Agronomi e Forestali della provincia di Cosenza a disposizione delle Istituzioni per l’emergenza in corso

Ore di panico sono state vissute, nei giorni appena trascorsi, dalla popolazione calabrese. Viali inagibili, marciapiedi completamente distrutti, fango che si riversava sulle strade, auto trasportate dall’acqua. Ma la paura più grande è stata quella del poter ripetersi la tragedia che ha sconvolto la Sardegna. Fortunatamente non ci sono state vittime …………..e forse per questo se ne parla poco e niente. Cufari, Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Cosenza: “Il disastro ambientale che ha colpito la Sardegna e ha creato forti disagi e ingenti danni anche in Calabria, oltre ad evidenziare forti carenze strutturali che, se affrontate per tempo, potevano probabilmente evitare le catastrofiche conseguenze, richiama a considerare la difesa del suolo come la vera emergenza regionale e ad attivare interventi sostanziali sotto il profilo idrogeologico per mettere in sicurezza l’intero territorio invece di occupare coste e aree agricole con nuove edificazioni che contribuiscono ad accrescere il rischio”. “In qualità di Dottori Agronomi e Forestali – afferma Pasquale Audia, vicepresidente – dovremmo essere coinvolti in un serio percorso partecipativo, perché la prima grande opera pubblica necessaria al Paese è la prevenzione e la mitigazione del rischio idrogeologico. Tutto il territorio e quello montano in particolare ha oggi più che mai bisogno di una concreta ed efficace politica di tutela ambientale realizzabile solo attraverso una seria interazione fra tutti i soggetti portatori d’interesse: le imprese, gli enti competenti, gli esperti, le università, gli enti di ricerca, i soggetti professionali e le amministrazioni locali, con l’obiettivo comune di avanzare proposte d’intervento anche al fine di ottenere e indirizzare le risorse necessarie. Un’intesa su cui costruire un processo di partecipazione e condivisione che individui gli interventi prioritari e quelli di medio periodo e ne garantisca una corretta attuazione, con l’obiettivo di coniugare la mitigazione del rischio idrogeologico con la tutela dell’ambiente”. In condizioni come queste non servono le polemiche, dopo i disastri sarebbe opportuno che ci interrogassimo a fondo sulle fragilità del nostro territorio e sulla necessità di sviluppare le politiche della prevenzione al presidiare e coltivare le campagne in modo da contenere tali devastanti fenomeni catastrofici. “Ormai dobbiamo abituarci a convivere con lunghi periodi di siccità e con improvvise e devastanti precipitazioni – prosegue Francesco Cufari – tenendo sotto controllo il territorio nei centri abitati e negli spazi aperti, sempre meno vissuti dall’uomo. Dobbiamo recuperare la logica della prevenzione, della manutenzione, della pianificazione, della cura dell’esistente e del presidio totale delle campagne. Bisogna tornare a ripensare a degli investimenti di medio-lungo periodo, i cui costi immediati devono essere pensati con la prospettiva di evitare tali catastrofi”.

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