Il Caimano, ultimo atto.

C’è riuscito ancora una volta, ma questa dovrebbe essere decisamente l’ultima.

Silvio Berlusconi, schiavo com’è del suo ego e della convinzione di essere un uomo della Provvidenza – convinzione alimentata a usura dai suoi sodali – ha tenuto il Paese in sospeso per intere settimane nell’attesa di prendere, finalmente, l’unica decisione sensata che potesse prendere.

L’intera Europa ci guardava sgomenta, chiedendosi come fosse possibile che quest’uomo potesse ancora minacciare di assumere un ruolo di primo piano nella politica del Paese – Paese che oramai non può più ignorare i vincoli politici, economici, culturali, sociali e morali che lo legano a filo doppio agli altri Paesi del continente – mentre lui sguinzagliava i suoi famuli nella ricerca di una maggioranza dei voti utili che alla fine, fortunatamente, ha capito di non poter raccogliere.

Scenda al più presto un velo pietoso sul miserevole balletto al quale abbiamo dovuto assistere, con i capi dei partiti della destra che fingevano di sostenerlo pur sapendo quanto imbarazzante sarebbe stata una sua fortunatamente impossibile elezione alla presidenza della Repubblica e con i vari Sgarbi, Tajani, Toti, Sallusti e servitorame vario che contro ogni pudore e contro ogni evidenza si ostinavano a dire che Berlusconi aveva il giusto profilo per rappresentare il popolo Italiano: quello stesso Berlusconi pregiudicato, volgare, egocentrico che ha stravolto i costumi del nostro Paese diffondendo la cultura dell’arricchimento individuale come unico valore da perseguire; quello stesso Berlusconi che ha umiliato le istituzioni del Paese e ne ha immiserito il patrimonio morale.

Ci ha provato e di sicuro, per un poco, ci ha anche creduto. Ha creduto di poter occupare, lui, lo scranno sul quale fra gli altri sedettero giganti della statura di Enrico De Nicola, Luigi Einaudi, Giuseppe Saragat, Sandro Pertini, Carlo Azeglio Ciampi e, ultimo solo in ordine di tempo, Sergio Mattarella: lui, l’uomo delle barzellette sconce, delle corna, delle olgettine, delle evasioni fiscali, delle leggi ad personam.

Ora, finalmente, giriamo pagina. La destra italiana esce con le ossa rotte da questa pantomima, ma la sinistra non gridi vittoria perché anche da questo lato lo spettacolo non è certamente esaltante e l’ambizione personale, anche fra i suoi rappresentanti, sembra continuare a prevalere sugli interessi di una nazione sfiduciata, che anche a causa loro non crede più nella politica.

L’ottantacinquenne Berlusconi si è ritirato dalla corsa per il Quirinale. Non per un soprassalto di senso dello Stato, che non ha mai avuto, né pensando di cedere il passo a qualcuno che ne sia più degno, perché Berlusconi non è capace di riconoscere le proprie indegnità. Ma si è ritirato ed ora possiamo tirare un sospiro di sollievo.

Ora non ci resta che sperare che i politici sapranno individuare una personalità che veramente possa rappresentare quanto di meglio il nostro popolo può esprimere in termini di cultura, dignità, equilibrio, intelligenza, umanità, imparzialità. Non sarà facile, ma uno degli ostacoli che rendevano difficile questa scelta, e non il meno ingombrante, è stato rimosso. Ora tocca ai “grandi elettori”.

Speriamo che non ci deludano.

Giuseppe Riccardo Festa

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