■Antonio Loiacono
Marcello Abbritti ha conquistato il Quirinale grazie al proprio talento e a un percorso scolastico d’eccellenza. Ma la sua storia parla anche a Cariati, la città ionica legata alle origini della sua famiglia. Il riconoscimento ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella diventa così l’occasione per raccontare non soltanto i risultati di un giovane umbro, ma anche il legame che unisce generazioni e territori.
Cresciuto a Perugia, Marcello si è diplomato con lode al liceo scientifico Galileo Galilei. Ha trascorso un semestre di studio in Finlandia e oggi frequenta Giurisprudenza alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. È uno dei 25 giovani selezionati in tutta Italia per il titolo di Alfiere del Lavoro, riconoscimento istituito nel 1961 dalla Federazione nazionale dei Cavalieri del Lavoro per premiare i neodiplomati che si sono distinti per l’eccellenza del percorso scolastico.
I risultati accademici, tuttavia, non esauriscono il profilo del diciannovenne. Accanto allo studio c’è una scelta concreta: dedicare parte del proprio tempo agli altri.
Con la Comunità di Sant’Egidio, nell’ambito del progetto Scuola della pace, Marcello ha aiutato nello studio bambini provenienti da famiglie in difficoltà economica e con esperienze di migrazione. Un impegno che gli ha permesso di confrontarsi con realtà diverse dalla propria e di trasformare l’attenzione verso gli altri in un’esperienza quotidiana.
È lui stesso a spiegare le ragioni di questa scelta: «Ho scelto di fare volontariato perché secondo me ad oggi è importante ristabilire un contatto con le altre persone, anche le persone che possono sembrarci più diverse, perché l’empatia, il dialogo sono dei punti di partenza in tutti i settori e trovo infatti che l’odio, la guerra, siano in realtà il frutto della cecità verso gli altri».
Nelle sue parole, l’incapacità di comprendere chi è diverso da noi diventa una delle cause dell’odio e dei conflitti. Empatia e dialogo, al contrario, sono gli strumenti da cui ripartire per ricostruire relazioni e superare le distanze. Una riflessione che accompagna il suo percorso di formazione e aggiunge una dimensione umana ai risultati raggiunti sui libri.
Per comprendere il significato che questa vicenda assume anche per Cariati, bisogna guardare alle origini familiari di Marcello. La storia degli Abbritti è legata alla città ionica, a pochi passi dal mare, dove affondano le radici di una famiglia che nel tempo ha costruito il proprio percorso anche lontano dalla Calabria.
La distanza geografica non cancella necessariamente il legame con la terra d’origine. E così, mentre Perugia celebra il giovane concittadino, Cariati ritrova in questa storia un motivo di orgoglio: non perché le sue origini spieghino i risultati ottenuti, che appartengono all’impegno e alle capacità di Marcello, ma perché ricordano come una comunità possa continuare a vivere nelle vicende di chi ha preso altre strade.
Il giovane non nasconde le proprie ambizioni. Immagina il futuro all’estero e indica nella carriera diplomatica il suo obiettivo più grande: «Mi immagino all’estero! La mia più grande ambizione sarebbe quella di intraprendere la carriera diplomatica».
Lo interessano la storia e le lingue, ma anche la possibilità di favorire il dialogo tra i popoli. È ancora un progetto, che dovrà misurarsi con lo studio, l’esperienza e le prove di un percorso professionale impegnativo. La direzione, però, è coerente con l’interesse che ha già dimostrato per le culture diverse e per la comprensione reciproca.
La diplomazia richiede preparazione, pazienza e capacità di ascolto. Conoscere le lingue è importante, ma occorre anche saper interpretare le differenze, comprenderne le ragioni e cercare punti d’incontro. Sono qualità che richiedono tempo per maturare e che Marcello, attraverso lo studio e il volontariato, ha già iniziato a coltivare.
Anche la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha espresso soddisfazione per il riconoscimento, valorizzando non soltanto gli eccellenti risultati scolastici del giovane, ma anche la sua sensibilità verso gli altri e l’impegno sociale. Un’idea di merito che non si ferma al risultato individuale, ma comprende la responsabilità verso la collettività.
È un aspetto che merita attenzione: preparazione, costanza e sacrificio sono fondamentali, ma conta anche il modo in cui ciascuno sceglie di mettere a frutto le opportunità ricevute.
Marcello ha 19 anni, studia e coltiva un progetto ambizioso. Il suo futuro è ancora tutto da scrivere, ma il percorso compiuto finora restituisce già il ritratto di un giovane che affianca all’eccellenza scolastica l’interesse per gli altri e la volontà di comprendere un mondo attraversato da differenze e conflitti.
Dalla scuola di Perugia all’esperienza in Finlandia, fino agli studi universitari a Pisa e al riconoscimento ricevuto al Quirinale, il suo cammino si è arricchito di esperienze diverse. In questa storia trova posto anche Cariati, non come semplice richiamo geografico, ma come parte della memoria familiare che accompagna il giovane oltre i confini della Calabria.
Il premio ricevuto da Marcello Abbritti celebra i risultati raggiunti. Il suo impegno nel volontariato e le parole sul valore del dialogo aggiungono un’altra prospettiva: quella di un ragazzo che, mentre costruisce il proprio futuro, cerca di non perdere di vista gli altri.
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