PER ESSERE UN PO’ COME TRUMP CHIAMARSI LA RUSSA NON È NECESSARIO… PERÒ AIUTA

Per rispondere a chi si chiede come mai Donald Trump piace così poco ai suoi connazionali, lo scrittore inglese Nate White ne ha sintetizzato così la figura: Dio sa che al mondo ci sono sempre stati degli stupidi e pure un sacco di gente malvagia. Ma raramente la stupidità è stata così malvagia, o la malvagità così stupida. Lui fa sembrare affidabile Nixon e brillante George W. [Bush]. In effetti, se Frankenstein avesse deciso di creare un mostro fatto interamente di umane carenze, avrebbe creato un Trump.

Non ho difficoltà ad ammettere che condivido il parere di Nate White, ma bisogna anche dire che al contrario nel nostro Paese (come d’altra parte anche in Gran Bretagna, basti pensare a Nigel Farage), a dispetto delle caratteristiche sopra elencate Donald Trump non manca di ammiratori, perché anche in Italia non mancano i superficiali, gli arroganti, i razzisti, i presuntuosi e, soprattutto, quella particolare fascia di umanità che si vanta di possedere il pregiudizio come sostanziale, se non unica, base culturale.

Fra gli italici ammiratori incondizionati del presidente USA attualmente in carica marcia in prima fila la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che a più riprese ha manifestato approvazione per il suo operato e, quando approvazione non ha potuto manifestare, quantomeno si è ben guardata dall’associarne senza reticenze il nome a comportamenti discutibili, prima fra tutte la guerra che da ormai quasi due settimane Trump e il suo sodale (o pilota?) Netanyahu hanno scatenato contro l’Iran. Ma non trascurerei altri personaggi che, sul palcoscenico dell’italico teatro della politica, vuoi per istinto, vuoi semplicemente perché sono come lui, si dimostrano suoi degni emuli.

Dopo Giorgia Meloni, il più emblematico italico ammiratore di Donald Trump è probabilmente il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che a partire dal modo di esprimersi non perde occasione per dimostrare di possederne esattamente lo stesso livello di civiltà, di stile e di eleganza. Entrambi, infatti, si servono di un linguaggio che nella sua povertà ed elementarità, condita di espressioni pesantemente volgari, dimostra quale sia il grado di profondità del loro pensiero e il livello della loro educazione. Nulla, più del linguaggio che utilizza, tradisce la vera natura di un essere umano.

Entrambi, inoltre, si ritengono in diritto di riscrivere la storia e di interpretare la cronaca a proprio vantaggio, entrambi si rivolgono in modo sprezzante e irrispettoso agli avversari politici, entrambi gratificano in modo sfacciato i membri delle rispettive famiglie, entrambi di una donna non sanno valutare che l’avvenenza, l’italiano magari dandole del “tu” perché per istinto dà del “tu” a chiunque ritenga a sé inferiore (vedi poi se è donna, giovane e di bell’aspetto); entrambi non esitano a insultare in modo greve e violento, svilendo la funzione che ricoprono, chi osa criticarli o metterli di fronte a una qualche corbelleria che hanno pronunciato.

Ovviamente Donald Trump, che fatica a collocare la Svizzera sulla carta geografica, manco sa chi sia Ignazio La Russa. Ignazio La Russa sa invece benissimo chi è Donald Trump, che senza ombra di dubbio suscita in lui oltre che una profonda e inscalfibile ammirazione, forse anche un filino di invidia. Egli sa di essere come lui, certo non nel fisico (sono brutti entrambi, absit iniuria verbis, ma di bruttezze diverse) e nutre un’immensa speranza: la speranza che anche in Italia, come negli USA, possa finalmente comandare un uomo forte, dal potere senza limiti e superiore a ogni giudizio, come già fu durante un famoso Ventennio di cui egli, Ignazio La Russa, vorrebbe veder risorgere i fasti, ragion per cui onora in casa sua il busto di colui che di quel Ventennio fu il simbolo, e chissenefrega (anzi!) se fu a capo di un partito di cui la Costituzione proibisce la rifondazione.

E qui entra in ballo il fatto che Ignazio La Russa, in quanto presidente del Senato, subentrerebbe al Presidente della Repubblica in caso di suo impedimento, il che mi dà un motivo in più, fra i tanti, per augurare a Sergio Mattarella, oltre a uno stomaco di ferro (considerato il vice che gli tocca avere), anche una salute a prova di bomba oltre che tanta, tanta, ma proprio tanta capacità di sopportazione. Lunga vita al Presidente Mattarella, che possa concludere felicemente il suo secondo mandato, con la speranza (la speranza è l’ultima dea) che il suo successore sia civile, colto, pacato, equilibrato e coerente come lui.

Che non abbia, insomma, niente da spartire con Donald Trump, e nemmeno con Ignazio La Russa.

Giuseppe Riccardo Festa

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