ITALIA: BELLA, LIBERA, DEMOCRATICA E DI SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE

D’accordo, Giorgia Meloni non si dimetterà e la legislatura giungerà alla sua fine fisiologica.
Il risultato del referendum sulla giustizia ha comunque un rilevantissimo peso politico, tutto a suo svantaggio, e questo per una serie di importantissime ragioni.

La prima ragione è che questa riforma apparteneva tutta, e con essa anche la sua sconfessione, al governo che – riprendendo un progetto di Licio Gelli e nel nome di Silvio Berlusconi – l’ha scritta e l’ha imposta alle Camere, senza chiederne il contributo e blindandone il testo ad ognuna delle quattro votazioni previste per una legge costituzionale, convinto come era che poi, al referendum, la conferma sarebbe arrivata senza problemi.

La seconda ragione sta nella partecipazione al voto che ha sorpreso tutti, compresi i sondaggisti. Questa partecipazione, che a denti stretti è ammirata anche dalle destre sconfitte, fa del risultato elettorale un risultato di popolo, quello stesso popolo di cui i partiti di governo si riempiono spesso e volentieri la bocca pretendendo di averne ricevuto un mandato in bianco.
Un’ulteriore ragione sta nel distacco che, nel voto, separa i due schieramenti, un distacco che, sommato all’alta affluenza, la dice lunga sulla capacità dei cittadini di comprendere qual era la vera posta in gioco sulla quale erano chiamati ad esprimersi.

Ancora, la sconfitta del “Sì”, così chiara e non contestabile, è una pesante sconfitta personale per Giorgia Meloni e per il suo prestigio, poiché negli ultimi giorni di campagna elettorale la presidente del Consiglio per il “Sì” si era spesa personalmente, e per giunta in modo non sempre corretto, convinta che il suo carisma avrebbe rovesciato una tendenza che vedeva salire inesorabilmente il numero dei contrari allo stravolgimento dei rapporti di potere fra Magistratura e Governo che la riforma implicava.

Come giustamente hanno fatto notare i più attenti fra i commentatori, questa non è una vittoria delle sinistre e delle opposizioni, che pure si sono impegnate nella campagna per il “No”, ma è una vittoria degli Italiani che ancora una volta, per la terza volta, quando la politica ha tentato di stravolgerne i fondamenti, si sono mobilitati in difesa della loro bella Costituzione.

Il risultato di questo voto costringerà ora la maggioranza di governo a muoversi con maggiore cautela e con minore arroganza nei suoi tentativi – con la legge elettorale e con la riforma del premierato – di alterare la struttura delle istituzioni della Repubblica e le norme che ne regolano i rapporti: gli italiani, quando sono in gioco i princìpi fondanti dello Stato, sanno reagire e sconfessano chi – si chiami Berlusconi, Renzi, Nordio o Meloni – si illude di trattarli come sciocchi bamboccioni facili da manovrare.

La Costituzione è di tutti, non di questa o quella maggioranza di governo, e nessuno si deve permettere di stravolgerla nel nome dei propri interessi di parte. È questa la lezione che il Paese ha dato alla classe politica e la classe politica, per quanto dura sia di comprendonio e facile alle amnesie, in futuro farà bene, questa lezione, a non dimenticarla.

Giuseppe Riccardo Festa

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