A TARANTO SI FESTEGGIA IL  950° ANNIVERSARIO DEL RITROVAMENTO DEL CORPO DI SAN CATALDO, AVVENUTO IL 10 MAGGIO 1071

ANCHE CARIATI HA  RINNOVATO, NEI LIMITI DELLE DISPOSIZIONI ANTICOVID,  IL SUO TRIBUTO DI FEDE AL SANTO PROTETTORE “VENUTO DA TARANTO”

di Franco LIGUORI, storico


Il Giubileo cataldiano

La tradizionale festa di San Cataldo che i Cariatesi celebrano solennemente da almeno cinque secoli, è coincisa, quest’anno, con un anniversario di particolare importanza storica, che la città di Taranto  (o, più precisamente la sua Diocesi),ha deciso di festeggiare alla grande, con un “Giubileo”, indetto il 30 aprile u.s. dall’arcivescovo della città ionica, mons. Filippo Santoro. Lo straordinario evento storico e religioso, aperto ufficialmente nella Cattedrale tarantina, si prolungherà fino al 10 maggio del 2022, ed in quest’arco di tempo sarà possibile per chi si recherà a visitare e a pregare nella chiesa che custodisce i resti mortali del santo irlandese, ricevere il dono dell’indulgenza plenaria. “Carissimi – ha scritto mons. Santoro – è con grande gioia che annuncio all’intera comunità  il Giubileo per i 950 anni del ritrovamento del corpo di San Cataldo e della ricostruzione della cattedrale. E’ una ricorrenza che ci ricorda l’immensa ricchezza della fede, dell’appartenenza alla Chiesa diocesana, della fedeltà perenne di Dio verso il suo popolo. Ancora nel bel mezzo dell’emergenza sanitaria vogliamo proseguire energicamente la missione cristiana in questa terra benedetta da Dio attraverso il patrocinio del suo patrono”. Del Giubileo tarantino per ricordare il 950° anniversario del ritrovamento del corpo di San Cataldo, ha parlato anche, nella nostra Concattedrale, l’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, mons. Angelo Panzetta, che ha presieduto la messa solenne nella festività di San Cataldo, santo a lui particolarmente caro e familiare, perché originario della Diocesi di Taranto , dove il culto e la devozione per il santo d’Irlanda è fortemente radicato fin dall’alto Medioevo. San Cataldo, secondo le tesi più accreditate, sarebbe nato in Irlanda, nel villaggio di Rachau, tra il V e il VII secolo. Da lì sarebbe partito per la Terra Santa dove avrebbe voluto stabilirsi definitivamente; ma una “voce divina” lo indusse a recarsi a Taranto per evangelizzarla (Vade Tarentum ). Affrontò dunque un lungo viaggio via mare che lo portò fino a Taranto, vicino all’attuale porto mercantile, dove, secondo la leggenda popolare, lanciò in mare il proprio anello., come a voler benedire in maniera originale quella che sarebbe stata la sua città.

Cominciò così, dunque, l’opera pastorale del santo irlandese, a cui vengono attribuiti numerosi miracoli, come la restituzione della vista a un cieco, l’eccezionale pesca di alici in Mar Grande nel 1850, oltre a tanti prodigi riguardanti la protezione da epidemie, bombardamenti bellici e calamità naturali. Il suo culto si è diffuso ampiamente, oltre che a Taranto e in diversi paesi della Puglia,  soprattutto nel Meridione d’Italia (Calabria, Sicilia, Lucania, Campania, Lazio), specialmente in centri costieri e marinari, come Cariati e Cirò Marina in Calabria o Monopoli in Puglia. Il giorno in cui si celebra la festa di San Cataldo è, in tutti i luoghi in cui è diffuso il suo culto, il 10 di maggio. Questa volta, però, non si tratta, come avviene generalmente con gli altri santi, del “dies natalis”, cioè del giorno della morte terrena del santo, perché è diversa la motivazione che ha fatto scegliere quella data. Qual’è?  Proprio in quella data (10 di maggio), nel 1071, 950 anni or sono, durante i lavori di ristrutturazione dell’antica cattedrale tarantina venne ritrovato un sarcofago contenente le spoglie del santo Patrono della città, da cui (secondo la tradizione) proveniva un intenso profumo. All’interno venne trovata anche una piccola croce d’oro con l’incisione del nome Cataldus.

Da allora, per volere dell’arcivescovo dell’epoca, Drogone, quella giornata viene dedicata al Santo irlandese. E nel duomo tarantino, entrando a sinistra nella cappellina del battistero, una lapide ricorda il luogo in cui venne ritrovato il corpo di San Cataldo, con questa iscrizione: Locus inventionis corporis Santi Cataldi  (Luogo del ritrovamento del corpo di S.Cataldo).I fatti straordinari che accompagnarono il discoprimento del sarcofago e l’esposizione di quella salma ancora rivestita dei paludamenti del suo magistero, dovettero, con l’illuminata regia dell’arcivescovo Drogone, fare l’effetto di un lievito nella buona pasta del popolo. Ancora oggi, a distanza di circa mille anni, Cataldo è il santo più venerato dai Tarantini. Al santo è dedicata, nella cattedrale di Taranto, una sontuosa cappella voluta nel XVIII secolo da Mons. Caracciolo (“il cappellone” per i Tarantini) dietro il cui altare centrale sono state collocate definitivamente, ad opera dell’arcivescovo Vignati (1758),  i resti mortali del santo.

Origini del culto di S. Cataldo a Cariati

In merito all’introduzione del culto cataldiano a Cariati, così scrive lo studioso Nino Coppola, nel suo libro “San Cataldo e il suo culto” (1988):“Cariati, antico centro marinaro della Provincia di Cosenza, situato a mezzo della costa ionica ,che, da Capo Trionto a Punta Alice, guarda Taranto e il suo golfo, e che si ammanta alle spalle delle montuose solennità della Sila greca e della Sila Grande, fu certo il primo paese calabro ad aprirsi al culto di San Cataldo. L’intenso traffico marittimo col capoluogo pugliese, dovuto principalmente al commercio del legno e dei prodotti dell’allevamento e della pesca, ne favorì un rapido passaggio prima nei fondachi degli stessi tarantini e poi da questi alla comunità nativa”.

A Cariati, dunque, il culto di San Cataldo arrivò quasi certamente da Taranto, ad opera della gente di mare, dei nostri pescatori, che nella città pugliese e nel suo golfo erano “di casa”, nel praticare l’attività della pesca.  Tanto è vero che, ancor oggi, rimane traccia di questo forte legame tra il nostro borgo marinaro e la città di Taranto, nella toponomastica della “città di San Cataldo”: il lungomare di Taranto vecchia, dove c’è il famoso mercato delle cozze, una delle strade principali del centro storico tarantino, è denominato VIA CARIATI, a ricordo dei legami storici tra la marineria tarantina e quella cariatese, ma anche per la comune devozione delle due città (Taranto e Cariati) a San Cataldo. Anche lo storico cariatese Romano Liguori, autore di una monografia sul culto di S. Cataldo a Cariati (Grafosud, Rossano, 2004), sostiene che  “è ragionevole ipotizzare che il culto del santo irlandese sia giunto a Cariati come conseguenza dei frequenti contatti che da tempo immemorabile, intercorrono tra i nostri marinai e quelli del golfo tarantino”. Lo stesso studioso fa notare che “fu il vescovo Francesco Gonzaga a promuovere, o meglio, a incrementare l’antica devozione dei Cariatesi verso San Cataldo, facendo restaurare nel 1647, la vecchia e fatiscente chiesetta rurale ubicata in riva al mare e dedicata al culto del santo venuto da Taranto, come dice un noto canto popolare locale (Santu Catavru chi di Tarantu venisti/ e di Cariati tinni ‘nnamurasti ). Fu il vescovo Giovanni Tria, invece, nel 1726, a dotare la nostra cattedrale della bella statua lignea, opera di alto artigianato napoletano, raffigurante San Cataldo Vescovo in atto di benedire il suo popolo”.

L’occasione per la realizzazione della statua lignea, ridipinta negli anni molte volte e tuttora in ottime condizioni, fu data, come si evince da un documento manoscritto dell’archivio vescovile, dal miracolo di S.Cataldo di aver risparmiato Cariati, nel 1746,  da un morbo epidemico, per lo quale nei paesi circonvicini ne morirono molte centinaia. Nel 1775, mentre era vescovo di Cariati il paolano Francesco Maria Trombini, una reliquia del Santo fu donata alla Cattedrale di Cariati da Mons. Casimiro Rossi, patrizio napoletano, all’epoca arcivescovo di Taranto. Nel 2015, grazie all’interessamento di mons. Giuseppe Satriano, arrivarono a Cariati e furono esposte in cattedrale le ossa di San Cataldo, che sono custodite nel Duomo di Taranto. Un altro vescovo che si mostrò molto attento alla devozione dei Cariatesi verso San Cataldo, fu mons. Giuseppe Barillari (1895-1902), che, nel 1898, fece edificare nella nostra cattedrale un’apposita cappella in onore del santo, con altare finemente lavorato in marmi policromi sormontato da una nicchia che accoglie la venerata statua. Della grande e antica devozione dei Cariatesi verso San Cataldo parla anche lo storico tarantino Cataldo Antonio Cassinelli, nel suo libro Vita e memorie di San Cataldo (Napoli,1717), così esprimendosi : “Nella Calabria ancora in vari luoghi è famoso il nome di San Cataldo, e fra gli altri, si gloria d’essersi messa sotto la di lui protezione la Città di Cariati nella Provincia di Calabria Citeriore”. Dal bilancio del Comune di Cariati stilato il 20 agosto 1741 si evince che si era spesa la somma di 16 ducati, “per lo sparo nel S. Natale, Corpo di Cristo e festività di San Cataldo”.

La storia del culto  di San Cataldo a Cariati è legata strettamente alla devozione e alla religiosità della nostra gente, ma s’intreccia anche con la storia civile e antropologica della nostra comunità, che ha sempre visto nella “festa di San Cataldo”, anche un momento di aggregazione civile e di incontro fra amici e parenti, che, pur vivendo lontani dal paese, vi ritornavano, un tempo, a riabbracciare i propri cari, appositamente in occasione della festa, sempre celebrata con grande solennità e col contributo di tutti i cariatesi residenti e, ancor più, di quelli che erano lontani (in America nel primo cinquantennio del ‘900, e, successivamente in Germania e Svizzera )  Il nostro auspicio è che si possa, il prossimo anno, una volta debellata la pandemia, tornare agli splendori di un tempo, a poter celebrare il nostro santo protettore come si faceva una volta.

Ci piace chiudere questa nostra “nota storica” sul culto di San Cataldo, con un brano di una bella preghiera al nostro santo protettore, scritta dal vescovo Eugenio Raffaele Faggiano, “Servo di Dio”, che, essendo di origini pugliesi (di Salice Salentino), sentì “suo” e dimostrò una grande devozione a San Cataldo, nei venti anni che fu vescovo di Cariati (1936-1956).

O potente e glorioso nostro protettore San Cataldo,

da quell’alto seggio di gloria, sul quale risplendete

per la vostra dottrina, e come Vescovo, e come Apostolo,

pietoso volgete lo sguardo su di noi, e le nostre famiglie,

su questa Città, devotamente supplicandovi, a far sì,

che quei santi ricordi, da Voi moribondo lasciati

al vostro gregge siano profondamente impressi nella nostra

memoria per non metterli giammai in dimenticanza

e siano anche scolpiti nel nostro cuore

onde con la Divina Grazia poterli eseguire.

Deh! O santo nostro Protettore, fate che noi continuo

Camminiamo per le vie del Signore, senza spaventarci

Delle difficoltà che v’incontriamo.

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ANNOTAZIONE :

La vecchia foto in b/n di Via Cariati a Taranto e le foto inserite nel paragrafo “Origine e culto” di S. Cataldo a Cariati, appartengono alla “Collezione fotografica di immagini di Cariati” dello storico Franco Liguori.

 

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