (me compresa) lo stage doveva avere ed ha avuto durata massima di 12 mesi (così come previsto dall’art 18 L. 196/97) prorogabile fino a 24 mesi per i portatori di handicap, mentre per questi ragazzi lo si vorrebbe addirittura convertire in contratto a tempo determinato? Ritengo, inoltre, che il concorso successivo alla scadenza dei tre anni si configuri come illegittimo perchè iniquo, non imparziale…come giustificare la violazione dell’articolo 97 della Costituzione? L’accesso al pubblico impiego deve avvenire tramite pubblico concorso e deve garantire la scelta dei più meritevoli secondo regole predeterminate (con la selezione prospettata dal Consiglio regionale calabrese non sarebbe così, si finirebbe per agevolare di sicuro gli stessi stagisti che secondo Giamborino “avrebbero acquisito nel frattempo una preparazione inarrivabile ed inattaccabile!!!!!”). Come giustificare il fatto che molti stagisti, liberi professionisti, continuano ad esercitare la loro attività in concomitanza allo stage che garantisce loro ulteriori 1000 € mensili (quale rimborso ??? Cifra davvero elevata). E’ forse questo il modo “giusto” di creare lavoro in Calabria? Alla faccia della legalità Professore! Come giustificare il fatto che lo stage, che per legge ha finalità meramente formativa e non può creare un rapporto di impiego con l’Amministrazione maschererebbe, in questo caso, un’assunzione vera e propria a tutti gli effetti? Non sto inventando nulla perchè è tutto disciplinato dalla normativa attualmente in vigore: D.M. 25 marzo 1998 n.142 (art.1-7-9 in particolare), che chiarisce ambiti e modalità applicative della L. 24 giugno 1997, n. 196 il cui art. 18 è quello che ci riguarda. Le chiedo scusa per lo sfogo e per i riferimenti normativi che Lei conosce meglio di me, è come se cercassi in qualche modo di avere da Lei un’interpretazione diversa della legge che possa giustificare una proposta tanto assurda. Concludo dicendo che mi pento terribilmente di essere rientrata (dopo 10 anni di vita vissuta fuori sede) in questa terra arida, dove prevale una cultura “di necessario e dovuto silenzio”, dove anche l’impossibile viene presentato e giustificato come possibile (per pochi!!!), ma credevo che la CALABRIA meritasse più considerazione da parte dei suoi giovani laureati. Mi sbagliavo… questa è una terra dove mai nulla cambierà!!!

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